Lecce-Milan 2-2: le Pagelle Che Non Lo Erano

Queste Pagelle Senza Voti sono – a volte – elogiate per i loro riferimenti letterari o artistici e insomma, tutte quelle cose pretenziose che si sa che nella vita non ti portano i 3 punti. Ma la prestazione dei giocatori a Lecce non ci lascia altra scelta che attingere dal repertorio della più grande cantante espressa da Lecce e dintorni: Emma Marrone.

Tatarusanu – PETALI
“A me piace così / restare ferma quasi al limite di una vertigine”. Non siamo tra quelli che lo accusano anche di colpe che non ha, anzi siamo ammirati dal suo rimanere quasi imperturbabile di fronte ai tiri e agli attacchi giallorossi: è arrivato a una forma di filosofia che trascende il calcio, e ci sta indicando la via. Non critichiamolo: imitiamolo.
Calabria – TRA PASSIONE E LACRIME
“Bellissimo perderti / per poi riaverti un attimo”. L’unico avversario che tenta di contrastare è Orsato – e con effetti non diversi da quelli ottenuti con gli attaccanti leccesi. Eppure, l’inserimento e il colpo di testa del gol del pareggio sono puro cuore rossonero, e non lo si trova ovunque, sapete.
Tomori – L’ISOLA
“E tutti guardavano la nave partire / all’orizzonte scomparire / e tutti restavano senza parole”. Dev’essere stato interessante vedere tutti e tre i propri compagni di reparto andare per fave – e per di più, rischiare un autogol a causa della sua ormai cronica mancanza di fiducia in Tatone, che riesce a respingere un cross da sinistra ma se lo ritrova addosso a intercettarlo e quasi buttarlo in porta. Per fortuna a quel punto la fortuna ci ha aiutati, avendoci visti un pochino più audaci.
Kalulu – MI PARLI PIANO
“È troppo tempo che mi parli piano”. Gioca così male che sembra un nostro nuovo acquisto.
TheoHernandez – L’AMORE NON MI BASTA
“A che servono gli incroci se poi ognuno ha la sua strada? La mia strada era deserta, traversata da sconfitte / e con te quella promessa che le avrei evitate”. Sull’autogol è sfortunato: interviene in modo scomposto perché autenticamente allarmato dalla budinosità dei compagni di reparto. Più incresciosa casomai la facilità con cui viene fermato nel resto del primo tempo: Pioli sembra toglierlo per dare una scossa alla squadra.
Bennacer – STUPIDA ALLEGRIA
“Asciugo i pensieri come i panni stesi / ma perdo il filo se parlo di te”. Belle parole, vero? Forse. Non gioca una partita straordinaria, ma prova a giocarla anche quando la situazione sembra disperata come un paroliere.
Pobega – UN’INCREDIBILE VOGLIA DI NIENTE
“Un’incredibile voglia di niente, un’incredibile voglia di te”. Ha una quantità incredibile di haters, ma ha l’aria di essere uno dei pochi che non tollera il grigiore di questo periodo, e ha una notevole (e per certi versi preoccupante) capacità di capire le intenzioni dei compagni, facendosi pescare in buona posizione per il tiro: peccato che invece che pareggiare, centri la testa di Falcone, che non è nemmeno di grandi dimensioni. Dal suo piede, secondo alcuni maleducatissimo, parte il pallone che Giroud gira a Calabria per il 2-2.
Saelemaekers – LUNA E L’ALTRA
“Regalami fiori e un bel niente”. Sì, il niente ricorre spesso nelle canzoni di Emma. La partita di Alexis è totalmente inconsistente, sembrava uno dei più carichi negli incontri precedenti, ma evidentemente la sua batteria è una ministilo.
Giroud – LA MIA FELICITÀ
“Capita di credere / di aver tutto a portata di mano e invece no / quello di cui tu hai più bisogno è aldilà del recinto”. Vuole tornare a segnare, questo è evidente, perché ai Mondiali si era abituato bene – ma Falcone gli chiude la porta due volte. Forse quando smette di pensarci, si rivede il Giroud che ci serve tanto quanto quello che segna: il Giroud che pensa alla squadra, e serve l’assist del pareggio.
BrahimDiaz – I GRANDI PROGETTI
“La fiducia è una forma di legittima difesa: io ti giuro, ti prometto che comanderemo questo nostro desiderio di provare ad essere quello che vogliamo essere”. Sapete, c’è gente che è stata eletta per aver detto cose del genere. Prova a dare vivacità ai nostri attacchi, e anche se fa soprattutto casino, provoca qualche allarme nella difesa avversaria: quando mette Pobega in condizioni di segnare, e quando il suo intervento per il tap-in permette al pallone di arrivare a Leao per il 2-1. Fuori lui, il nostro attacco torna a dormire sonni saporiti.
Leao – L’ESIGENZA DI TE
“Incoerente fantasia / quella di tornare indietro e non buttare tutto via”. A un certo punto sembra rendersi conto di come ha giocato il primo tempo, e prova a spingere davvero: trova il gol che ci rimette in partita, ma non è molto in sintonia coi compagni. A fine partita sembra sinceramente deluso e oltremodo pensoso.
Dest – ARRIVERÀ
“Ma si sveglierà il tuo cuore in un giorno d’estate rovente in cui sole sarà / e cambierai la tristezza di pianti / in sorrisi lucenti / tu sorriderai”. Non una prestazione completamente convincente, ma non si può negare che col suo ingresso la fascia e in generale la difesa si assestino. Certo continua ad avere un’aria grama.
Messias – ARIDA
“Il romanticismo è una finzione che ti lascia / quell’amaro in bocca che assapori e poi ti acceca”. Non ha giocato per tanto tempo, e il suo stato di forma è poltiglioso; non è il flagello visto pochi giorni fa in Coppa Italia, però non gli riesce una singola giocata di lusso – e il tiro che spedisce sul palo, fuorigioco o no, da quella posizione era da mettere dentro.
Origi – ALIBI
“L’amore è come quando mi guardi, che non dici niente perché poi ti perdi”. Come il suono del violoncello nelle colonne sonore dei film italiani, avverte il pubblico che sta arrivando il momento di affliggersi.
Kjaer – CERCAVO AMORE
“Spingiti oltre questo egemonico silenzio”. Per un bel po’ di tempo abbiamo avuto la sensazione che lui e Ibrahimovic dalla panchina potessero guidare la squadra solo con la mimica facciale. Forse non basta più, e c’è bisogno di sentirli anche in campo. Se sono ancora in grado di starci, naturalmente. Speriamo.
Vranckxx – LE RAGAZZE COME ME
“Ti ho amato tanto / maledetto / che il cuore mi è scoppiato”. Sì, stiamo un po’ esagerando, ma chi lo sa, magari facendolo sentire importante riusciamo a cavarne qualcosa.

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