Terapia di gruppo – Atalanta

 

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GUFATA (di Giuseppe Pastore)
Prima squadra a comparire negli album delle figurine di metà anni ’90, troppo lontana geograficamente per essere una prospettiva concreta nella mia infanzia, l’Atalanta mi ricorda soprattutto il pomeriggio del 2002 in cui sbancò a sorpresa San Siro sponda nerazzurra, piazzando la prima picconata all’Inter di Cuper che si apprestava a vincere lo scudetto dopo 13 anni, con mio sommo disappunto. Con sei punti di vantaggio sulla Juve sembrava davvero una missione impossibile eppure, mentre i gobbi largheggiavano a Perugia, da Milano arrivarono notizie inaudite: 1-2, Sala, pareggio di Vieri e poi addirittura Berretta, con l’altro cuore rossonero Taibi a fare da saltimbanco nel disperato arrembaggio finale. Si parla tanto del 5 maggio, ma quella giornata non fu meno decisiva. Grande gufaggio e grandi risate per tutta la famiglia, specialmente da parte di padre juventino.

CORI (di Samueltron)
Atalanta. La notte della talanta. Ma giochiamo in casa o ad Atalanta?
Ricordo che, mentre con Gippu andavamo a festeggiare l’ultimo scudetto in Piazza Duomo, eravamo imbottigliati in una stazione della metro a cantare cori e a inneggiare niente meno che Pato. Ad un certo punto dal nulla parte un “EEEEEEEEHH MA CHE C**** FAAAAAA MA CHE C**** FA MA CHE C**** L’ATALANTA IN AAAAAAA!!” Mi è rimasto impresso e ogni tanto io e Gippu ci ridiamo su. Per la serie “i grandi bomber” ricordo un gol di Kluivert e un sinistro da fuori area di Rivaldo. Un Ronaldo appesantito cercava di capire perchè i tifosi bergamaschi stessero cercando di sfondare i vetri.

“El jarabe tapatio (The mexican hat song)” (di Paolo Madeddu)
Ricordo benissimo la prima volta che sentii i nomi “Milan” e “Inter”, nella stessa frase, e ricordo la mia vocetta rispondere, dopo aver soppesato le due parole: “Milan”. Viceversa non ricordo quando la terza incomoda sia entrata nella mia vita mezzobergamasca, e anche per questo ho la sensazione che ci sia sempre stata. Ma sempre come terza incomoda. E sempre con quella ruvida, selvatica, compiaciuta insofferenza delle bergamasche nei confronti di chi tenta di amarle (e lo dico perché ho provato ad amarne più di una). Atalanta corre via, Atalanta non è mai davvero la donna degli orobici, che da sempre devono ripiegare, per gli affetti primari, su Juventus, Inter e a volte persino Milan, ma più di rado. Atalanta è la ragazza un po’ grossolana che fa l’istituto tecnico, che non ti fa sentire parte di qualcosa di grande ma ti fa sentire grande in qualcosa di piccolo, è gli striscioni in dialetto per il gusto di capirli solo noi, tutti pieni di vino e polenta e birra a cantare sgangheratamente sull’aria della nota Canzone del cappello messicana (El Jarabe Tapatio. Questa: http://www.youtube.com/watch?v=q-Rqdgna3Yw) “C’ha ragione la lega lombarda, il terone è una razza bastarda, non lavora non suda non lotta, ha la mamma che fa la mignotta – ahaha!” Atalanta è la belloccia di provincia che va in città pensando di sapersi vendere bene – ma che dalla Juve nella storia ottiene più fregature che contropartite; Atalanta è la bellezza un po’ camionista che si innamora di uomini che per poco non vincono la classifica cannonieri, e quando l’anno dopo non ti scrivono più neanche una cartolina, lei dice che non era mica vero che li amava, lei è più furba di così, lei è una dura, su di dosso.

SASSATE (di Gabriele Battaglia)
Da piccolo andavo in villeggiatura in Valle Imagna. Casa in affitto, tutte famiglie milanesi, classe operaia o piccolo ceto medio, soprattutto figli maschi. A 200 metri c’era un’altra casa, tutte famiglie bergamasche, classe operaia o piccolo ceto medio, soprattutto figli maschi. In mezzo, un campo da calcio che in realtà era una pietraia spianata in cima. Lascio all’altrui immaginazione cosa succedesse lì dentro.
Le sassate sono continuate ininterrottamente per circa 25 anni a Milan-Atalanta e Atalanta-Milan, ma con amore e rispetto reciproco, come nello “Zen e il tiro dell’arco”, quando l’arciere diventa tutt’uno con il suo bersaglio. E quando per due anni ho “boicottato” il Milan (indovinate un po’: 94-95 e 95-96), ho provato perfino a seguirla, l’Atalanta, con tanto di festeggiamenti dopo una promozione in A. Ha un solo problema: i colori della maglia.

BLINDATI (di Roberta Calamia)
La prima cosa che mi viene in mente quando leggo o sento la parola Atalanta è una serie di insulti a raffica. Ma cerco sempre di far prevalere la parte razionale di me! Mi viene in mente un aneddoto legato a ricordi recentissimi, ovvero la trasferta della scorsa stagione a Bergamo. Andammo in massa fin lì col treno, inutile aggiungere che la polizia ci scortò raggruppandoci come un gregge e poi ci divise in… autobus blindati (la prassi quando si incontrano due tifoserie acerrime nemiche)!!! Ignari però che a nulla sarebbe servito. Perché al momento di varcare i cancelli dello stadio, in qualche oscura maniera alcuni ultras avversari riuscirono ad intrufolarsi nel settore ospiti e lì fu la guerra! Ci riversammo giù dagli autobus in modalità “vikinghi” e lo scontro con gli atalantini fu inevitabile. In un attimo di bolgia infernale nessuno si accorse che… ci si stava menando persino tra noi rossoneri! Si udì una voce: “Fermiiiii quelli sono dei nostri!!!!!”. Succede anche questo quando ci si sposta in massa, non tutti conoscono tutti anche se si fa parte della curva. Piccole sviste a parte, una volta placate le acque finalmente arrivò il momento di guardare la partita… beh in effetti tutti e 90 minuti li abbiamo trascorsi in modo “ignorante”, insultando gli avversari come sempre accade, con in più la chicca: ad un certo punto tutti noi con le banconote in mano, sventolandole a vista ai tifosi avversari, cantavamo: DACCI LE QUOTE, CRISTIANO DACCI LE QUOTE!! con chiaro riferimento al povero Doni appena condannato dalla giustizia sportiva… qualche fumogeno ci arrivò in testa ma tutto sommato possiamo dire di esserci divertiti… ignoranti sempre presenti on tour!

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