Il mistero Balotelli

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Balotelli? L’ho incontrato un paio di volte, non mi è stato molto simpatico”
“Conosci le persone prima di giudicarle! Non è molto gentile ciò che hai detto di me”.
“Non ho mai detto che non mi piaci. Sono soltanto i media che cercano titoli…”
(scambio di tweet tra Usain Bolt e Mario Balotelli, giugno 2013)

Chi è questo tizio a cui l’uomo più veloce della storia dell’umanità, una star planetaria da oltre 20 milioni di dollari all’anno, si sente in dovere di chiedere scusa su Twitter davanti a centinaia di migliaia di followers? E’ Mario Balotelli, lo stesso uomo che la scorsa settimana Bleacher Report, un sito statunitense che si occupa di sport a livello mondiale, ha eletto il calciatore più “influente” al mondo (qualsiasi cosa voglia dire quest’aggettivo) dopo Leo Messi, davanti a tutti gli altri: Cristiano Ronaldo, Rooney, Bale, tutti gli spagnoli, tutti i brasiliani, tutti i tedeschi. Nella stessa classifica compare al 19° posto nella top 20 comandata dai due capoccia Blatter e Platini. Seduti al suo stesso tavolo molti presidenti, un paio di giornalisti, qualche procuratore e nessun allenatore (Mourinho chi?).

 

Balotelli che è il giocatore più sopravvalutato della serie A secondo i suoi colleghi (fonte Gazzetta). Balotelli che è uno dei 100 esseri umani più influenti della Terra (fonte: Time). Balotelli che è “l’uomo più interessante del mondo” (fonte Sports Illustrated). Balotelli che si porta dietro uno degli uomini più loschi del calcio europeo, Mino Raiola, la cui lunga mano orienta da anni le scelte di mercato del Milan (e da qualche settimana è tornato a dar fastidio anche alla Juve – vedi alla voce Pogba). Balotelli come Paris Hilton o Pippa Middleton, bolle mediatiche, personaggi famosi per il solo fatto di essere famosi. Balotelli che è il secondo italiano di sempre nel rapporto età/gol in Nazionale (ecco la classifica completa: Meazza 17, Balotelli 11, Mazzola 10, Rivera 9, Riva 7). Balotelli che è il secondo milanista di sempre come gol segnati nelle sue prime 21 partite in rossonero (Altafini 22, Balotelli 17, Nordahl 17, Prati 15, Santagostino 14, Ibrahimovic 13). Balotelli che è “un simbolo anticamorra” (fonte, ancora la Gazzetta). Balotelli che però il giorno dopo è “un imbecille” (Rosaria Capacchione, senatrice PD).

 

In un Paese di sconvolti, che non ha più santi né eroi, Balotelli prova disperatamente a gridare: “Sono solo io“, così come l’Uomo Elefante, nell’omonimo film, si rivolgeva alla folla che si ritraeva schifata dopo averlo inseguito: “I’m a man!“. Però c’è tutto un mondo intorno, quasi del tutto impazzito, che fa a gara a incollargli questa e quell’etichetta – manca solo che qualcuno gli ordini di andare in giro con il cartello al collo I hate niggers, come succedeva a Bruce Willis ad Harlem. Un Paese debolissimo, in cui si delegano allo sport i compiti a cui le istituzioni non hanno la forza di assolvere. Pensiamoci un attimo: al netto del fatto che è un’iniziativa bella e buona e che Prandelli va elogiato per la sua sensibilità, che senso ha che la Nazionale si alleni a Scampia o faccia passerella a Lampedusa? Anche in termini di opinione pubblica e d’immagine, che vantaggio si spera di ottenere? Si parlerà di questi temi per 24 ore in più, poi torneranno nel dimenticatoio come al solito. Lo sport dovrebbe fare solo lo sport, e preoccuparsi eventualmente di valori più tipicamente “sportivi” come l’uguaglianza, il fair play, il rispetto dell’avversario; solo uno Stato debole, debolissimo lo può caricare di responsabilità che non sa, non può e non deve sostenere. Negli anni ’80 gli argentini credettero di trovare nel calcio una rivincita della sconfitta militare contro gli inglesi, battendoli 2-1 con la doppietta di Maradona; ma l’Argentina anni ’80 non era esattamente la culla della democrazia.

In questo flipper impazzito Balotelli vaga con l’aria da sperduto tontolone, sempre francobollato da una telecamera a dieci centimetri di distanza. Molti lo odiano, pochissimi lo amano, nemmeno i suoi attuali tifosi, che non hanno ancora digerito del tutto le sue mattane. Nel suo club, una società imbelle e una guida tecnica inesistente lo stanno lentamente portando alla deriva. In azzurro, invece, l’ala protettiva di Papa Prandelli potrebbe dargli un po’ di sollievo: ma lì, paradossalmente, sente molto di più la pressione per dover essere un simbolo (aridaje) non solo per una tifoseria, ma per tutta una nazione.

Perciò non ci ricordiamo neanche più quando tutto è cominciato, se da quella volta delle freccette o quell’altra dei petardi, se la madre di tutte le balotellate è stata la sparatoria a colpi di scacciacani in Piazza Repubblica o gli insulti ai tifosi contro il Barcellona. La Balotelleide s’è fatta più contorta del conflitto israeliano-palestinese (argomento su cui ci auguriamo che Mario non venga mai interpellato). Ne fosse danneggiato solo il Milan, pazienza – ci siamo abituati. Ma un autolesionismo così scientifico verso il centravanti della Nazionale e un possibile patrimonio dello sport italiano è un inedito persino in questa landa bizzarra, in cui per uno come Cassano – che è scemo almeno il quadruplo di Balotelli, oltre a superarlo in tanti altri difetti – basta un partitone contro la corazzata Sassuolo per invocarne il ritorno in Nazionale. Eddai, proviamo almeno a lasciarlo in pace.

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  1. A me Mario sta simpatico – é un bambinone, multimilionario, ma pur sempre un bambinone che fa le cose che gli piacciono e dice le prime cose che gli vengono in mente; vorrei vedere quanti nella sua condizione sarebbero un modello integerrimo per i giovani. W Mario

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