Milan-Spal 2-0: le Pagelle Che Non Lo Erano

Quest’anno ci eravamo ripromessi di abbandonare la tradizione delle PagelleSenzaVoti, che legava i giudizi alla città dei nostri avversari. Ma in questa occasione avrebbe significato fare un torto alla Spal e alla città emiliana, ragion per cui eccezionalmente riesumiamo quella modalità passando in rassegna i non pochi ferraresi di chiara fama.
 
Donnarumma – MICHELANGELO ANTONIONI
Nel suo film non succede moltissimo, anzi a dirla tutta l’azione è ridotta al minimo – eppure, i critici escono dal cinema inneggiando entusiasti.
Abate – DARIA BIGNARDI
Dirige giornali, dirige reti Rai, scrive romanzi, presenta trasmissioni culturali, presenta trasmissioni di melma (Grande Fratello, La Fattoria), prova a tirare, a crossare, a difendere, ad attaccare. Non si capisce se c’è qualcosa che sappia fare bene, ma non c’è dubbio che con le buone o le cattive finisca sempre per trovare un posto in campo.
Zapata – EVERARDO DALLA NOCE
Rilassato e spensierato come l’affabile commentatore che annunciava crolli in Borsa, ribassi rovinosi o eccessi di rialzo come se nulla di quanto succedeva intorno a lui potesse turbarlo – in chiaro contrasto con l’apprensione suscitata negli spettatori ogni volta che la telecamera si accendeva su di lui o era semplicemente annunciato in formazione.
Bonucci – GIROLAMO SAVONAROLA
Dopo un inizio tremebondo (un fallo che Paloschi commette su di lui lo toglie di imbarazzo in una copertura) gli si accende il fervore del predicatore, e inizia ad annunciare il castigo divino per chi commetterà disattenzioni: non salva anime ma tiene tutti sulle spine quanto basta.
Romagnoli – VASCO BRONDI in arte LE LUCI DELLA CENTRALE ELETTRICA
La voce della depressione. Però va apprezzato il modo in cui in una serata borghese e compiaciuta, ha il coraggio di essere alternativo e affermare il suo disagio con un provocatorio, irriducibile cartellino.
Rodriguez – LUDOVICO ARIOSTO
Il suo calcio è donne, cavalier, arme e amori, è pieno di ippogrifi e scontri campali, impeto e passione; è lui a costringere Gomis all’errore e a realizzare il rigore del vantaggio. Molto probabilmente sarà una delle pedine cruciali della letteratura montelliana.
Calhanoglu – DARIO FRANCESCHINI
Noi abbiamo votato perché diventasse ministro di questa squadra, ma sembra non prenderci proprio mai.
André Silva – CARLA BONI
In competizione con Nilla Pizzi per il ruolo di punta nella canzone italiana fin dalla vittoria a Sanremo 1953, ha però legato il suo nome alla canzonetta giuggiolona Casetta in Canadà, che non è la nostra idea di partita di sostanza. Speriamo sia solo questione di spartito.
Kessié – ITALO BALBO
Marcia come un gerarca sugli avversari – che non costituiscono una vera e propria opposizione – poi diventa l’emblema della nostra aviazione, decollando in territorio avversario e portando eroicamente a compimento la missione dal dischetto. Gradualmente la sua personalità inizia a prendere il volo a centrocampo; speriamo che a differenza del generale non venga abbattuto dalla nostra stessa contraerea (ehm, ops).
Biglia – GIORGIO BASSANI
Elegante, moderato, proustiano, può non piacere a Feltrinelli e ai giovani intellettuali del Gruppo 63 (quelli che oggi chiameremmo capiscers) contrari al suo acquisto e favorevoli a prosatori più dinamici, ma a libro concluso non si ricorda una parola o un passaggio azzardato.
Kalinic – BEATRICE D’ESTE
Diventata un po’ inaspettatamente Duchessa di Milano, sfrutta la sua posizione lucrando un rigore – ma è lecito insinuare che i grandi talenti che le ruotano attorno, i Da Vinci, Bramante, Correggio rossoneri non la immortalano come meriterebbe. Leonardo, addirittura, fa un ritratto di sua sorella come se preferisse ignorare chi partiva titolare.
Suso – GUERCINO
Anche contro la Spal il suo pennello pare inseguire simmetrie tutte sue. Incidentalmente, a Ferrara erano attivi anche il Boccaccio Boccaccino, l’Ortolano e lo Scarsellino. In generale bisogna dire che fare il pittore in Italia dava grandi soddisfazioni a partire dai soprannomi – il Piccio, l’Orbetto, il Pitocchetto, il Dentone, il Bamboccio.
Bonaventura – VITTORIO SGARBI
Tanta sapienza ma anche tanta difficoltà nel controllarsi: entra e la smania di distinguersi dai compagni intorpiditi che giocano come CAPRE! tende a pregiudicarne il contributo culturale.
Locatelli – FOLCO QUILICI
Entra per pochi minuti, a interpretare uno dei due protagonisti del documentario più onnipresente del secolo scorso: Tikoyo e il suo pescecane. Forse è il caso di aggiungere “Non alludiamo a Tikoyo”. Ma forse no.

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