A Love Supreme. Episodio XIX: Milan-Frosinone

Siamo tifosi o matematici? Le tabelle i calcoli, gli incroci, la differenza reti, la classifica avulsa. Sì, va bene tutto, però alla fine arrivi allo stadio e ti dici che dobbiamo vincere oggi, vincere contro il temibilissimo Frosinone già retrocesso, che comunque all’andata ci ha imposto un mogio 0-0 e l’unica volta che ha giocato qua ci ha concesso un 3 a 3 pure in rimonta. San Siro è pieno e anche tendenzialmente stanco di soffrire sempre e comunque. In cambio arriva un primo tempo d’imbarazzo infinito che ti svuota i nervi. Dai ragazzi, cazzo.

Sarebbe anche la partita d’addio di Abate (ci arriveremo) che come cadeau regala un rigore, un’ultima ciliegina che ci saremmo evitati volentieri. Se mai conosceremo un lieto fine, la svolta è arrivata qua. Gigio battezza l’angolo giusto e la para, una scossa d’adrenalina attraversa lo stadio che praticamente spinge la squadra a forza, finché su una palla sparata in mezzo da Borini (occhei lo ammetto, lo voglio anche l’anno prossimo, come dodicesimo s’intende) Piatek spezza la maledizione e fa pum pum. Seguono minuti di apprensione, finchè Calha viene steso al limite e Suso mette la palombella di giustezza nel sette, dando un po’ pace al nostro cuore affannato.

Dovrei dire che il gol tira giù la clèr sulla partita ma non è vero. Il Frosinone come se nulla fosse continua a spingere che è una bellezza, tanto che Gigio piazza un’altra paratona da antologia, benedetto ragazzo. Nel mezzo arriva il momento che tutti stavamo aspettando. L’omino con la tabella luminosa segna il 20, lo stadio s’alza in piedi, per la prima e ahimè ultima standing ovation della carriera di Ignazio Abate, che si batte la mano sul cuore, piange e ci fa venire gli occhi lucidi a tutti noi.

Ignazio, per me la tua carriera è tutta in quel cross che hai messo a Pato per il 2-0 nel derby dell’ultimo scudo. Una palla impregnata di scienza infusa che ti arriva da Clarence (embè) e tu, che inspiegabilmente ti trovi a pochi metri da Julio Cesar, scagli una bomba al fulmicotone che nemmeno finirebbe in porta, un’autentica mina sparata praticamente senza guardare. Fortuna che dalle parti del secondo palo passa- appunto- il Papero che mette dentro di capoccia il più improbabile degli assist. L’entusiasmo, la grinta, il sacrificio, i limiti. Tutte quelle cose lì, ma adesso che te ne vai vengono fuori tanti ricordi, quelli belli e quelli anche francamente no.

Insomma, finisce. Calcoliamo i risultati che dovrebbero verificarsi la sera per farci sperare (non butta benissimo eh) e poi ci guardiamo mentre una consapevolezza fredda come una lama di ghiaccio scende nel cuore. Cioè vuoi dire che per quest’anno è davvero finita? Almeno fino a fine Agosto, basta birrette? Basta anticipi dei posticipi? Basta ci vediamo alle 18 di china e poi andiamo? Il baretto, una pizza e una birra 8 euro, la gente che conosci da sempre – che hai voglia a dire di milanisti ce ne sono milioni se poi alla fine ti saluti sempre fra i soliti, che anno dopo anno sono sempre qui, malati terminali di cacciavitismo militante. Ossessivi, scaramantici, li vedi con la pioggia e con il sole, te li troverai in coda il primo giorno di prelazione a rinnovare la cazzo di Cuore Rossonero e poi sorridenti alla prima in casa, con la faccia di chi dice ‘ooooh finalmente’. Ma come fate voi che preferite starvene a casa davanti alla tivvù, come fate Sant’Iddio, che vi perdete il meglio.

Bisogna andare a casa signori. Salutiamo per l’ultima volta Igna, viene sotto la curva anche Zapatone, che si prende la sua giusta dose di applausi e di cori. Incredibile, nonostante tutte le volte che hai compromesso il mio personalissimo rapporto con l’Entità Superiore resterai nella nostra Storia, sempre comunque. Tutto grazie a quell’assurda spaccata al 97esimo alla Roberto Bolle che ci ha permesso di salvare un derby che celebriamo come una vittoria, anche perché tocca dirlo, di vittorie ultimamente non è che se ne siano viste molte.

Ragazzi, vi abbiamo voluto bene, ci avete fatto incazzare e commuovere, a volte ci avete stupito in positivo, come ad esempio quest’anno, quando vi siete rivelati una perfetta coppia centrale in uno dei momenti più complicati della stagione, altrettanto spesso in negativo. Quante amnesie sanguinose in difesa, quanti cross nel vuoto. Quante volte ho chiesto: ma chi ha fatto la cazzata? E la risposta immancabilmente era uno dei vostri due cognomi. Alla fine ve ne andate e diciamocelo, è pure giusto così, simboli viventi di un’epoca confusa e faticosa, in cui abbiamo soprattutto sofferto, visto un calcio misero, stagioni al sapore di birra e mortificazioni assortite.

Ma noi c’eravamo sempre e voi anche. E non è poco.

Ciao ciao. Hasta luego amigos. 

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