L’estate del nostro scontento

“Il mio sogno? Giocare in coppia con Yepes”

(Cristian Zapata,

conferenza stampa di presentazione)

Odio l’estate, diceva il ritornello di una canzone tanto vecchia che forse al nostro stimabile patron era persino capitato di strimpellarla al pianoforte all’inizio della sua luminosa carriera.

Rapidissimo flash-forward che neanche in una serie tv della CBS: ci si ritrova a 7 giorni dalla prima di campionato con Acerbi titolare, Traoré prima alternativa a centrocampo, Cassano “finto centravanti” (“You cannot be serious!”) e Antonini irrimediabilmente ancora al suo posto. Non è che stiamo odiando quest’estate, ma di sicuro non ci sta simpaticissima.

Cosa stiamo vivendo? Gli ultimi giorni di Pompei? Ma soprattutto, come ci siamo arrivati? Chi siamo? Dove andiamo? Vai coi titoli di testa.

La Crisi, il disimpegno della Famiglia, Marina che stringe i cordoni della borsa, eppoi la necessità di avere il bilancio a posto in vista dell’arrivo degli Sceicchi, e infine la mega-multona da 560 milioni per l’affaire Mondadori (“La rapina del millennio!”, s’indignava il Caro Leader il 15 giugno durante un intervento telefonico a Sport Italia, all’incirca pochi minuti dopo aver tolto dal mercato Thiago Silva. Un uomo che non sa mentire).

Insomma, ne abbiamo sentite di ogni.

E fatalmente, dopo un po’, ogni voce diventa indistinguibile inquinamento acustico. Dunque, passiamo ai fatti. A oggi siamo davanti al Milan più modesto del decennio, con i vecchi senatori che hanno tagliato la corda all’unisono e sono stati sostituiti con un cast da reality show: il Timido Talentuoso (Acerbi), la Promessa Sfiorita (Zapata), il Metrosexual Problematico (Montolivo), la Scheggia Impazzita (Constant CHI???), l’Esotico Mandingo (Traoré) e l’immancabile Portiere Brasiliano (Gabriel – che di quell’altro già si sentiva la mancanza). In più ci sono le ugge di Mexes e Cassano, che non stanno bene come un tempo, che hanno bisogno di riflettere, che chi scrive li regalerebbe impacchettati al primo viandante in transito a Milanello.

In panchina c’è ancora Allegri, più per mancanza di alternative che per vera fiducia in lui: ha sperperato in un’annata il molto credito accumulato nel 2010-11, ma è colpa sua fino a un certo punto, visto che ogni squadra che schiera Ibrahimovic in attacco smette improvvisamente di giocare a calcio.

Quanto al fronte arrivi, niente di meglio che due o tre cavalli di ritorno: Matri, Borriello (Dio ce ne scampi!) e soprattutto Riccardino, il quale – dato per assodato l’extra-budget che verrà messo a disposizione di Galliani nel prossimo weekend – merita sei o sette righe di approfondimento. Nessuno a 30 anni è per costituzione un giocatore bollito: è vero, nell’ultima stagione a Madrid Kakà ha fatto della gran panchina, e avrà perciò bisogno di un po’ di tempo per ritrovare il ritmo partita, ma da un anno e mezzo è sostanzialmente sano e in fin dei conti rimane uno che meno di cinque anni fa è diventato Pallone d’Oro, vincendo una Champions non da solo, ma tirandosi dietro gli altri.

Su un famoso giornale color prosciutto, Alberto Cerruti ha scomodato paragoni illustri, citando gli infausti ritorni di Donadoni (1997) e Shevchenko (2008). Ma quelli erano tornati apposta per svernare, approfittando della munificenza del Padrone; in questo caso non crediamo di essere davanti a un giocatore finito. In un campionato in cui la differenza la fanno Giaccherini e Nocerino, in cui uno specialista in retrocessioni come Diamanti è diventato in dodici mesi il nuovo Baggio, Kakà si porterebbe a spasso da solo almeno 16 difese su 19.

Ok, là fuori contagiati da Beppe Grillo a tutti vien voglia di gridare: “largo ai giovani”; ma è questione di realismo. Grillo ha attorno certi giovani che fan paura, oh.

(peraltro a quanto pare, i giovani veramente forti Galliani non se lo filano di pezza)

Se per un qualunque Verratti con zero presenze in serie A arriva il fax dello sceicco che offre un milione al mese, non è forse una scelta di buon senso guardare favorevolmente alla nostra ex che ci ha chiesto di tornare a uscire insieme? E la chiamano estate…

(Giuseppe Pastore)

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