BPM (Beats Per Matches) – Monza-Milan 4-2 ovvero: Limbo

(di Max Bondino)

Sospesi. Ancora una volta, tra due mondi apparentemente inaccessibili. Lassù, dove abita la gloria o poco più sotto dove il fallimento si dimena. L’ombra di una costante attesa che non conduce da nessuna parte, mai.

“I’ve just been goin’ through motions, back and forth like a ocean”

L’eterna risacca di una stagione che ci scaraventa sempre sulla stessa spiaggia senza prender mai il largo o quantomeno, tentare l’avventura. La prima mezz’ora di Monza – Milan è stata già di suo un “limbo” (una buona azione di Chukweze in dribbling sul fondo e il 98% dei passaggi sbagliati da Adli sono praticamente gli highlights del primo tempo) ed ho addirittura cercato di darle un significato, così, per combattere la noia. Facciamo riposare metà dei titolari, la congeliamo sullo zero a zero e poi invitiamoli in campo a farcela vincere. Certo, con un 3 a 0 in tasca, tutta questa necessità di turnover in vista del ritorno di coppa col Rennes non sembrava proprio giustificata ma poteva funzionare se solo non fossimo la squadra più psicolabile del torneo.

“No advice for this shit, might die for this shit
Do I feel alive, feel alive, feel alive?”

Il peggio, come sempre, arriva senza preavviso. Al minuto 36, Carboni e Di Gregorio si scontrano sugli sviluppi di un calcio d’angolo, il portiere del Monza è costretto ad uscire. Il match si ferma per dieci minuti durante i quali il Milan abbandona mentalmente il campo. Quando il gioco riprende, la sensazione è che la squadra non ricordi neppure più da quale lato debba attaccare. Al primo tentativo, Mota entra in area inseguito da Thiaw che lo prende a calci senza sosta (manco fosse un rito di iniziazione in una baby gang milanese) prima dal limite e poi in area (nonostante la presenza di Gabbia a contrastarlo). E’ rigore, a memoria, uno dei più stupidi degli ultimi anni. Pessina, lo trasforma. Nel cuore degli otto minuti di recupero, una playlist di orrori di Adlì, Bennacer e Thiaw spianano la strada al contropiede di Colpani che serve ancora Mota, tiro a giro sul secondo palo e raddoppio.

“Looked in my demons and saw myself
Put all my meaning in someone else”

Al Diavolo, vittima dei propri demoni, non basta. Il livello di autolesionismo si sposta di una tacca quando in apertura di ripresa, arriva l’espulsione di Jovic. Il fine pensatore Izzo lo, trattiene, lo provoca, lui reagisce. La sbracciata diventa uno “schiaffo” al VAR. Tutto profondamente scemo. A questo punto, si aggiunge anche Giroud a Leao, Reijnders e Pulisic appena entrati. E la clamorosa differenza che separa i titolari dalle seconde linee emerge immediatamente, rendendo una volta per tutte nonsense, le iniziali scelte di formazione in una partita che valeva il secondo posto. Sono proprio Christian ed Olivier a confezionare il 2-1 al 64esimo. Il primo spizza elegante una palla in area che il secondo raggiunge di sinistro in acrobazia mettendola nell’angolino basso. Ed è ancora Pulisic al minuto 87 a trovare il pareggio con un’azione personale dalla destra, sganciando una saetta all’incrocio.
Gioia e fastidio, questo ci tocca.

“Outta sight, outta mind, don’t know where to find it”

Così come appare chiaro a quale partita avremmo assistito coi titolari in campo, è lampante che il resto della squadra non ci sia mai stata con la testa se neppure ottenere il pari in inferiorità numerica ti impedisce di prenderne altri due con una manciata di minuti ancora da giocare. Prima con un gran tiro dal limite di Bondo e poi con il poker di Colombo che ci accarezza il vecchio cuore chiamandosi fuori dal festeggiarlo.

E’ una sconfitta abbastanza insostenibile. Non per il mancato secondo posto (ancora ampiamente raggiungibile vista la qualità amena di chi lo occupa) ma perché, come ho scritto (purtroppo) altre volte, non è normale. Il Monza che non ha mai segnato quattro goal in una partita in Serie A, non può farli all’AC Milan. Lo scaffale su cui va appoggiata questa partita è lo stesso che ospita i cinque goal presi dall’Atalanta, quelli del Sassuolo, i cappotti nei derby, i quattro dalla Lazio, l’innumerevole serie di rimonte imbarazzanti con le ultime in classifica. E non regge più il peso. Non è obbligatorio vincere, lo è, invece, non rendere cicliche figure imbarazzanti. L’AC Milan non può permetterselo.

“Feel more like limbo, hands out my window
Chasin’ that sunset, that’s more my tempo”

La storia di un club non sono solo i trofei ma soprattutto la sua dignità.
Piuttosto, il limbo, davanti a un tramonto che, per quanto bello, è pur sempre la fine di qualcosa.

 

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