Brescia-Milan 0-1: le Pagelle Che Non Lo Erano

L’epidemia cinese ha distolto l’attenzione degli italiani dagli importanti scherzi al citofono di qualche bamboccione – si sa, bisogna essere comprensivi con chi non trova lavoro (…da 46 anni). Ma ha anche portato all’attenzione del mondo una città immensa che pochissimi di noi avevano mai sentito nominare, Wuhan, che ora sappiamo essere “La Chicago cinese”. Un po’ come augurio a tutti i cinesi che sono stati nostri fratelli in un anno in cui la nostra salute ha vacillato, un po’ come penitenza per la nostra impreparazione geografica, abbiamo dedicato le prestazioni di Brescia-Milan ad altre città cinesi di cui non si sa abbastanza.
 
Donnarumma – Taipei
La capitale di Taiwan resiste alla caduta malgrado il clima ostile: sobillate dalla Repubblica Popolare Cinese le nazioni la bistrattano, le tirano addosso da tutte le posizioni, ed è costretta a fare i salti mortali per mantenere inviolata la sua sovranità. Però il Vaticano è dalla sua parte. E visti certi miracoli, anche qualcuno dei suoi fondatori.
Conti – Shenzhen
Ha 13 milioni di abitanti ed è stata messa lì sostanzialmente per fare da cerniera con Hong Kong. Quando il Brescia infuria, Andreino fa più da cernia che da cerniera, ma insistiamo che la sua economia sta crescendo.
Romagnoli – Chongqing
Non si capisce nemmeno quanti abitanti abbia, qualcuno dice che potrebbero essere 40 milioni – solo che è perennemente coperta da una nebbia clamorosa, cosa che esasperò i giapponesi che tentavano di bombardarla ma non la trovavano. Anche il capitano si ritrova in un’area affollatissima; per nostra fortuna i bresciani non riescono a vedere la porta e a colpirla.
Kjaer – Harbin
Le sue estati sono brevissime, e a gennaio la temperatura media è 20 gradi sotto zero – poi va beh, magari per rompere la monotonia si va anche a – 40°. Chi potrebbe apprezzare un posto del genere? Che domanda, 10 milioni di cinesi. Il nostro nuovo acquisto gioca una partita di apprezzabile freddezza: pur ammonito in modo MOLTO fiscale da Valeri dopo 80 secondi, chiude quasi ovunque. Diciamo che su quel “quasi” ci piacerebbe che lavorasse un po’.
Theo Hernandez – via Paolo Sarpi
Sembra più trafficato dal solito, ma poi apre davanti a sé la sua personale isola pedonale: dopo una progressione inarrestabile da via Canonica a via Bramante, scaglia un raviolo al vapore sulla traversa: sarebbe entrato di sicuro nel pantheon dei gol rossoneri.
Bennacer – Prato
Quanta tessitura, quanta stoffa – non fa che cucire, e a una velocità apprezzabile. C’è chi dice che di gialli dalle sue parti ce ne siano fin troppi e siamo d’accordo – ma non è questione di globalizzazione, quanto di arbitri ai quali stiamo sui globi.
Kessié – Nanchino
Ex capitale, è la città del produttore di elettrodomestici Suning, e in quanto tale dovrebbe accogliere una certa tifoseria e noi non avremmo niente in contrario – ma essendo anche nota come la Città della Cultura, possiamo scordarcelo: che ci andrebbero a fare, quegli insipienti. Il nostro elettrodomestico di centrocampo parte in modo tremendo ma poi cresce, e con nostro stupore si rivela il milanista che ha fatto più chilometri e alla velocità più sostenuta. Certo, dà sempre la sensazione di non essere implacabile – ma c’è di buono che non la dà nemmeno agli arbitri, che da un po’ di tempo lo risparmiano. Almeno lui.
Calhanoglu – Shenyang
Una città minore (8 milioni di persone) ma caratterizzata da personaggi di un certo spicco internazionale: il pianista Lang Lang, l’attrice Gong Li, e l’ultimo imperatore Puyi. Come quest’ultimo, Calha non ha precisamente il piglio del leader. Ma entra nelle nostre azioni più incoraggianti nel primo tempo, ricorda ai nostri come si fa a tirare nel secondo (dopo 20 minuti di nulla), e pesca mirabilmente Ibra nell’azione del gol. I rivoluzionari vogliono destituirlo e destinarlo a un campo di rieducazione, ma ieri sera ha servito adeguatamente il popolo.
Castillejo – Chengdu
Un’altra città da 14 milioni di persone, più di Los Angeles e New York messe assieme, e l’unica fesseria che sappiamo dire su di lei è che ci sono i panda. Nel primo tempo il nostro irresistibile animalotto dai colori improbabili sembra estinto, ma nel secondo tempo gli scienziati riescono a motivarlo: raddoppia con convinzione a centrocampo e va a fare casino sottoporta nell’azione del gol di Rebic. Non si riproduce davanti a tutti, ma questo non è un male.
Leao – Canton
Benino nel primo tempo, specie nelle nostre rare azioni in velocità ma poi sparisce e viene acCANTONato per far posto a Rebic. Si rivelerà una buona idea.
Ibrahimovic – Macao
Tornata all’ovile dopo tanti anni di vagabondaggio, ha conservato la propria moneta, la sua dogana e la sua polizia, insomma si governa come cavolo crede – il che non significa che non pensi agli altri, anzi il meglio lo dà quando di testa o di piede mette in azione i compagni. Purtroppo ha un lato dissoluto, quello del gioco d’azzardo – e il modo in cui getta al vento il prezioso passaggio di Theo, così faticosamente guadagnato, rischia di mandarci in rovina. Con un errore del genere, chiunque vedrebbe crollare la propria autostima. La sua non corre pericolo: a differenza della Grande Muraglia, è visibile dallo spazio.
Rebic – Shanghai
Con 27 milioni di abitanti è la città più grande – praticamente tutta la popolazione dell’Australia. Ma naturalmente, il suo contributo principale alla civiltà è aver dato il nome all’esilarante gioco coi bastoncini, quello che richiede occhio, freddezza e precisione: Sant’Ante già con l’Udinese aveva infilato la palla in una selva di gambe, col Brescia fa la sua giocata proprio in mezzo ai bastoncini di Sabelli, anche se a giudicare dal replay temiamo che lo stecchino del bresciano non sia rimasto immune.
Krunic – Nanning
Fatto il gol, c’è da mettersi lì, niente di più, niente di meno. Ed è esattamente questo che gli dice Pioli, da consumato stornellatore: “Li prati a tutto spiano so’ frutte, vigne e grano: s’annamo a mette lì, Nannìng, Nannìng”.

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