BPM (Beat Per Matches) – #EmpoliMilan, ovvero: WE GOT GAME

(di Max Bondino)

Nell’estate del 1990, il Milan aveva alzato da poco al cielo Coppa Campioni, Supercoppa e Intercontinentale mentre Spike Lee regalava al mondo il suo secondo film: Mo’ Better Blues. Una storia di cieca devozione verso la musica talmente viscerale da rimanermi appiccicata addosso per tutta la vita. Il protagonista, Bleek, un giovane Denzel Washington, dispensa poco vero amore alle sue due amanti perché tutto ciò che ha da dare sta su un palco, con la sua band. Fra i pezzi che canta, in una soundtrack stellare, c’è “Pop Top 40”: nell’intro si interroga sul cattivo gusto delle programmazioni radio, zeppe di canzoni sdolcinate con quelle rime “Fire-Desire” (che a casa nostra mutano in cuore-amore-dolore). La conclusione di questo suo zapping mentale sboccia in un meraviglioso “What the world needs now…It’s not another Love Song” ed inizia lo show.

Ecco, dopo la sosta per le nazionali (a proposito, avete i brividoni per le Final Four di Nations League?) non c’è spazio per roba sdolcinata. Corsi, il presidente dell’Empoli, ci ha provato in settimana con dichiarazioni pregne di parole al miele sull’accoglienza, il rispetto per l’AC Milan Campione d’Italia la cui venuta in Toscana viene dipinto come un evento. Grazie, Fabrizio ma non ci caschiamo. Siamo qui per i tre punti, per puntare al primo posto della nostra “Pop Top 20”. Noi, il mood lo peschiamo da “He Got Game” dei Public Enemy, vi va? (sapete, quando evoco Spike Lee, poi per questioni di religione pagana personale, non posso uscirne facilmente).

Quindi, come ricorda la voce di Chuck D: What is game, Who got game, Where’s the game?” Troppe domande, ci arrivo con calma. E anche con prudenza, visto che queste due settimane senza Milan (ma come abbiamo fatto?) riportano nell’undici titolare due nomi da ansiolitici: Tatarusanu e Ballo Tourè, come decorazioni di Halloween con largo anticipo nei supermercati. Ma ricordate dov’eravamo rimasti dopo Milan – Napoli? “Siamo fortissimi, cazzo”, era il mantra. Il Milan vuole dimostrarlo subito, partendo aggressivo come il nostro allenatore che, a bordo campo, ha aggiunto al suo consolidato look total-black un bel cerotto sulla pelata, tipico di chi si pettina con la lametta (I know that feeling). Passano cinque minuti e Leao recupera una palla spiovente in area, la difende sul fondo e serve Giroud che tenta di regalarsi un goal di tacco per i suoi 36 ma riceve solo un angolo, senza fiocco nè bigliettino. È preso bene, Olivier. Lo si capisce dopo altri tre minuti passati nella loro metà campo, quando serve CDK ancora di tacco, il belga sterza meravigliosamente sul fondo, si accentra e serve un pallone a Leao a tre metri dalla porta che in tutti i multiversi conosciuti sarebbe stato lo 0-1 ma non in questo dove Rafa è il miglior giocatore della serie A ma non ancora il bomber implacabile che speriamo diventi. Quando accadrà, scopriremo cosa provava Nick Hornby nel godersi Thierry Henry ad Highbury.

Piove Xanax al quarto d’ora con Tata che smanaccia un cross non proprio in maniera esemplare regalando un tiro ad Henderson bloccato poi a terra con una chiappa. Eh, la situa in porta è un po’ naif. Fortunatamente, davanti ci sono artisti meno primitivi come quel sorridente portoghese con la 17 che, al ventesimo, lancia sé stesso con una carezza al pallone e un threesixty che nemmeno Tony Hawk, umilia un intero reparto difensivo e serve Saelemaekers in area che tira a lato, di poco ma era molto difficile sbagliarla. Alexis ci riprova subito dopo, con più mira, dal limite ma Vicario respinge. This is the game, Chuck! Per rispondere alla domanda del mio rapper di riferimento. È il solito match dominato in cui se non segna Giroud, invecchiamo sullo 0-0.

