Terapia di gruppo – Udinese

 

Udinese-stemma

CAPOCCIATA (di Giuseppe Pastore)
Un po’ come Bergamo, un po’ come Piacenza, Udine è un’altra di quelle città che al sottoscritto da piccino dicevano poco e niente; l’unica sua ragione d’essere era per via della squadra che giocava in serie A (potrà sembrarvi una cosa da niente, ma è uno dei modi migliori per imparare la geografia). Peraltro il dubbio sopravvive ancora oggi: per cosa è mai stata famosa Udine al di là di Zico, Abel Balbo, Zaccheroni, il Pampa Sosa e Totò Di Natale? Mai una Battaglia di Udine, mai un Festival di Udine, mai un delitto di Udine, mai neanche una canzone ambientata a Udine (a parte il memorabile esordio a Sanremo di Laura Pausini – vabbè, ‘na cazzata). Quindi per me Udine sarà sempre e solamente nella stessa, identica azione: cross da fondo di Jonathan Bachini e capocciata definitiva di Oliver Bierhoff, come quella che per prima stese l’Inter di Ronaldo.

ZIO (di Samueltron)

“Lo voglio vedepettera a Zico, lo voglio vedepettera steso sull’erba!” (cit.)

Zaccheroni. Helveg. Bierhoff. 1-5 a Udine. Quello scudetto passó anche da li.
Guidolin. Un allenatore meraviglioso che da sempre (dai tempi del Vicenza) vorrei vedere sulla nostra panchina. Una persona che ha l’aria dello zio buono. Quello che non vedevi l’ora di incontrare la domenica a pranzo dai nonni. Grande Francesco.
Qualsiasi ricordo o pensiero svanisce. Stasera c’è il 45. Quindi Milan-Udinese è “per noi per noi per noi tu segni i gol più belli. Vinciamo con Mario Balotelli!”

BUIO (di Gabriele Battaglia)
Ben prima che “riflettori” significasse “figura di merda a Marsiglia”, per me significava Udinese. Sì, perché tutte le trasferte in quell’Oriente dal sapore austroungarico finivano inevitabilmente con lo stadio Friuli illuminato artificialmente. Hai voglia a dire che in Italia c’è un solo fuso orario: Udine fa eccezione. Anche Trieste, presumo, ma la Triestina in era moderna la serie A non l’ha mai vista, quindi non posso fornire testimonianza diretta. Per cui Udinese-Milan comincia alle 3 e finisce di notte.
Milan-Udinese significa anche Hateley: il suo debutto (a San Siro) e la sua ultima partita (a Udine). C’ero a entrambe. Quella di Udine fu triste, uno squallido zero a zero che ci fece raggiungere dalla Sampdoria, all’ultima giornata. Poi però ci fu lo spareggio di Torino, con “Massaro ‘102”, il gol con il boato più lungo della storia del calcio (38 secondi, l’ho cronometrato e ricronometrato quando ho rivisto la partita in videocassetta). Ma Attila, primo grande idolo dopo gli anni bui, non c’era già più.

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