Milan-Pescara 1-0: le Pagelle Che Non Lo Erano

Dopo aver rinunciato a giocare contro un Genoa evidentemente fuori dalla nostra portata, il Milan rinasce, come la Rinascente – e se siete di Milano, sapete che tale nome è il più tangibile contributo dato da Gabriele D’Annunzio alla metropoli. gabriele-dannunzioA maggior ragione, le pagelle senza voti dei nostri sono ispirate ad altre vette del Vate pescarese.

Donnarumma – MACISTE
Per noi è ormai come l’eroe italico inventato dal Vate per il cinema: nella nostra mente giriamo film intitolati Gigione nella gabbia dei leoni, Gigione gladiatore di Sparta, Gigione nella terra dei Ciclopi, Gigione contro i tagliatori di teste, Gigione contro i Mongoli. Qualche effetto speciale stavolta non convince pienamente (cos’era QUELL’uscita?), però i fatti sono due: 1) ancora una volta i compagni d’avventura lo costringono ad almeno tre salvataggi da eroe e 2) non prende gol.
Abate – UN RICORDO
“Io non sapea qual fosse il mio malore né dove andassi”. Non lo sapeamo neppure noi, Igna – però è ben vero che sul taccuino c’è un recupero impeccabile nel primo tempo, a sventare uno dei tanti contropiedi pulitissimi del Pescara. Per il resto, in attacco i soliti cross, in difesa la solita impenetrabilità. Ci siamo capiti.
Romagnoli – IL PIAVE
Questa è una delle tante cose del Vate che fanno ridere – fece diventare maschio un fiume, perché la Piave (come viene chiamata tuttora da alcuni veneti irriducibili) avendo mormorato “Non passa lo straniero”, non poteva che essere maschio (…o forse lo era perché aveva mormorato – invece che strillare al nemico di non provare nemmeno ad avvicinarsi, non con quegli scarponi infangati). Sta di fatto che nonostante la mancanza del sergente Paletta contribuisce a non far passare lo straniero, pur con la truppa di disperati che si trova di fianco.
Gustavo Gomez – MEROPE pescara_dannunzio_005
“Sul cassero era fitto un pavese quadro in otto battagliòle forcute, e v’era un assero di timone per grado, e paliotto un panno di bastita era, tovaglia era ferzo di trevo o marabotto”.Ecco, Gustavone è lineare e misurato esattamente come questa poesia. Non fa disastri ma sembra perennemente spaesato. Comunque è giovane, ha ancora tempo per decidere se il calcio gli piace o gli sta sul cassero. Poi toccherà al calcio comunicare la sua decisione.
De Sciglio – BOCCUCCIA
“Sei come un piccolo fiore, tu tieni una boccuccia un poco, davvero un poco appassionata. Suvvia, dammelo, dammelo, è come una piccola rosa, dammelo un bacino, dammelo, Cannetella!” Non abbiamo fretta: sappiamo che esattamente tra venti mesi lo vedremo dirompente. Dopo di che, finiti i Mondiali, tornerà a essere la nostra piccola pudibonda rosa.
Sosa – IL TRIONFO DELLA MORTE
Decide che la realtà è senza speranza, e si bulla del suo mal di vivere; mentre tutto un assurdo e primitivo rituale si svolge intorno a lui, medita forse di porre fine alle proprie sofferenze: Montella lo previene mandandolo a capofitto negli spogliatoi – o a capofitto nel precipizio dell’eremo; da entrambi saremmo sorpresi di vederlo rispuntare in tempi brevi.
Locatelli – ARZENTE
Ovvero, il cognac – nel neologismo italiano a uso fascistissimo che ne sintetizzava la natura: arzillo e ardente. Loca è il milanista più chiamato in causa durante la partita, gioca un sacco di palloni, ne sbaglia tanti ma è pronto a ributtarsi tra i flutti del gioco come se ne fosse ubriaco e, insieme, completamente dipendente. Detto questo, dentro di voi lo sapete: oggi stesso dovreste entrare in un bar e chiedere “Un arzente!”
Bonaventura – BEATITUDINE
“La terra sciolta s’è nell’infinito sorriso che la sazia, e da noi lentamente s’allontana mentre l’Angelo chiama e dice: Sire, nel mondo si vede meraviglia nell’atto, che procede da un’anima, che fin quassù risplende”.
Suso – IL PIACERE d'annunzio uniforme
Risoluto ma anche lezioso e un po’ decadente come Andrea Sperelli, il protagonista del romanzo: si concede più volte il suo vezzo preferito, il movimento a rientrare per avvicinarsi all’area con la palla sul sinistro – ma bisogna anche dire che ne nascono le cose più pericolose che facciamo in attacco.
Bacca – LA PIOGGIA NEL PINETO
Ok, questa la sanno quasi tutti – è quella che inizia con “Taci”. E se ci sia un caso-Bacca oppure no, decidetelo voi, siete abbastanza grandi; però il palo ha un suono, e il gol sbagliato a un metro dalla porta ha un altro suono, e i tanti palloni giocati senza precisione hanno un altro suono ancora, ed è vero che per una volta (oh, ironia) partecipa alla manovra facendo pressing sui difensori, ma quel che manca è il gol che ieri t’illuse, che oggi ci illude, Carlone.
Niang – FORSE CHE SI’, FORSE CHE NO
Prende un buon palo di testa, cerca per un po’ di penetrare il profondo mistero rappresentato dall’oggetto rotondo che continuano a buttargli vicino, poi inizia a provare nobile disinteresse per la volgare sarabanda che intorno gli si pantomima. Esce fiero come Eleonora Duse, le spalle e il collo avvolti in lunghi e vaporosi margini di miglioramento.
Pasalic – AUSTRIACI, ARRENDETEVI! volantino volo vienna
È il manifestino che Montella butta sul nemico per tagliargli le gambe. In realtà, sia per i pescaresi che gli austriaci ci vuol altro – ma è alle nostre truppe, che fa capire che nel nostro campo base c’è una fiducia incrollabile. Lui si arrabatta bene, anche se per forza di cose risulta un po’ legnoso. Certo, mai quanto la prosa del Vate (“Sul vento di vittoria che si leva dai fiumi della libertà, non siamo venuti se non per la gioia dell’arditezza, non siamo venuti se non per la prova di quel che potremmo osare e fare quando vorremo, nell’ora che sceglieremo! Il rombo della giovane ala italiana non somiglia a quello del bronzo funebre, nel cielo mattutino!”).
Kucka – I PASTORI
Secondo tempo, andiamo. È tempo di menare. I pastori rinnovato hanno verga d’avellano, e vanno pel tratturo antico al piano. E quando Montella gli fa lasciar lo stazzo, Kuco sale sul tratturo facendo mulinare la verga d’avellano tutt’intorno.
Luiz Adriano – LA PASSEGGIATA
“Voi non mi amate ed io non vi amo. Pure qualche dolcezza è ne la nostra vita da ieri”. Entra, passeggia un po’, infine prende la decisione di giocare con la squadra (quella con la maglia nera e qualche striscia bordeaux) (questo perché ha quella maglia anche lui) e negli ultimi tre minuti dei sette minuti di recupero dà un utile riferimento avanzato al resto della squadra schiacciatissimo. Poi, che la gente abbia voglia del turbinoso Lapadula, è evidente – ma l’Aeroplanino Montella ama Lui(z) quindi fatevene una ragione, anzi, Arrendetevi!

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