Milan-Atalanta 0-0, le Pagelle Che Non Lo Erano

Come sapete, l’Italia è piena di eccellenze italiane, che tutta l’Italia ci invidia – ma forse non sapete che la provincia di Bergamo eccelle nell’arte casearia. Ben nove DOP, ovvero denominazioni ad origine protetta, e speriamo non siano protette anche dall’accostamento a certi nostri giocatori, perché di fronte ad avversari che fino all’altro ieri erano andati in trasferta con l’esclusivo intento di arricchire il colesterolo altrui, i giocatori del Milan hanno innegabilmente deciso di diventare dei formaggi, dal punto di vista tecnico, tattico e umano.

Donnarumma. BRANZI.
Dolce e delicato, si esalta con la polenta (e si vede); certo ha bisogno di invecchiare per diventare più piccante. Importante: Donnarumma va rivoltato ogni settimana, pulito con spazzole e raspe per proteggerne la crosta, e va fatto maturare in ambienti con temperatura e umidità controllate. Possibilmente lontano dagli altri giovani del Milan. Ma in effetti anche dai vecchi del Milan. Anzi, forse dovrebbe passare la settimana in Val Brembana. 
De Sciglio. SALVA CREMASCO.
Non fatevi ingannare, Crema non è il posto in cui viene prodotto, ma quello dove veniva venduto – e ora come ora, il nostro sogno è vederlo venduto lontano da dove è stato prodotto, ma molto lontano (sicuramente non a Empoli o a Torino, per dire, che di gente che va a fare il semidio altrove non ne possiamo più) (anche se nel suo caso, tenderemmo a escludere lo scenario). In alternativa, potremmo sempre lasciarlo riposare in olio d’oliva.
Mexes. FORMAI DE MUT.
Bello grasso, rozzo ma schietto amico dei contadini e dei montanari! Gli atalantini tentano di grattugiarlo ma ci riescono di rado; i maggiori problemi sono causati dal fatto che quando i nostri ospiti decidono di fare un’improvvisata senza avvertire (aka: “contropiede”) scopriamo che la dispensa è vuota, perché lui se ne è sceso a valle.
Romagnoli. GRANA PADANO.
Tranne un paio di occasioni nel primo tempo, non ricordiamo gravi cadute di gusto; cionondimeno i nostri commensali se lo passano che è un piacere. Alla fine non prendiamo gol, ma a fine serata invece delle sue virtù organolettiche rimane impressa la sua scarsa sapidità. E non puoi comandare una difesa senza un po’ di sapidità, giusto?
Antonelli. QUARTIROLO.
Che sia di pasta molle è evidente, ma non possiamo dimenticare che nel momento in cui stiamo per essere messi tutti in bagno di salamoia, ci salva in ripiegamento da un contropiede all’apparenza letale 1) con un colpo di tacco in frenata 2) da centrale.
Kucka. RICOTTA.
Noto anche col nome di “maschérpa” sembrerebbe, a tutti gli effetti, due volte cotto.
Poli. AGRI’.
Tradizionalmente viene portato in spalla dalle donne della val Brembana – ma ci risulta che molte donne di città desiderino fare lo stesso. I tifosi maschi, che non sentono tali appetiti (o perlomeno, la maggior parte di loro) non lo amano allo stesso modo, ma è anche vero che quelle rare volte in cui appare in tavola (invito per Niang dal centrocampo al limite sinistro dell’area e poi cavalcata a servire Cerci davanti al portiere) fa una bella figura. Ma è a pasta cruda, e nulla cambierà tale circostanza.
Montolivo. STRACCHINO.
Prodotto con latte proveniente da mucche stanche (in lombardo, stracche) a causa della transumanza; analogamente il nostro capitano passa la serata transumando esausto a centrocampo.
Cerci. PROVOLONE.
Ci eravamo illusi un po’ presto che fosse stagionato a sufficienza, invece forse era affumicatura: bisogna prenderlo e appenderlo ancora un po’. Tuttavia una cosa bisogna riconoscergliela: dà sempre la sensazione, o l’illusione, di essere saporito. Che è già qualcosa, se si pensa che l’anno scorso tutto quello che vedevamo di lui era la caratteristica forma a pera.
Bacca. BITTO.
Sembra spaesato proprio come il formaggio valtellinese, adottato dalla terra orobica, e prodotto mescolando latte vaccino e, in una piccola parte, latte caprino. Constatiamo amaramente che in certe serate la capra prende il sopravvento: quando entra in area e permette a quattro (4) difensori di chiudergli la porta, pare di rivedere quel caciottaro di Robinho.
Niang. FORMAGGELLA DELLA VALLE IMAGNA.
Ha sapore delicato e retrogusto persistente. Ed è una buona sintesi della prestazione del nostro gioiellino così recalcitrante nel segnare. Non sfida mai davvero il palato di Sportiello, ma nei giudizi post-partita sentiamo termini come “straripante” e “grande personalità”.
Calabria. STRACHITUNT.
Rischia la vita su Papu in area, e in generale il massimo che si possa dire di lui stasera è che non fa peggio di De Sciglio. Pur non dimenticando che deve ancora fare 19 anni, non vorremmo che l’erborinatura stesse facendo subentrare in lui delle muffe naturali, se capite cosa intendiamo. Nel qual caso spiegatelo anche a chi scrive, che non ne ha la minima idea e lo ha scoperto su Wikipedia.
Honda. TALEGGIO.
Pasta molle, colore paglierino, debolmente acidulo – s Sì, è lui. Secondo gli esperti, si abbina in modo impeccabile con Merlot e Pinot nero. Ma solo bevendone un ettolitro gli dareste la maglia numero 10.
Luiz Adriano. CAPRINO.
Anche stavolta incorna decentemente un calcio piazzato – ma per il resto viene spensieratamente spalmato sul panino, come del resto un rinomato fantasma.

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