Le Pagelle Che Non Lo Erano: Milan-Parma 2-2

Forse non li avevamo ringraziati abbastanza dopo la partita con il Rio Ave, così probabilmente hanno voluto farci capire quanto sono offesi con noi – ragion per cui abbiamo ritenuto inevitabile dedicare le nostre Pagelle Senza Voti ai dei famosi oggetti in legno che sono forse imparentati con i pali e le traverse di San Siro, e speriamo in questo modo di ingraziarceli per il futuro.
 
Donnarumma – BAMBINELLO DEL PRESEPE
Santa Lucia non richiede il suo impiego: prendiamo due gol e rischiamo grosso solamente in un’altra occasione nel primo tempo, ma non è mai chiamato in causa dagli avversari – casomai sono i compagni a tirarlo in ballo, costringendolo a un dribbling durante il quale tutti noi preghiamo più che negli anni del catechismo.
Calabria – SCHIACCIANOCI
Come il protagonista della fiaba di Hoffmann chiama all’assalto contro i topi del Parmigiano, che come illustra la relativa pubblicità sono noiosissimi. Il piglio c’è, e anche un’intesa decente con Leao, ma si rivedono alcuni aspetti un po’ legnosi che erano rimasti fuori sia dal balletto di Tchajkovskij che dalle ultime prestazioni.
Romagnoli – CUCCHIAIO DI LEGNO
Come l’Italrugby, generosissimo eccetera ma ancora una volta annichilito dallo score finale. Difficilissimo attribuirgli corresponsabilità sui due gol subiti – ma proprio come nel Sei Nazioni, a qualcuno ‘sto mestolo bisogna pur darlo.
Kalulu – PINOCCHIO
Si ritrova inaspettatamente in scena e Mangiafuoco Gervinho lo porta a spasso come un burattino, facendogli anche passare la palla tra le gambe – ma nei capitoli successivi del romanzo diventa un giocatore vero, tant’è che prende anche il suo primo cartellino giallo abbattendo Inglese – per conto non solo del Milan, ma dell’umanità intera.
TheoHernandez – IL CAVALLO DI TROIA
Quando l’assedio sembra senza speranza, appare nel territorio nemico e da lui escono i gol che valgono più di un punto, perché sovverte i favori che un consesso di déi ha concesso agli avversari. Beccatevi questo, déi.
Bennacer – LA BACCHETTA DI NEVILLE PACIOCK
Come l’amico volonteroso ma goffo di Harry Potter, il cui bastoncino di ciliegio è un po’ incontrollabile, produce diverse magie controproducenti. Anche se gli riesce qualche dribbling blandamente fatato, rimane paralizzato fuori area sul primo gol del Parma, e manca la sua copertura sul secondo; in un paio di occasioni potrebbe concludere ma si trasforma in un grosso canarino; il malocchio si completa quando si stira nel finale. L’impiego forse troppo affrettato da parte di Pioli è probabilmente il suo alibi ma probabilmente anche la causa del suo malauguratissimo infortunio (certo le scarpate dei serpeverde parmensi non hanno una piccola parte nella saga).
Kessié – I DENTI DI GEORGE WASHINGTON
In realtà non erano affatto di legno, anzi era forse l’unico materiale che non aveva in bocca: ne aveva di avorio, ottone, oro o denti umani regolarmente acquistati da schiavi a loro volta regolarmente acquistati. Però agli americani piace l’idea che il loro primissimo presidente li avesse di legno. Anche Francone per una sera non è del tutto all’altezza del suo mito presidenziale. Si è riposato troppo a Praga? O avendo giocato 20 minuti non si è riposato abbastanza?
Castillejo – LA PORTA DI TITANIC
In realtà non galleggia male a ridosso della difesa del Parma, e si muove verso la porta più di quanto facciano i due subentrati nel secondo tempo che pure sarebbero più attaccanti di lui. Quando il VAR rende inutile il suo gol, al quale ci eravamo aggrappati nel primo tempo, rimaniamo tutti gelati come Jack – e alla fine del film ci chiediamo se davvero non c’era posto per lui, in quella formazione.
BrahimDiaz – FLAUTO DI PAN
Cerca di stordire i viandanti con i suoi acuti come Pan: uno di essi finisce sul paio, l’altro, sopraffino, in porta grazie a Castillejo. Ma Pioli va un po’ in Panico e nell’intervallo, guardando il piccolo satiro, tra la metà uomo e la metà capra sembra vedere soprattutto quest’ultima, e lo lascia negli spogliatoi.
Calhanoglu – CROCIFISSO DI BRUNELLESCHI
In una serata che ha indotto molti tifosi milanisti a cimentarsi in lunghe digressioni su Nostro Signore, il modo in cui ha lavorato il legno Calhanoglu, che per di più è notoriamente di un’altra parrocchia, obbliga al confronto con un’opera d’arte come quella che si trova in Santa Maria Novella a Firenze. Come quello di Brunelleschi, il legno di Calhanoglu va oltre la verosimiglianza usata da Donatello, ci mette di fronte a un palo quasi trascendente. Siccome l’argomento è elevato e siamo altresì sotto Natale, non faremo a questo punto altre considerazioni sul palo e su dove abbiamo avuto la sensazione di ritrovarcelo, preferiamo tornare alla partita di Calhanoglu, che si è sbattuto e ha effettuato almeno la metà dei nostri 26 tiri verso la porta; ma non possiamo non notare quanto spesso ha tirato addosso a Sepe, e un gol su corner su 13 tentativi – molti dei quali nelle braccia del portiere – ci inducono a qualche considerazione. Non lo crocifiggiamo, questo no, però caldeggiamo la freddezza (pardon) con la quale ha messo dentro calci da fermo pesantissimi come quelli col Rio Ave e col Celtic.
Rebic – LA BOTTE DI AMONTILLADO
Nel racconto di Edgar Allan Poe, è il fantomatico miraggio che porta un uomo a fare il tipo di fine che si può fare in un racconto di Edgar Allan Poe, ed è questa fine che abbiamo rischiato di fare contro il Parma: i nostri sentimenti per Ante sono fortissimi e siamo certi che lo sarebbero anche i suoi se ne avesse, ma fuori ruolo è evanescente come un miraggio; per di più Pioli gli toglie Castillejo che è un po’ la sua Ligeia – piazzandogli di fianco Il Dottor Catrame e il Professor Piuma, e da lì finisce nel Maelström.
Hauge – IL BASTONE DI ODINO
Voi pensate che la vita di un dio nordico sia tutta un Valhalla, ma vi sbagliate: certe sere il suo bastone fa scaturire la folgore, ma in altre, il primo nibelungo che passa lo neutralizza senza tanti complimenti. 45 minuti senza una singola cavalcata delle Valchirie verso la porta avversaria: forse non gli piacciono le domeniche, giorni troppo cristiani per un gagliardo paganesimo.
Leao – LA GAMBA DI PIETRO GAMBADILEGNO
Il suo ciondolare quasi claudicante è la risorsa che sfrutta in modo più interessante nella sua parte di partita; non ne traiamo i risultati sperati ma a volte riesce a utilizzarla per irritare e confondere gli avversari. Li capiamo perfettamente.

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