Roma-Milan 1-2: le Pagelle Che Non Lo Erano

In questi giorni a Roma si sono dati appuntamento i potenti della Terra. Non tutti: qualcuno, a cominciare da Rebic, era indisponibile. In ogni caso, di primo acchito ci era parso inevitabile compilare le nostre Pagelle Senza Voti ispirandoci ai leader del G20 – questo perché nell’intervallo non avremmo mai sospettato che da partita di calcio che era, Roma-Milan si sarebbe trasformata in sceneggiata. Dobbiamo ammettere che avevamo sottovalutato il Gran Guappo José Mourinho, idolo e punto di riferimento di tutti i lagnosi guitti del pianeta. Adesso, queste pagelle ci sembrano persino sobrie rispetto a quello che avrebbero potuto essere. Ma è anche vero che così come Mourinho ha puntato tutto sul togliere credibilità alla nostra vittoria, molti leader politici qui sotto, con la credibilità hanno qualche problema – e lo diciamo con enorme rispétu anche se per il Gran Guappo ne abbiamo avuto mancànsa.

Tatarusanu – Joe BIDEN
I sondaggi lo danno a minimi di popolarità sconosciuti persino a Ivan Zazzaroni e Gianluigi Paragone, ma dopo aver passato un’ora inoperoso (e lo diciamo con grandissimo rispétu per gli avversari che non tiravano mai in porta), sale in cattedra. Magari in modo un po’ barcollante come il presidente USA – sta di fatto che salva la porta in un paio di occasioni. Non lo vedremo sul Monte Rushmore, ma tiene a galla la baracca. Tra l’altro, a un certo punto Zaniolo va a sbattere contro il palo, e insulta Tatone convinto che fosse lui – piccolo indizio che come Biden, deve migliorare la sua immagine pubblica, magari abbandonando la dubbia reputazione di oggetto inanimato.
Calabria – Emmanuel MACRON
Imperioso a inizio mandato, quando i rivali non riescono quasi mai a trovare falle nel suo governo; nel secondo tempo però va in apnea come tanti leader messi in crisi da controverse politiche arbitrali. Si direbbe che a lui in particolare non venga riconosciuto prestigio da capo di Stato, perché mentre da capitano cerca di discutere l’espulsione di TheoHernandez, Maresca lo ammonisce. Dovrebbe imparare da Pellegrini, che protesta senza pause per 98 minuti ma sicuramente lo fa con il dovuto rispétu.
Tomori – Narendra MODI
Primo tempo di quasi relax per lui e Kjaer contro uno degli attacchi più pericolosi del campionato; in compenso nella ripresa, a differenza del collega danese, sembra arrabattarsi come il primo ministro indiano. Forse l’unica cosa astuta fatta dall’allenatore avversario è togliere punte realmente pesanti, facendo diventare attaccanti centrali un po’ tutti i suoi; privo di solidi punti di riferimento politici, si limita ad allontanare nel nulla palloni e ipotesi di riforme.
Kjaer – Recep Tayyip ERDOGAN
Dittatore assoluto dell’area di rigore, si avventa dispotico su ogni pallone che viene buttato in area, e toglie a Tatarusanu il diritto di intervenire in un paio di occasioni. Prestazione assolutista, tirannica. Ovviamente lo diciamo con ammirazione – proprio come un sacco di concittadini di Erdogan.
TheoHernandez – Boris JOHNSON
Manda Ibrahimovic in area per l’azione del rigore, tira una buona punizione dal lato destro. Ma più che sue iniziative politiche, rimangono negli occhi le bambocciate che anche in un momento di emergenza sembra proprio non riesca a evitare: l’opposizione (la zanzara Zaniolo) lo mette in difficoltà: lui mette in atto goffamente la sua Thexit (…scusate. Ma Hernandexit fa anche più schifo).
Bennacer – XI JINPING
È fuori dalla mischia nel momento più problematico, un po’ come il leader della nazione che avrebbe un bel po’ di cose di cui rispondere in questi anni. Fino a quando è in campo, il centrocampo milanista controlla i destini del pianeta col noto cinismo cinese.
Kessié – Salman bin Abdulaziz AL SAUD
Visto che abbiamo nominato presidenti anche altri suoi compagni, siamo costretti a proclamarlo re, come il sovrano dell’Arabia Saudita. Schiaccia i suoi nemici politici a centrocampo e impone la sua legge assoluta dal dischetto. Nel finale riceve un’onorificenza da Maresca quando in occasione di un bisticcio tra lui e Zaniolo, l’arbitro ammonisce solo lui in segnu di grangisimu rispétu pe cifosi da Roma i quali subito gli ricordano che non è bianco e quindi degno del rispétu che loro mériciano.
