BPM (Beats Per Matches): Milan-Fiorentina 2-1 ovvero No More Drama

(di Max Bondino)

Nel teatro antico le tragedie erano storie che iniziavano bene e per l’appunto tendevano a finire maluccio come la nomea suggerisce. Quelli che invece vengono definiti drammi iniziavano male ma alla fine, spesso, la portavano a casa. Poi ci sono le partite del Milan che iniziano bene, finiscono bene ed hanno in mezzo il delirio.

Solo Dio sa dove finirà la mia storia ma io conosco il suo inizio. Non sono parole mie ma di Mary J Blige. L’unica donna al mondo capace di farti cantare canzoni d’amore sdolcinate con l’espressione da gangster. La nostra piccola storia, invece, inizia con un goal di Leao e 90 minuti dopo, Dio decide di concluderla facendo un beta test di quel finale che conosce solo lui con “un autogoal su cross di Vranckx” (rileggo il virgolettato e penso alle discussioni sul calciomercato estivo, quanta tenerezza).

“We don’t need no haters
We’re just trying to love one another
We just want y’all to have a good time
No more drama in your life”

Eppure arriviamo a San Siro sempre con ottime intenzioni, a celebrare la storia d’amore più duratura della nostra vita, a godercela. Sarebbe possibile smettere di trasformare tutto in uno psicodramma a cielo aperto? Dopo un minuto e mezzo ci ritroviamo abbracciati in un gigantesco happy-hour, convinti che un mondo che non preveda la sistematica sofferenza, sia possibile. Leao ha appena ricevuto una sponda da Giroud ed è entrato in un’autostrada più dritta dell’A7 ad appoggiare di piattone l’1-0. Ma la Viola non accusa il colpo, affatto. Un minuto dopo seminano il panico con una serie di scambi sulla sinistra, Mandragora, dal fondo, trova Cabral che nell’area piccola colpisce Tatarusanu sullo sterno avvalorando la tesi di chi vorrebbe sostituirlo con una sedia sulla quale appoggiare una divisa da portiere stirata bene. Lo so, Ciprian è una brava persona (lo dicono tutti quando si comincia a parlare, sempre più allibiti, dell’argomento); lo è anche il mio portinaio, (grande milanista fra l’altro) ma questo non lo mette in lizza per un posto da titolare. Rivendico quindi, finalmente, il diritto di essere un pessimo individuo e ribadire (ora che forse, l’agonia è finita) quanto la nostra difesa viva in uno stato di sgomento e angoscia costante, forzando giocate evitabili, giocando venti metri più bassa sempre a causa della sensazione di grottesca inadeguatezza che aleggia fra i pali. Non aver trovato un giovane portiere da far crescere accanto a Maignan è davvero l’unico grande errore che mi sento di imputare alla società.

La Fiorentina impiegherà mezz’oretta per pareggiare, confezionando però un’occasione più o meno ogni due minuti, dopo il nostro vantaggio. Ci prova Saponara con un tiro fortunatamente sgangherato, ci riesce quasi Biraghi colpendo il palo poco dopo ma ciò che mette più ansia è l’impotenza totale di fronte al palleggio e al pressing della viola che matura in un goal colmo di disagio al minuto 28. Serie di rimpalli in area di una difesa più preoccupata a schierarsi in modalità pullman che a marcare, tiro di Barak toccato da Thiaw che si infila (goffamente) sotto la pancia di Tata.

“No, I can’t tell you what to do
I can’t tell you how to move
I know you’re thinking that you might now what it is
Still have no idea”

A dirla tutta, a differenza di ciò che pensa Mary J, noi avremmo dei consigli e un paio di idee su come uscirne ma i nostri proprio no. Lo dimostrano quelle abominevoli rimesse dal fondo (piene zeppe di gag) con due difensori schierati nell’area piccola mentre la Fiorentina viene a mangiarci la faccia in pressing. Un tempo intero in apnea, nascosti sott’acqua. Prendiamo fiato al 45esimo grazie a una buona iniziativa di Diaz che supera Terracciano con un tocco sporco ma la palla, destinata in rete (o verso la ribattuta di Theo), viene salvata sulla linea da Venuti. Il Milan, che ormai rispetta tutti i glitch che governano le partite a Fifa (i kick-off bug, goal e occasioni a pioggia rigorosamente allo scadere) inizia la ripresa con un grande spunto di Brahim che prima di venir falciato a metà campo, serve Kalulu in corsa, bella palla dentro e Giroud nell’area piccola va vicinissimo al vantaggio. Poco dopo Theo serve Leao dal limite, il tiro è potente ma alto.

