I cinque Milan-Lazio della nostra vita

ibouba

Riguardo a Milan-Lazio non possiamo proprio lamentarci: l’armata Lotito non passa a San Siro sponda rossonera da ormai quasi 25 anni tondi, e spesso in questo quarto di secolo se n’è tornata a Roma con il palato carico di fiele. In quest’epoca di rarissime certezze, ricominciamo da una partita che spesso si è giocata a settembre e parecchie volte è stato anche il debutto stagionale a San Siro, sia di stagioni gloriose che di altre terrificanti.

Milan-Lazio 0-1 – 3 settembre 1989. E’ appunto l’ultima sconfitta in casa con la Lazio, con un Milan campione d’Europa solo nominalmente, viste le assenze di Van Basten e soprattutto di Gullit, appena all’inizio del calvario al ginocchio che gli avrebbe fatto saltare quasi tutta la stagione. Di fronte una Lazietta in cui spiccano i nomi in porta di Valerione Fiori, futuro entertainer da spogliatoio, e in attacco di un ancora implume Paolino Di Canio dal Quarticciolo. La partita è brutta assai ed è risolta da un mirabolante autogol da 30 metri di Paolino Maldini, che beffa un Giovanni Galli a spasso per l’area. Una prodezza che ne ricorda un’altra, di Marco Materazzi a Empoli nel 2006 (lì da ancora più lontano, in pratica da centrocampo), e non è un caso se alla guida di quella Lazio c’era Giuseppe Materazzi, padre di.

Milan-Lazio 2-1, 18 settembre 1994. E’ il più emozionante dei Milan-Lazio degli ultimi 25 anni, ben riassunto in queste righe sulla Stampa di Roberto Beccantini, solitamente parco di elogi: “Erano anni che non ci divertivamo così, e per una volta, fidatevi anche di questo, non c’è aggettivo, da straordinario a splendido, che non valga la pena di essere speso“. Merito delle attrazioni di Zemanlandia, che viene a San Siro a dominare e invece, come spesso gli succede, viene sgraffignato a tempo scaduto dalla praticità del calcio bisiaco di Capello. Nel suo unico pomeriggio di gloria della sua seconda avventura al Milan, il mattatore è Gullit, autore di una doppietta nell’ultimo quarto d’ora con in mezzo il gol del momentaneo 1-1 di Boksic. Ma il migliore in campo è Sebastiano Rossi, monumentale in almeno quattro occasioni. Finisce insomma 2-1 con gol decisivo a tempo scaduto e memorabile chiosa di Berlusconi a fine partita: “Zeman è un ottimo allenatore, ma deve imparare a difendersi meglio“.

Milan-Lazio 1-1, 13 settembre 1997. Tre anni dopo, ancora a settembre, molto è cambiato. Non l’allenatore, Capello, che torna per il suo disastroso brodino riscaldato dopo lo scudetto al Real Madrid. Apparentemente il Milan è uno squadrone, molto rinforzatosi in attacco con elementi di pregio come Kluivert, Leonardo, Ziege, Bogarde e Ibrahim Ba. Il mesto pareggio per 1-1 a Piacenza non deprime il pubblico, ripagato dal primo gol di Ibou sul finire del primo tempo (nessuno immagina che sarà anche l’ultimo!). La luccicante Lazio-yuppie di Cragnotti ed Eriksson, spendacciona e senza pensieri, inizia a crescere anche politicamente, tanto da ottenere al 94′ un rigore umoristico per lievissimo contatto tra Maldini e Nedved, che decolla come sua simpatica usanza. Signori fa 1-1 nonostante la presenza in porta di un altro nuovo acquisto, Massimo Taibi, che nell’opinione generale è pressoché insuperabile sui rigori. Vedete voi le cazzate che uno arriva a dire in estate.

Milan-Lazio 2-1, 6 febbraio 2005. Se la versione ’94 era stata la più bella e splendente, la versione 2005 è di gran lunga la più soggetta a rischi di crepacuore. Sprofondato a -8 dalla Juve due giornate prima, il Milan si ritrova quasi per caso a poter tornare a -2, complici due scivoloni consecutivi dei bianconeri contro Samp e Palermo. Ma bisogna battere nel posticipo della domenica sera la prima Lazio dell’era Lotito, severa e austera, simboleggiata dal suo allenatore, il mai spumeggiante Papadopulo. Partitaccia bloccata come spesso succede al Milan di Ancelotti contro quelle che vengono a fare le barricate, e va a finire che la Lazio passa in vantaggio: scarpata in area di Stam su Rocchi e rigore stavolta sacrosanto, trasformato da Oddo. In questo incrocio di ex passati e futuri, niente di meglio che tornare al più rassicurante dei presenti, rappresentato dall’incubo sempiterno dei tifosi biancocelesti: Andriy Shevchenko. Al 72′ Siviglia atterra Crespo, punizione da 30 metri scaraventata nel sette con violenza e precisione inaudite, tanto da lasciare impietrito un’autorità come Angelo Peruzzi (cosa mai facile): “Pindaro, aiutami a descrivere questo gol!“, invoca il sempre sobrio Pellegatti. Il golletto da tre punti arriva addirittura al 94′ ed è opera di quel formidabile cacciatore di frodo che era Hernan Crespo, appostato quatto sul secondo palo ad aspettare quel rimpallo che, inevitabilmente, condurrà ogni cosa a lui. Che quel Milan così spettacoloso non abbia vinto niente, nel mondo reale sarebbe considerato criminoso; ma il calcio del mondo reale si fa beffe.

Milan-Lazio 2-1, 10 settembre 2006. E’ il debutto in campionato dopo la travagliata estate di Calciopoli, da cui il Milan non sa come ne è uscito: bene, per la magnanimità dei giudici che hanno inflitto alla Juve una semplice serie B, consentendoci anche di salvare la Champions? Male, per essere stato zavorrato di un -8 in classifica e non aver potuto fare mercato fino a Ferragosto? E’ la stagione dei misteri, che si concluderà col mistero più gaudioso di tutti, cioè come ha fatto una squadra così apparentemente bollita a vincere addirittura la Champions. Al posto di Sheva, filatosene a Londra dall’amico Abramovich, c’è l’uomo da 18 milioni di euro, Ricardo Oliveira. Sarà un pacco leggendario, ma intanto va in gol dopo appena otto minuti dal suo ingresso in campo dopo la solita rete di fine estate di Pippo Inzaghi. La vittoria ci porta a -5 in classifica – coraggio mister, anche se il tuo debutto andrà male, non potrai mai essere così in basso.

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