Juventus-Milan 3-1: le Pagelle Che Non Lo Erano

Siamo andati a predicare un buon calcio, ci hanno inchiodati con soli tre tiri in porta. Non è stato un calvario, perché non possiamo dire di aver sofferto vedendo giocare i nostri ragazzi meglio dei Dominatori del Mondo, e a casa loro. Però oggi è Pasqua, e come augurio di pronta resurrezione abbiamo pensato di ispirare le nostre Pagelle Senza Voti agli invitati all’Ultima Cena. Per riconoscere gli apostoli che non hanno sfondato nel Cristianesimo che conta, potete aiutarvi con questo selfie immaginario realizzato da Leonardo Da Vinci, che non a caso ricevette tale incarico dagli Sforza, la famiglia milanista che resse il Ducato di Milano prima che arrivassero gli stranieri (con la evidente complicità di quelli che già da allora si dicevano internazionali e si vestivano con casacche dai colori riprovevoli).

Donnarumma – Giacomo il Minore
Cugino di Gesù, soprannominato anche “il fratello del Signore” – il che spiega forse perché Antonio Donnarumma sia pagato in modo signorile.  A parte le notizie sulle sue parentele, comprese quelle sulla madre tirata in ballo in ogni arena italiana, di lui non si sa niente: nessun Atto degli Apostoli, nessun intervento: i soli tre tiri in porta effettuati dai farisei sono entrati. Sul primo ha un misto di colpa e sfortuna per il rimbalzo, sugli altri non c’è nulla che possa fare.
Calabria – Filippo
Finché il Milan è in partita, spinge e copre con baldanza – e Lichtsteiner non lo vede mai nemmeno per una delle sue tradizionali Gomitate Noncattive. Dalla metà del secondo tempo è meno attento e sempre più incauto, come quando Filippo si fece sgridare da Gesù (…per avergli chiesto: “E dai, facci vedere tuo papà”), oppure quando, dal 34 d.C. in poi, se ne andò in Frigia a convertire la gente al cristianesimo – inclusa la moglie del proconsole. Il quale, adirato, lo fece inchiodare a un albero a testa in giù.
Romagnoli – Giuda Taddeo
Fratello di uno dei mille Giacomi che giravano attorno a Cristo (il Minore), figlio di una delle Tre Marie (Maria di Cleofa), cugino di Gesù, parente del Romagnoli delle ultime partite, che non avrebbe mai concesso così tanto spazio per il tiro a Dybala. Poi si riprende, e insieme a Bonucci blinda i due centurioni dell’attacco avversario.
Bonucci – Simon Pietro
Prima militava tra i discepoli di Giovanni Battista, ma col passaggio alla squadra più blasonata del circondario ne è diventato primo Papa – senza sentire il peso della cosa né i fischi blasfemi. Non solo esorcizza Higuain, ma va a segnare in testa a Chiellini e Barzagli. Subito dopo, conferma la strana fissa per lo sciacquamento (“Signore, non solo i piedi ma le mani e il capo” – Gv, 13,1).
Rodriguez – Matteo
Malgrado i tentativi di fare l’evangelista, si vede che è rimasto l’esattore delle tasse che era prima di conoscere Gattuso – e infatti ci dissangua, riuscendo sia a farsi ammonire per aver sfiorato il suo insulso connazionale Lichtsteiner, sia facendosi incantare sulla fascia da un Cuadrado nemmeno troppo ispirato.
Biglia – Andrea
Condivide l’appartamento con Gesù (durante gli anni dell’università, si direbbe) che lo aveva convinto a lasciare le barche e le reti per farsi “pescatore di uomini” – Lucas ne pesca qualcuno nel primo tempo, poi inizia a calare, anche se la sensazione è che Gattuso lo tolga perché nota che il coniglio pasquale che arbitra lo ammonisce al primissimo e non nettissimo fallo (su Dybala, LOL) e teme che finisca martire sulla famosa Croce di Sant’Andrea (cioè quella a x, consigliata dal santo stesso ai suoi carnefici perché non era degno di quella a + del Maestro) (…non per vantarci, ma queste cose mica le leggete nelle pagelle di GB Olivero della Gazzetta – che per di più è gobbo espanso).
Kessié – Giovanni
Il prediletto di Gesù, che in effetti lo schierava sempre – nel Vangelo più letto vengono elencati con dovizia tutti i duelli vinti a centrocampo, la superiorità evidente sui sepolcri imbiancati del centrocampo avversario, e sottaciute le piccole pecche, come quando entra troppo timidamente in area avversaria o il comprensibile calo finale. Pensandoci, forse è perché il Vangelo più letto lo ha scritto lui.
Bonaventura – Giacomo il Maggiore
Primo tra i colleghi a perdere la testa (nel senso che fu decapitato), come sempre gli accade negli ultimi tempi è meglio quando pressa a centrocampo che non quando deve fare opere buone davanti.
Suso – Tommaso
Come il noto scettico, sembra non crederci al cento per cento anche quando pare proprio che nella difesa dell’Impero ci siano ampie paratie di burro che potrebbero sciogliersi, se il suo piede fosse veramente caldo.
Calhanoglu – Giuda Iscariota
Sontuoso come un vero apostolo nel primo tempo, meriterebbe il gol per il tiro più bello della partita – ma il disegno divino, si sa, prevede tutta una saccoccia di dolore. Al 75mo non solo perde palla (e fin lì va beh: non è che gli altri, prima dell’alba, non lo abbiano fatto) ma non contento indica ai boia il modo in cui compiere il misfatto. A differenza dell’Iscariota, non ha il tempo di impiccarsi: ci pensa Gattuso, scomunicandolo anche nelle interviste del dopopartita.
André Silva – Bartolomeo
Detto che a differenza degli altri Giovanni lo chiama Natanaele (sicuramente per dargli sui nervi), è amico di Filippo che deve insistere per convertirlo al gioco di Gesù – il quale è comunque molto convinto del suo valore. “Io ti ho visto quando eri sotto il fico”, gli dice il Redentore – noi purtroppo lo vediamo quando è sotto porta, dove non riesce ad avere quella confidenza col Verbo del gol che speravamo avesse trovato nelle ultime liturgie rossonere.
Kalinic – Simone
Dopo esser finito fuori rosa, il ribelle zelota in forza al team apostolico non infonde paura nei difensori pagani, e non infonde fiducia nei compagni, che sono sembrati aver migliore intesa con André Silva. Detto che non vogliamo schierarci con quelli che gli danno le colpe di ogni male, e che non può essere sua la colpa del calo del Milan nella parte finale, lo sapevamo fin da quando lo abbiamo visto entrare in campo che non sarebbe risorto (neanche) a Pasqua. Né possiamo passare sopra al fatto che – citeremo Wikipedia – “il simbolo o attributo principale di San Simone è una sega”. (…poiché secondo la tradizione fu martirizzato con questo strumento) (però insomma, forse sarebbe la morte sua – come si suol dire)
Montolivo – Maria Maddalena
Secondo qualcuno – che ci ha fatto anche un libro e un sacco di soldi – ha partecipato all’Ultima Cena. Secondo noi no. Che poi, volendo un libro lo abbiamo fatto anche noi. Però okay, di soldi non ne abbiamo visti, quindi la nostra opinione, decisamente, non è Vangelo. Buona Pasqua, e speriamo di risorgere dopo tre giorni.

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