Lazio-Milan 1-3: le Pagelle Che Non Lo Erano

Il modello Milano funziona! Le milanesi battono le romane! E per metterli a posto, gli mandiamo pure il palermitano Tronca, che ricordiamo con simpatia mentre in vista delle dimostrazioni del 1 maggio dichiara rassicurante “Siamo pronti” – tre giorni prima che un centinaio di scemi devastassero il centro al grido “Minchia, zio”: bella lì, prefetto. IMG_1003Ma cosa è successo, in questi sei mesi, per rendere un modello questa città che tutti consideravano imbruttita e assediata da rom e piena di bamba e infiltrata dalla ndrangheta? Ma è ovvio, l’EXPO!! Ragion per cui, in uno di quei casi eccezionali in cui non omaggiamo la città avversaria (..che tanto, con la Lazio ha così poco a che fare), omaggeremo il volano del rilancio cittadino giudicando i milanisti in campo come fossero dei padiglioni.

Donnarumma: SLOVENIA.
Che cosa strana: qualcuno così piccolo che fa un casino così grande. Ma effettivamente, in diretta competizione per la tamarreide serale con i padiglioni di Olanda e Belgio, usa il volume per ottenere rispetto – finendo per stendere un turista brasiliano sul decumano. Non gli riesce di salvare sul suo palo su Kishna, però su Lulic strappa l’applauso esattamente come le hostess stangone di Lubiana.
De Sciglio: ALBANIA. IMG_2050
Ahinoi. Ma perché? Con tutto l’affetto del mondo: non era meglio stare a casa?
Alex: EMIRATI ARABI.
Ovvero, quelli che più volte durante la giornata, annunciavano che il padiglione era chiuso. Poi no, era riaperto. Poi chiuso. Poi aperto. Poi chiuso. Okay: chiuso.
Romagnoli: REPUBBLICA CEKA. 
Parte tra lo scetticismo per la piscina davanti al padiglione. Dopo qualche settimana scoppia l’estate più bollente del secolo e la gente deve ricredersi – e così stanno facendo molti di noi nei confronti del nuovo centrale. Certo con lui c’è sempre da aspettarsi qualcosa di involontariamente demenziale, tipo l’ammonizione per un rimpallo, o una targa all’ingresso che certifica il legame tra Andrea Bocelli e i Ceki.
Mexes: VIETNAM.
Quando l’assurdo incontra la cervice, possono succedere due cose: una è che un cappellino da contadino orientale diventi per pura follia collettiva il gadget definitivo dell’esposizione, l’altra è che una robusta contadina francese segni di testa davanti a 30mila tizi che le passerebbero sopra con un trattore.
Antonelli: GERMANIA.
Preciso, impeccabile, didattico: bisognerebbe portarlo nelle scuole. Che poi era una cosa che pensavamo di fare anche i mesi scorsi, solo che in quel caso pensavamo di portarlo in un alberghiero e insegnargli un mestiere utile perché come calciatore ci avevamo rinunciato.
Bertolacci: IRAN. iran
Speriamo che l’infortunio non lo resetti, perché dopo i comprensibili sospetti con cui era stato accolto, il suo bizzarro cocktail di filosofi del Duecento e zafferano iniziava ad acquistare un senso; il gol poi sembrava la ciliegina sul kebab, proprio come i balletti davanti al padiglione da parte dei ballerini più vecchi del mondo.
Montolivo: SLOW FOOD.
D’accordo, questa era talmente facile che ci vergogniamo persino un po’ – però malgrado tutta la fatica di mangiare con un sovrabbondante condimento di retorica, non possiamo obiettare nulla su quello che serve in tavola, e su come tiene unita la filiera ed è a chilometro zero dall’azione. In ogni caso va bene nutrire il pianeta, ma forza con questa energia per la vita.
Kucka: BELGIO.
Il suo calcio oscilla tra insetti commestibili e cioccolato, tra verdure idroponiche e patatine: quando è chiamato in causa abbiamo sempre paura di star male, ma quando ci dice bene, stiamo effettivamente bene – e se ci mette anche la birra come ieri sera, stiamo particolarmente bene.
Poli: SOCIETA’ CIVILE.
Sempre poco appariscente, contiene la propensione alla polemica – e per una sera è veramente civile. Anche se poi qualcuno dovrebbe chiarire in che senso loro sono la società civile e tutti gli altri sono quella incivile. Noi, tanto per dire, non siamo mai stati incivili nemmeno con Zapata, che pure incentiverebbe la barbarie anche nella Caritas.
Bonaventura: BRASILE. 
E’ la rete che connette tutto: è in ogni zona del campo – e apparentemente è anche pieno di caffé.
Cerci: GIAPPONE.
Dopo un’attesa interminabile, paradossale, ai limiti del ragionevole, ecco che alla fine, quando non ci speravi più, vedi un po’ di spettacolo. Peraltro, dopo i primi mesi i problemi con l’italiano sembrano, se non risolti, quanto meno attenuati.
Bacca: ALBERO DELLA VITA.
La serata incede, e a un certo punto viene da chiedersi a che serve. Poi si accende. Oooh!

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