Terapia di gruppo – PALERMO

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LAMBERTONE (di Giuseppe Pastore)
Palermo, Palermo. Palermo. Palermo: grande città del Sud che fino al 2004 non aveva mai avuto alcuna dignità nel calcio ad alto livello, i cui tifosi si rallegravano più che altro per una mancata retrocessione in serie C2 scampata grazie a un qualche fallimento altrui e a un conseguente ripescaggio (come mi spiegò un tizio mio coetaneo che incontrai un giorno in un qualche villaggio vacanze del Trentino Alto Adige). Quindi il primo ricordo veramente calcistico legato al Palermo fu il primo anno di serie A con Luca Toni e soprattutto il grande Lambertone Zauli, lo Zidane pigro, altissimo e tecnicamente fortissimo quanto lento e indolente. Però la maglietta rosanero mi ha sempre fatto ghignare un bel po’.

FORZA LECCE (di Vito Samueltron Nanna)
Milan – Palermo mi ricorda principalmente una partita vista a San Siro con il buon Giuseppe Pastore. Vincemmo. Si fece male Inzaghi e forse pure Pato su un contropiede. Ad Inzaghi la curva dedicò uno striscione credo per l’ennesima impresa europea. Quell’anno tornai a Milano per festeggiare lo scudetto. Per il resto Milan – Palermo non mi ricorda nulla di entusiasmante. Due righe le spreco (è proprio il caso di dirlo) per quell’essere antipatico di Fabrizio Miccoli. Lui che urló in telecamera un “forza Lecce” dopo un gol. Lui che non toccò palla per un intero Bari – Palermo e fu sostituito. Quanti fischi si prese! Ma quanti! Uscì a testa bassa consapevole di aver perso la sfida con il San Nicola. E speriamo che domenica non tocchi palla un’altra volta.

VITOCHIMENTI (di Paolo Madeddu)
(preambolino) (sembra che in queste sedute di Milanisti Non Anonimi io parli sempre di ex fidanzate, e sembra che io ne abbia avuta una per ogni squadra in serie A) (“Non venirci a dire che hai avuto anche una ex di Palermo”) (…Credetemi, è così) (ma in effetti teneva alla Juve) (e l’unica cosa che mi raccontò del Palermo era che una volta era andata allo stadio, nei lontani anni 90, e aveva scoperto che a ogni rinvio del portiere avversario la curva gridava, goliardicamente, “Ooooh…suca!”) (abitudine che molto tempo dopo è stata adottata dalla curva della Juventus, fatto salvo il non piccolo particolare che loro preferiscono invocare “merda!”, evidentemente per la forte identificazione con il materiale in questione)

Il mio primo vero ricordo del Palermo ha a che fare (ancora!) con la Giuvènda, e con una finale di Coppa Italia (1979) nella quale sperai che la squadra di B con Maritozzi e Osellame facesse il miracolo contro la gobberia. E miracolo fu per 87 minuti: il Palemmo segnò a inizio partita col fantastico Vito Chimenti, uomo fatto col pennello. La Signora ne prese atto con il consueto Stile Juventus: Morini e Cabrini diedero talmente tante scarpate a Vitone, che nell’intervallo mister Veneranda dovette sostituirlo. E dai e dai, a 6 minuti dalla fine “Cane morto” Brio riprese una malaccorta respinta del portiere e pareggiò a porta vuota. Si andò così ai supplementari, e lì sperai nei rigori, visto che Zoff non era abituato a subirne, Virdis non era in campo e Bettega – sfigato come sempre – si era rotto tre costole cadendo male dopo un tentato colpo di testa. Invece, al 117mo minuto, un gran gol del fantasmagorico Barone Causio portò a Torino un trofeo che salvava la stagione bianconera. Oh. Suca.

vitochimenti

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