I 15 Inter-Milan della nostra vita. Parte terza (2000-oggi)

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11 maggio 2001, Inter-Milan 0-6. C’è un prima e c’è un dopo l’11 maggio 2001, altrimenti giornata inutile all’interno di un campionato ancor più inutile, che vide le milanesi ai margini del calcio che contava, quinta e sesta e malinconicamente a braccetto in coppa UEFA (avercene, oggi). Il venerdì nero della storia dell’Inter aveva avuto un gustoso prologo la settimana prima, quando alcuni illuminati della Nord, nonostante un allegro 3-0 all’Atalanta, avevano pensato bene di infierire su un povero scooter entrato chissà come fin nel secondo anello. Quasi superfluo aggiungere storie e personaggi su quel tabellino che parla da solo, 0-6 per chi chiama da fuori Milano, Comandini-Comandini nel giro di 20 minuti e poi è solo accademia, scandita ogni tanto da boati isolati come quelli ai gol di Giunti (!), Shevchenko, Shevchenko e infine Serginho, che taglia dritto la metà campo ormai ridotta in macerie, come l’accampamento indiano raso al suolo dalla cavalleria. E ancora Caressa incredulo che commenta “Non ho mai visto una cosa simile in un derby”, e Altafini esaltato di fianco a lui, e il ragazzetto interista che fa invasione di campo prima di essere placato da Costacurta. E la faccia quasi imbarazzata di Cesare Maldini che fissa il campo non riconoscendosi nella cattiveria di quel risultato, e il suo ragazzo Tardelli (suo soldato ai tempi di Spagna ’82 e suo erede all’Under 21) affondato in panchina, con i piedi sull’erba, a contare i secondi. Non tornerà mai più un derby così. E sapete che vi diciamo? Per fortuna, perché c’è un limite anche alle prese in giro.

21 ottobre 2001, Inter-Milan 2-4. Cinque mesi dopo, neanche il tempo di elaborare il lutto, e siamo punto e daccapo. Tantissimo è cambiato a cominciare dagli allenatori, il finto hombre vertical Cuper da una parte (che non si è ancora saputo cosa c’era nelle borracce del suo magico Valencia), l’istrione Terim dall’altra. Si parte in ritardo, calo di tensione nell’impianto elettrico: la Sud canta a gran voce “Paga la luce, Moratti paga la luce”. Sulla carta l’Inter potrebbe vantare una Ronaldo-Vieri d’attacco, ma sono entrambi rotti e Cuper deve riparare su Ventola e Kallon: è una loro combinazione a portarli in vantaggio dopo circa 10 minuti. Primo tempo di contenuti modesti, senza nulla che faccia presagire l’uragano che seguirà. Terim aveva fama da sciamano e avremmo voluto davvero esserci nello spogliatoio, all’intervallo, per capire come diavolo sia possibile rientrare in campo e fargliene tre in dieci minuti. Un cambio, Contra per Albertini, e poi il diluvio. Rui Costa per la testa di Sheva, 1-1; Kaladze per Contra che controlla e manda una sassata all’incrocio, 1-2; ancora Rui Costa sulla testolina di Pippo, che timbra il suo primo cartellino da derby. Il tutto in 7 minuti, siamo più pronti di un sugo pronto. Il resto fa volume: il 4-1 con cui Sheva rimpingua le sue impressionanti statistiche-derby e il 2-4 di Kallon a tempo scaduto. I numeri dei derby del 2001 sono indimenticabili: in 3 partite 12 gol fatti e 4 subiti.

5 ottobre 2003, Inter-Milan 1-3. Ci si rincontra dopo il terremoto di emozioni della precedente primavera, i due pareggi di Champions ecc. ecc. L’Inter non s’è ancora ripresa, mentre il Milan ha saputo andare oltre Manchester portando in scuderia un cavallino niente male a nome Ricardo Izecson Leite dos Santos, che Ancelotti schiera a sorpresa titolare in luogo di Rui Costa. Buona idea: Kakà inizia a buttare palla avanti e andare a prendersela di corsa, puntellando di ammonizioni il tabellino nerazzurro. Al 37′ si procura una punizione dal limite, calcia Pirlo e Inzaghi ci mette la faccia in senso letterale: prove generali di qualcosa di più grande che andrà in scena nella primavera 2007. Cuper, povero diavolo con le valigie in mano, si consegna al nemico armi e bagagli: il secondo tempo è uno show. Dopo 30 secondi Gattuso (!) pennella sulla testina di Kakà, che abbassandosi segna il suo primo gol in un derby. Poi seguono venti minuti abbondanti in cui il Milan viaggia a un’occasione al minuto, con Toldo che rinvia più volte la resa prima di farsi bucare sotto le gambe dal solito Sheva. Cuper ha provato a buttarla sul patetico inserendo il babau Martins, che pure ha valore di kryptonite per la nostra difesa: a partita già finita segna un bel 3-1, e poco dopo si mangia addirittura l’occasione di un terrorizzante 3-2. Ma il derby non c’è già più, e la San Siro nerazzurra stavolta se la prende con il povero Cuper, atteso da un triste destino una volta lasciata Appiano Gentile.

27 febbraio 2005, Inter-Milan 0-1. A fine febbraio l’Inter è ancora imbattuta. Per forza! E’ la prima Inter di Mancini, quella della “pareggite”, 9 vittorie e 16 pareggi in 25 partite, che genera un florilegio di battute che arrivano fino a Zelig e al palco di Sanremo. Il Milan è in frenata controllata, cerca di gestire campionato e Champions, ma ogni tanto rimane inchiodato in seconda. Derby molto brutto, tra i peggiori del decennio, riassunto così da Marco Ansaldo sulla Stampa: “Un derby da interdittori più che da intenditori“. Si riassume in due istantanee: il miracolo di un Dida mostruoso (era ancora il Nelson pre-fumogeno) su Veron a fine primo tempo, e il magico carambolone che decide la partita. Calcio d’angolo, palla messa fuori, tiraccio di Gattuso che al limite dell’area piccola incontra lo scarpino di Kakà. Emre si stacca in ritardo dal palo e tiene perfettamente in gioco il Kakazinho, a cui non par vero di segnare quello che è forse il suo gol più brutto in sette stagioni di Milan. Le due squadre si ritroveranno in Champions e saranno altri schiaffoni, con la curva nerazzurra che non perderà occasione per ricoprirsi di vergogna in mondovisione.

14 novembre 2010, Inter-Milan 0-1. Unico derby giocato da Rafa Benitez in nerazzurro, sulla panchina della sgangherata Inter post-triplettara che per lunghi mesi visse in un immotivato delirio di onnipotenza mentre prendeva schiaffi a destra e a manca. Simbolo del periodo è Marco Materazzi, che ha in odio Benitez ma impone la sua presenza da titolare nel derby, e si trova davanti Ibrahimovic. Non può che falciarlo miseramente: rigore, Ibra trasforma alla Ibra e il risultato non cambierà più. L’Inter si renderà pericolosa solo due volte, con due punizioni di Sneijder; anche sotto di un uomo per l’espulsione di quel pesciolone di Abate, provocato ad arte da Pandev, il primo solidissimo Milan di Allegri non rischierà mai nulla, sfiorando anzi con Seedorf il raddoppio. L’Inter avrà bisogno di una svolta a stagione in corso, esonererà Benitez e chiamerà il nuovo profeta del futbol bailado: non andrà benissimo.

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