Krunic – Alberto FERNANDEZ
Come il presidente dell’Argentina, fa un po’ troppo lo splendido dimenticandosi di essere, sia detto con formidabile rispétu, il presidente dell’Argentina. Gioca un eccellente primo tempo ma nel secondo è al centro dell’episodio che causa il golpe: dopo aver dribblato l’arbitro a centrocampo, decide di speculare sul pallone che ha tra i piedi facendosi fare fallo: riceve il tipico urtone da dietro, ma Maresca ritiene che il suo sia un tipico atto di populismo Perònista e fa socialdemocraticamente continuare il gioco – un attimo dopo assistiamo alla caduta di Hernandez.
Saelemaekers – Andrés Manuel López OBRADOR
Come il presidente del Messico, decide di non presenziare: si limita a mandare il proprio Ministro degli Esteri. Il rappresentante di Saelemakers anche stavolta non fa una partita all’altezza del suo principale: si sacrifica molto in copertura, ma anche lì crea alcune delle nostre poche voragini. Lo si nota più che altro quando protestando per il rigore, Cristante gli strofina il gomito sul muso a 10 cm da Maresca, il quale capisce subito che è un segno di grangìsimu rispétu e glielo lascia fare un’altra volta, ci mancherebbe.
Ibrahimovic – Mario DRAGHI
Spadroneggia come se giocasse in casa: prende tutte le scorciatoie che portano all’area avversaria, mette (finalmente!) un gol su punizione, procura il rigore, segna un gol ma a quanto pare non aveva il green pass (ora come ora non sapremmo dire, DAZN ha fatto sparire con estrema sollecitudine le immagini perché farle vedere sarebbe stata mancànsa di rispétu).
Leao – Ursula VON LEYEN
Come il Presidente della Commissione Europea, si sbatte un sacco ma non è esente da decisioni criticabili – per esempio, su un cross di Calabria in area piccola, completamente solo, alza la palla otto metri sopra la traversa – onestamente, un provvedimento discutibile. Gli va riconosciuto che viene ostacolato in lungo e in largo dagli avversari politici, anche perché li fa un po’ impazzire: guadagna due punizioni importantissime nel primo tempo, e da una nasce il gol. Il momento più singolare si ha quando Maresca fischia un fallo su di lui, e Mourinho sbraita paonazzo mentre Mancini si indigna con veemenza con ancora la sua maglia stretta tra le mani, in segno di grandissimo rispétu.
Giroud – Vladimir PUTIN
Non si fa vedere. Segue (forse) gli incontri in collegamento video: preferisce starsene a distanza a menare le mani.
Ballo Touré – Justin TRUDEAU
Secondo molti è inadeguato, però tiene bene in un momento difficile; peraltro è il giocatore che più di tutti meriterebbe un’ammonizione (all’87mo), forse però Maresca non lo ritiene abbastanza importante da punirlo. In realtà lo vediamo soprattutto quando il disperato regista di DAZN mostra 6-7 volte – con gràngi rispétu – il replay della palla che gli finisce sulla pancia in occasione di uno degli 6-7 rigori reclamati dalla Roma negli ultimi tre minuti.
Romagnoli – Angela MERKEL
Cerca di portare esperienza e saggezza ma tutti sanno che non è più leader del continente difensivo; interviene di rado nel dibattito. Non viene nemmeno ammonito, rendetevi conto.
Tonali – Joko WIDODO
Come il presidente indonesiano, sente il richiamo del rock’n’roll e va a pogare contro gli avversari durante l’assedio. Cerca di portare fuori più palloni che può ma il festival degli avversari è davvero potente. Veretout cerca di mandarlo su una sedia a rotelle ma Maresca capisce che voleva spaccargli le ossa in segno di grangisimu rispétu, per cui non lo espelle.
Bakayoko – Jair BOLSONARO
Per molta gente la sua presenza è inaccettabile. Ok, forse sarebbe bello che ci fosse qualcuno di più presentabile e in grado di governare il pallone onestamente, ma il Paese non è in condizioni di produrre intellettuali, e poi ha qualche utilità quando la Roma comincia a buttare palloni alti. Ovviamente viene chiesto un flebile rigore anche dalle sue parti, ma non si possono mettere il rigore e il presidente del Brasile nella stessa frase – e ovviamente lo diciamo con il più immenso rispétu.

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