I 5 Milan-Roma della nostra vita

festa2004

4 giugno 1989, Milan-Roma 4-1. A quattro ore dalla partita, il tifoso romanista Antonio De Falchi, 19 anni, viene rincorso e pestato da una una decina di tifosi del Milan: trenta secondi di pugni e calci, anche se senza gravi lesioni. La polizia mette in fuga gli aggressori, ma quando Antonio si rialza e cerca di ringraziare, collassa e crolla a terra; finisce in coma e muore pochi minuti dopo, per un infarto provocato dalla paura e da una leggera malformazione alle coronarie. I responsabili dell’aggressione non si faranno neanche un giorno di carcere, tra remissione in libertà e varie insufficienze di prove.

25 ottobre 1998, Milan-Roma 3-2. Partita degna di Monsieur de Rocambole, il dimenticato personaggio del romanziere francese Pierre Alexis Ponson du Terrail che ha il merito di aver inventato un termine poi abusatissimo nelle cronache calcistiche. Ma stavolta, non a sproposito: cinque gol, quasi tutti casuali, rabberciati o frutto di grosse dormite delle difese altrui (la nostra, sinceramente da brividi, alligna Maldini-Cruz-N’Gotty). Tre legni, tutti della Roma, di cui addirittura un palo+palo colti nella stessa azione da Delvecchio e Tomic; un rigore sbagliato, anch’esso dalla Roma, con Seba Rossi che para il secondo rigore consecutivo dopo aver scalzato Lehmann dalla porta. Occasioni piccole e grandi in un ordinario luna park domenicale di fine anni ’90, in cui si usciva da San Siro sazi e appagati. Abituato a uscire dal Meazza rossonero con tanti elogi e nessun punto, Zeman non migliorerà granché il suo score nelle annate successive. Prima della precedente sconfitta di Cagliari, Zaccheroni aveva paradossalmente ammonito: “Giocando così male si finisce in serie B”. Una settimana dopo il Milan gioca ancora peggio ma porta a casa tre dei tanti punti di questa stagione, che si concluderà con il più lunare degli scudetti.

21 gennaio 2001, Milan-Roma 3-2. Due anni e tre mesi dopo Zaccheroni è ormai un rinnegato, un reietto, un paria, e Berlusconi non aspetta che un minimo scivolone per mandarlo a casa. Potrebbe essere questa la sera, che segue di otto giorni un rovinoso 0-4 subito a Firenze da Fatih Terim. La Fossa – bontà sua – strisciona contro Berlusconi: “Cercasi un vero presidente e una società più competente”. A San Siro arriva la Roma di Capello lanciata verso il terzo scudetto che alla fine vincerà, ma con una magistrale prova d’orgoglio quel Milanino torna grande per 90 minuti e impone lo stop ai giallorossi. Decisiva la mossa tattica di Zac, che abiura il suo amato 3-4-3 e passa al 4-4-2 con Serginho ala finalmente libera solo di offendere (e come offende il Concorde), mentre Bierhoff viene panchinato per un attacco più guizzante formato da Shevchenko e Leonardo. Funziona: Leo apre il tabellino su punizione, Sheva raddoppia e fa tris dopo l’1-2 di Totti con un’azione capolavoro. Secondo tempo di puro contenimento senza grossi sbatti, grazie a un Maldini monumentale restituito al ruolo di difensore centrale (avrà lunga vita). Sogno effimero di una notte di mezzo inverno: infastidito dalle elezioni che impongono un Milan all’altezza, Berlusconi si libererà del “comunista” Zaccheroni due mesi dopo, in seguito all’eliminazione in Champions.

2 maggio 2004, Milan-Roma 1-0. Scudetto numero 17 tutt’altro che piovuto dal cielo, alla fine di un campionato dominato sia numericamente che esteticamente, con il primo commovente Kakà a darsi il cambio con Rui Costa alle spalle di Shevchenko (per darvi un’idea della purezza). Eppure piove nel giorno dell’aritmetica, e non solo acqua, ma anche accendini e petardi che i sempre squisiti tifosi romanisti fanno recapitare a Dida per posta prioritaria. La partita si decide dopo un minuto e venti: Kakà scappa via a destra e crossa per la zuccata di Shevchenko. La Roma capelliana è sulle gambe da un po’, reagisce fino a un certo punto e costruisce un’unica vera occasione, a inizio ripresa: punizione di Totti, braccino di Shevchenko in barriera, l’arbitro Messina lascia giocare e si attira le urla di Totti, Cassano, Candela e altra compagnia abbaiante. A sera Emilio Fede – in uno dei quadretti più patetici del berlusconismo mediatico – disquisisce per 5 minuti sull’episodio, asserendo che si trattava di fallo di mano involontario. Ancelotti diventa il primo e tuttora unico allenatore a vincere scudetto e Champions sia da allenatore che da giocatore.

24 maggio 2009, Milan-Roma 2-3. Ultima in casa della stagione e ultima in casa della carriera per Maldini Paolo, figlio di Cesare, anni 40, che molla ahilui con una sconfitta in casa per mano di un Totti monumentale (ma c’è anche l’inedita doppietta di Ambrosini, circostanza più unica che rara nella vita di Arsenio Lupin). Il Milan finirà comunque in Champions la settimana dopo, chiudendo in bellezza lo splendido ciclo ancelottiano. Qualche decina di infelici di curva Sud fischia sonoramente il capitano (“Hai mancato di rispetto a chi ti ha arricchito”, come se fosse un commesso dell’Oviesse) e lo rimprovera forse per qualche frase ringhiatagli sul muso in aeroporto all’indomani della sconfitta di Istanbul. O forse qualche parola forte detta alla Gazzetta, e peraltro sacrosanta: “Sono molto arrabbiato, come i miei compagni. Dopo tutto quello che abbiamo dato, fatto e vinto, meritiamo un trattamento diverso. Quest’atteggiamento è iniziato nel derby di ritorno dell’anno scorso. Con un aiuto da parte della nostra curva, non avremmo perso quella partita. I motivi? Ci sono motivazioni economiche, giochi di potere. Ma se sono queste le ragioni per andare allo stadio, non so più che cosa pensare”. Ci sono motivi nascosti ancora peggiori, che è persino meglio non rivangare. Brutta giornata, macchia indelebile nella storia del milanismo.

One Comment

on “I 5 Milan-Roma della nostra vita
One Comment on “I 5 Milan-Roma della nostra vita
  1. che peccato, l’89 era la prima volta a San Siro dopo la notte di Barcellona (20 anni esatti dopo nel 2009, bel modo di salutare Maldini..)… sarebbe dovuta essere una giornata di festa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.