Per un pugno di yen

E’ un sentimento antico
Puro, semplice ed ambiguo
che principio e ispirazione
trae dall’uomo del Giappone

Nell’estate del 1994, mentre le esigenze del marketing hanno spostato le frontiere del pallone addirittura negli Stati Uniti senza lasciare tracce rilevanti, in Italia qualcuno medita il grande passo: andare a reclutare mercanzia direttamente nell’Estremo Oriente. Là si è appena trasferito dall’Inter Totò Schillaci, dopo aver dissipato in pochi mesi tutta la credibilità conquistata alla Juve e constatato che gli unici a ricordarsi delle sue effimere Notti Magiche sono appunto i giapponesi. Quel qualcuno di cui sopra è Aldo Spinelli, padrone del Genoa, squisito esempio di presidente mangiafuoco di provincia, con le sue manie di grandezza, i suoi tic berlusconoidi e le sue scaramanzie, come quell’impermeabile color canarino per effetto del quale a Livorno è da anni soprannominato “ir giallone”.

Per farla breve, Spinelli fa l’affare perfetto: prende in prestito Kazuyoshi Miura, il più forte attaccante d’Asia, centravanti del Verdy Kawasaki e del Giappone per cui ha segnato 13 gol nelle qualificazioni a Usa ’94 – nessuno al mondo ha fatto meglio, ma non è bastato per mandare i nipponici al primo Mondiale della loro storia; ci riusciranno quattro anni dopo, senza di lui. L’affare è che Spinelli non ci rimette una lira, anzi ci guadagna 4 miliardi e mezzo: sono i soldi della Fuji, la tv giapponese che compra per un miliardo i diritti delle partite del Genoa, e della Kenwood, colosso degli hi-fi che diventa sponsor del Grifone e paga addirittura l’intero stipendio annuale.
In tutto ciò, cosa c’entriamo noi? Siamo la squadra che tiene a battesimo il buon Kazu la sera del 4 settembre, posticipo della prima giornata, quando per la prima volta nella storia della serie A una vittoria vale tre punti. Capello rende omaggio alla novità con un assetto intollerabilmente offensivo: tutti insieme Savicevic, Donadoni, Simone e poi ancora Gullit (di ritorno dalla Samp. Durerà poco) e financo Giovannino Stroppa, reduce da un’annata memorabile a Foggia alla corte di Zeman. L’unico centrocampista puro è Albertini, non certamente uno muscolare, poi dietro ecco Baresi, Costacurta, Tassotti e il tenero Alessandro Orlando in luogo dell’indisponibile Maldini. I ventitré giornalisti provenienti dal Giappone non si godono neanche mezz’ora del loro pupillo, visto che al minuto 28 Miura incappa in una tremenda capocciata con Baresi. A subire le conseguenze peggiori è proprio la testa di Kazu (ehm), che resiste fino all’intervallo e poi viene sostituito e viene trasportato in barella al Niguarda, dove passa la notte in osservazione prima che gli diagnostichino una commozione cerebrale e la frattura del setto nasale.
La partita perde d’interesse e diventa più o meno la solita melma tardo-capelliana: lo 0-0 regge per un po’, tanto tutti sanno che il Milan un gol non lo prenderà mai e prima o poi uno ne farà. Così avviene al minuto 52: cross di Savicevic sul secondo palo, sponda di Gullit per Simone che controlla, incespica, cade e da terra incenerisce Tacconi con un tocco nell’angolino. Il copione prevede anche una e una sola occasione per gli avversari, così che possano illudersi di poter competere: Ruotolo si presenta solo davanti a Seba Rossi, lo sbilancia con una finta ma si fa respingere la conclusione, per quella che è una delle più grandi parate della carriera dello sciagurato Ascensore Umano. Per il terzo anno di fila Milan-Genoa finisce dunque 1-0 e Capello non si sogna minimamente di rimpinguare il bottino, eseguendo i seguenti cambi: Sordo per Stroppa, Filippo Galli per Donadoni. Quando Scoglio mette dentro anche Nippo Nappi si intuisce che l’incontro ha perso ogni parvenza di dignità e rotola verso l’inevitabile 1-0. Il Milan trascorrerà la nottata come al solito: primo in classifica, come in 101 delle prime 103 domeniche di Capello sulla nostra panchina.

A degna conclusione del pezzo, merita qualche riga il destino del povero Kazu, personaggio sicuramente pittoresco: sempre vestito Armani, è sposato con un’ex attrice giapponese, una Marta Flavi nipponica che in patria conduce una specie di “Agenzia Matrimoniale”; adora il Padrino e ha un cane di nome Vito Corleone, parla fluentemente spagnolo e portoghese, guida una Porsche, non fuma e beve solamente acqua minerale non gassata. Ripresosi dallo scontro col Capitano, in 20 successive partite segnerà un solo gol, per quanto pregiato (in un derby contro la Samp – e così nel curriculum di Walterone Zenga si aggiunge quest’ulteriore macchia). Giocherà a spizzichi e bocconi fino a maggio e sembrerà sempre “uno di quei ragazzini all’oratorio a cui non passano mai la palla, che per poter dire di aver giocato corre a battere tutti i calci d’angolo” (Corriere della Sera). La leggenda vuole che Scoglio, estenuato dalle educate ma pressanti domande dei tantissimi giornalisti giapponesi che gli chiedono di Miura, un giorno sbotta: “Basta, toglietemi di torno ‘sti gialli della minchia“. A levarsi di torno sarà anche il Genoa, che retrocederà in B dopo un drammatico spareggio col Padova e tornerà a riveder le stelle solo dodici anni dopo, nel 2007. Non si può voler tutto dalla vita.

MILAN: S. Rossi, Tassotti, Al. Orlando, Gullit, Costacurta, Baresi II, Donadoni, Albertini, Stroppa (46′ Sordo), Savicevic, Simone (68′ F. Galli) – All.: Capello

GENOA: Tacconi, Torrente, Francini, Galante, Delli Carri (76′ Nappi), Signorini, Ruotolo, Bortolazzi, Miura (46′ Marcolin), Onorati, Van’t Schip – All.: Scoglio

Arbitro
: Quartuccio

Reti: 53′ Simone

 

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4 Comments on “Per un pugno di yen
  1. Miura era regolarmente presente durante le qualificazioni ai Mondiali di Francia, ma subito dopo ci fu un cambio di CT, con il subentrante Okada che decise di segarlo, preferendo puntare sulla coppia Nakayama-Lopes. Per la cronaca, ha giocato fino allo scorso anno, ma non ha del tutto appeso le scarpe al chiodo: è infatti passato al calcio a 5, e parteciperà ai Mondiali con la nazionale.

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