Non c’è il leone, chissà dov’è. Sette anni senza Fossa

Sette anni senza Fossa dei Leoni.

Sette anni che torni a S.Siro, guardi da quella parte e senti che manca qualcosa. Sette anni che ogni volta che la società ti prende per il culo, nessuno dice niente, lo stadio sembra un cimitero, e tutti pensano: “Ci vorrebbe la Fossa”.
Che non c’è più negli stadi, ma continua a vivere, nelle strade, nei pub, nei tatuaggi che la gente si porta addosso, che non avete nemmeno idea di quanti il leone se lo siano fatto tatuare, non come un rito di accettazione, ma per tenersi per sempre qualcosa che hanno condiviso, fosse per venti anni oppure solo per qualche mese.

Come quel giorno di Novembre del 2005 in cui si sono presentati in riunione i fondatori, gente di 50, 60 anni accolti con rispetto e ammirazione, per dire che erano con noi e non avrebbero mai dato l’assenso per un gruppo fantoccio; la Vecchia Guardia che si scioglie per coerenza, l’applauso che si è aperto quando l’Ultimo ha sceso le scale, e poi via Bligny bloccata dalla tanta, tantissima gente, le pezze anche degli altri per renderci onore, le lacrime e gli abbracci, l’infame agguato dopo Milan-Schalke 04. I milanisti che accoltellano, bastonano altri milanisti.

Ho sempre pensato che l’essenza vera di un club calcistico sia il suo popolo. Chi lo ama, ama la sua maglia, la sua gente. E se c’è mai stata un’essenza dell’essere milanista, dell’essere casciavit, rompicoglioni, coerente, senza padroni, senza amici comodi, quella è stata la Fossa dei Leoni.
Che dava i contributi di cassa per le trasferte più lontane, che non faceva le creste sui biglietti, che faceva spazio in transenna a chi stava nei centri sociali come a noti fascisti milanesi, che si prendevano per il culo e insegnavano ai ragazzini che la politica in curva fa solo danni. Perché la politica in curva è solo un’ipocrisia che puzza di cocaina, di soldi, di potere.
E di puzza, una puzza che fa vomitare, in questi anni ne abbiamo sentita e continuiamo a sentirne tanta arrivare, proprio da da dove stava un tempo il Leone.
Come quel giorno brutto in cui Fabrizio Pedretti, il nostro Pedro, il Michelangelo delle curve, se ne è andato, e davanti a quella chiesa con le sciarpe alzate l’abbiamo accolto e protetto come merita un fratello. Perché questo è ciò che era. Un fratello. Un Leone.

Hic sunt Leones 
1968- 2005
Fossa dei Leoni

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