Agli Dei del primo tempo offriamo in sacrificio muscoli e ginocchia di Calabria e Saele. Kalulu e Krunic entrano nella band. Il secondo tempo inizia col freno a mano della paura tirato, forse bloccati dal pensiero: “e se il prossimo fossi io?” La prima grande occasione della ripresa è per Giroud (al minuto 56) che colpisce la traversa con una punizione (quasi) perfetta. Al 63esimo, ancora una punizione, questa volta è Tonali a tentare da più lontano con una botta rasoterra, deviazione di Luperto, la palla sembra insaccarsi lenta nell’angolino basso spiazzando Vicario che dimostra di non aver bisogno del nefrologo con un invidiabile colpo di reni. Gli Dei che uno invoca, prima o poi arrivano e a questi tornava utile un personaggio della mitologia norrena per celebrare le imminenti notti d’inverno, scendono così ad Empoli a prendersi pure Kjaer, al 72esimo. Due minuti dopo giro di Lexotan e Tavor per tutti, offro io! Bajrami vince un duello in velocità con Sandrino (nel frattempo diventato capitano, causa sterminio dei tre che lo precedono) e vola verso la porta. Tatarusanu ha il merito di restare piazzato in mezzo allo specchio, esattamente dove calcia l’albanese. Rispondiamo subito con una bella incursione palla al piede di Brahim che termina con un tiro deviato sul fondo. Come dicevamo, “what the world needs now, it’s not another love song” e infatti è entrato Ante Rebic a cui bastano cinque minuti per ricordarci che giocatore epico potrebbe essere se solo non giocasse una volta al mese. È il 78esimo e Tonali fa a spallate con Parisi guadagnando una rimessa laterale a centrocampo.

Voi forse non la sentite, leggendo, ma in sottofondo c’è sempre “He got game” dei Public Enemy…”God takes care of old folks and fools while the Devil take cares of makin’ all the rules”. Visto che gli Dei non si sono comportati benissimo finora con noi, è il Diavolo che in questo finale scrive le regole del gioco. Pioli e Tonali, eseguono. Il mister recupera velocemente un pallone passandolo a Sandrino-Capitano posizionato una decina di metri più avanti rispetto a dove è uscita la palla. Leao si sta sbracciando, da solo, altrettanti metri oltre la linea di difesa dell’Empoli, rimessa lunghissima, Rafa riceve, fa l’MVP d’ordinanza in mezzo a tre e l’appoggia per Rebic in area che la spinge forte. Forse ricordate la mia teoria sulle esultanze di Rebic. Lui ha questo database a cui accede random per impulsi neurali che a noi non è dato comprendere: prima si esibisce in una specie di “shaka” a la Ronaldinho, poi abbraccia qualcuno e la affina. La “shaka” diventa il gesto di bersi qualcosa. Roba così insana da far sembrare Mr Leslie Chow di “Una Notte da Leoni” un impiegato delle poste.

All’87esimo Brahim Diaz calcia una punizione bellissima, fuori di poco. Al 91esimo Bajrami ne tira una brutta come lo spot Sky della Pausini e segna con Tatarusanu sempre più naif a prender goal sul suo palo. What is game, Who got game, Where’s the game? Nei prossimi 3 minuti ci sono tutte le risposte, Chuck: “If you seek you shall find we all come from Divine”. Ma proprio tutti, eh? Non lo sapevamo ma pure Fode Ballo Tourè arriva da lì. Stasera anche lui ci sa fare, he got game. E Krunic, che accorcia di un metro abbondante la distanza che lo separa dalle stelle per raggiungere, di testa, il cross dello “sper-in-dio” per l’assist dell’1-2? Yeah, he got game too. L’AC Milan di Milano, Campione d’Italia la va a vincere lo stesso con l’eroe più improbabile e per questo già nell’Olimpo Casciavìt. Nick Hornby dovrebbe venirci a trovare a San Siro e scrivere anche di questi ragazzi qui.
Incluso nell’offerta, nel recupero, troviamo anche la demo di un videogioco chiamato Rafael Leao. È semplice ma divertentissimo: corri per 70 metri e segni con lo scavetto.
Rafa got game, We got game…What a game!

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