Ossessione

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VOI! Siete ossessionati da NOI“. Non è facile, né molto interessante, cercare di risalire a quando sia iniziata, questa leggenda del Milan che copia l’Inter (quando è certificato il contrario, a cominciare dalla fondazione, beh beh beh). Di sicuro salta fuori ogni due per tre, di solito in corrispondenza di quegli assurdi scambi che saltuariamente Galliani proponeva a Moratti e che Moratti accettava puntualmente: Pirlo per Guly, Seedorf per Coco, Pazzini per Cassano (e soldi).

Sarà l’evidente penuria di argomenti natalizi, ma eccola tornare sull’onda di questa trattativa tra poveracci che corrisponde all’altisonante definizione di “caso-Cerci”. Non paghi di una rosa con ben tre fantasmi delle Inter passate (Poli, Muntari, Pazzini), ora daremmo la caccia anche a quelli delle Inter future, come appunto Cerci (“Siamo dietro di lui da tempo. Le possibilità di prenderlo sono alte, ma diciamolo piano“, come da incauta intervista alla Gazzetta di Mancini pubblicata il 24 dicembre). Ci sarebbe addirittura il precedente di Torres, che a metà luglio l’Inter aveva provato a strappare al Chelsea in prestito con diritto di riscatto (e per l’Inter di Mazzarri, è evidente, sarebbe stata tutta un’altra stagione). Probabilmente ancora convinto di essere ai tempi in cui si faceva comprare Ibrahimovic e Vieira con la stessa facilità con cui si ordina l’acqua minerale, il Mancio ha provato a farsi direttore sportivo di se stesso. Tramite il suo amicone Sergio Berti, procuratore tra gli altri anche del suo protegé Kolarov, che a Mancini deve l’approdo al Manchester City per una cascata di diamanti. E procuratore anche di Cerci, naturalmente. Ma ognuno fa il mercato con gli amici che crede, e sappiamo bene che Galliani ha entrature niente male dalle parti di Madrid. In tempi di vacche grasse, la trattativa-Cerci sarebbe passata alla storia come un colpo da maestro, l’ultimo capolavoro del Condor una volta tanto mossosi d’anticipo. Ma la verità – la sappiamo noi, la sapete voi, la sanno soprattutto i tifosi dell’Inter – è che i condor si nutrono soprattutto di carcasse, una condizione fisica in cui l’attuale organigramma dell’Internazionale FC può ritrovarsi facilmente. Oltre che formalmente illegale (come del resto hanno tenuto immediatamente a precisare i piccatissimi dirigenti dell’Atletico), il modo in cui Mancini e Ausilio hanno condotto la trattativa Cerci è stato di puerile ingenuità, con la perla di sbandierare la cosa ai quattro venti da mesi, compresa l’ormai già leggendaria intervista pubblicata sulla Gazzetta la mattina del 24. È comprensibile che il Condor ferito, che magari aveva trovato l’accordo con l’Atletico da giorni, abbia aspettato proprio questo per beffare Mancini e l’Inter. Una trattativa abbastanza da basso impero (prestito di 18 mesi!), ma di quelle che piacciono tanto a noi tifosi. E a Galliani nessuno può insegnare come solleticare l’umore del pueblo.

Quanto a Cerci e alla sua sventata fidanzata, leggiamo di gente indignata con lui, come se avesse dovuto presentarsi scalzo nella neve di Milanello in attesa che uno sdegnato Galliani mandasse un Rocco Maiorino qualsiasi a riceverlo. Purtroppo allo stato attuale il Milan è fuori dall’Europa e al momento ha prospettive economiche meno allettanti di un Everton o di un Wolfsburg. Cerci voleva tornare in Italia, punto. L’Inter era gradita non tanto a lui quanto al suo procuratore, per i motivi di amicizia spiegati sopra. Ricordate quanto abbiamo scritto una settimana fa per Bonaventura? A due ore dalla fine del mercato era quasi fatta con l’Inter, poi sappiamo com’è andata a finire. In attesa di tempi migliori, ogni società ha il dovere di sfruttare a proprio vantaggio le esitazioni, le incertezze e le inettitudini della società avversaria. A maggior ragione se sono interisti, claro.

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