Terapia di gruppo – FIORENTINA

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RECORD (di Giuseppe Pastore)
La prima Fiorentina che mi viene in mente è quella delle figurine Panini con maglietta Seven Up (buonissima la Seven Up!), annata 1992-93, che non fece una bella fine nonostante le grandi firme. La seconda Fiorentina è quella appena tornata in A, quella del record di Gabriel Omar Batistuta, il più grande attaccante che abbia mai giocato in serie A negli anni ’90 (e ne sono passati tanti, di attaccanti). Di conseguenza era una Fiorentina fortissima che mi dava anche qualche fastidio infantile, tipo quando provò a contenderci lo scudetto l’anno successivo prima di squagliarsi da febbraio in poi. Ma la mia Viola si è sempre specchiata in Batigol, con il dito indice sulle labbra al Camp Nou, con l’urlo “Te amo Irina” nelle telecamere dopo averci purgato in Supercoppa, con la tripletta a Lehmann nell’anno dello scudetto e il drammatico infortunio mentre era lanciato verso Abbiati, criniera al vento, nel match di ritorno. Quanto avrei voluto vederlo nel Milan.

EMPOLI (di Vito Samueltron Nanna)

Strano a dirsi ma se penso alla Fiorentina mi viene in mente Milan-Empoli. Lo scudetto di Zac, tante volte citato da noi di ComunqueMilan, passò soprattutto da lì. Vincemmo 4-0 contro l’Empoli. Bierhoff la metteva da qualsiasi posizione e Guly, ripeto Guglielminpietro, sfornava assist a gogó. La Lazio si fermò a Firenze, credo 1-1. Assurdo ricordare più quello scudetto che l’ultimo con Ibra.

La Fiorentina è anche Batigol, un mostro, uno che segnava, segnava e segnava. È anche Rui Costa uno che faceva assist, faceva assist e faceva assist.
Il conte Uguccione e Mai dire gol fanno scendere una lacrima di nostalgia mentre Ceccherini e Carlo Conti fanno scendere qualcos’altro.

ADDIO ALLE ARMI (di Gabriele Battaglia)
L’anno di Zac, 1998-99, fu un anno strano. A parte il Milan scudettato più improbabile della storia, feci un po’ di disastri di carattere personale tra Italia e Sudest asiatico. Era un periodo tormentato ma ricco, quando entri nell’età adulta mentre l’adolescenza non ti molla ancora. A Firenze ci andai quasi per caso, distratto, dopo un rave notturno al Bulk di Milano. Lo zero a zero dice poco, ma lì capimmo che la Fiorentina (una pretendente al titolo che ci aveva mazzolato a San Siro all’andata, proprio come quest’anno) ci era inferiore. Eravamo cresciuti. Ciliegina sulla torta: Batistuta si spaccò. Fine: ormai la sfida era Milan-Lazio. Felici e pimpanti, uscimmo in massa dal Franchi e seminammo il panico per Firenze. Non lo sapevo ancora, ma per me fu l’ultima volta: l’ingresso in una diversa fase della vita festeggiato con un ultimo sabba.

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