Entrano Dest e Origi al 55esimo e l’americano (al quale Pioli, nel suo ruolo, ultimamente ha preferito anche sua cugina di secondo grado, Loredana) fa vedere ottime giocate in sequenza, evidentemente molto motivato dalla chance. La nostra partita però, sopravvive aggrappata a un supereroe Marvel chiamato Fikayo che, dopo un tempo passato nel tunnel dell’orrore a Tataland, al 60esimo stoppa in angolo un lanciatissimo Ikone con una scivolata imperiale mentre noi stavamo per strapparci il cuore dal petto per smetter di soffrire una volta per tutte. E invece no, il miocardio fa ancora il suo sporco lavoro al 70esimo (quando Kalulu rischia il clamoroso autogoal nel tentativo di anticipare Jovic) e pompa ancora più forte due minuti dopo sulla rovesciata acrobatica di Giroud, pescato da Leao, che finisce fuori.

Ad un quarto d’ora dalla fine, l’uomo che non ti aspetti, è quello giusto. Aster Vranckx, con quel nome da personaggio bonus di Mortal Kombat, entra spigliato, libero, si fa dare spesso palla e non la spreca mai. Sono 15 minuti belli intensi nei quali vediamo Leao divorarsi il 2-1, tirando altissimo da dentro l’area dopo una bella incursione di Dest e la Fiorentina sprecare una serie di ripartenze con Ikone sempre solissimo a destra e mai servito dai compagni ad eccezione dell’89esimo quando riceve un traversone di Terzic. Nel tempo impiegato per stoppare e mettersela sul sinistro (credo 1.7 secondi), Tomori ha una visione esaustiva del futuro. Un posto dove Tatarusanu resta immobile, sulle ginocchia e il Milan perde in casa, all’ultimo minuto. Fikayo legge le zolle di San Siro come fossero fondi di caffè e va a piazzarsi con enorme anticipo esattamente lì, dove il suo sogno gli aveva indicato, a salvarci tutti, sulla linea di demarcazione fra sconfitta e vittoria.

Eccolo Vranckx, l’uomo che nemmeno il T9 osa correggere. Lo guardo impostare al primo di recupero, scambiare con Dest nei pressi dell’area, muoversi sulla destra e farsi ridare palla per un cross in mezzo. La manca Rebic, la manca Terracciano, ma non Milenkovic che anticipa Origi e la mette nella sua porta. Mentre, ingenui, esultiamo come si faceva ai vecchi tempi, i maxi-screen continuano a riprodurre in loop l’animazione della scritta “GOAL” senza specificare di chi, avendoci chiaramente capito meno di noi, in presa diretta. Ci toglie dall’impasse il VAR, entrando in scena come sempre, puntualissimo, dopo ogni rete del Milan nell’ultimo mese. Si sta verificando la situazione sentimentale fra Rebic e Terracciano. Servono un paio di minuti per evincere che si tratta di una relazione aperta e convalidare. “Copincollo” l’esultanza di prima con ben due bestemmie in meno.

“So tired, tired of this drama
You go your way, I go my way”

Sostanzialmente è ciò che ci diciamo l’un l’altro, sugli spalti, al fischio finale, stremati dall’ennesima sceneggiatura schizoide in una stagione dal calendario demenziale.
È novembre ed uscendo da San Siro la gente si scambia gli auguri di Natale coi “vicini di abbonamento”. È metà novembre e la notte, zanzare con lo smanicato mi svegliano recitando poesie piene di zeta nelle orecchie. È novembre e ci sono i mondiali.

Ci ritroviamo fra un mese e mezzo o fra una pagina, giusto il tempo di aprire un nuovo documento di Word.

 

 

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