Come si vende un Faraone

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Silvio Berlusconi, ce lo ricordiamo tutti, è l’uomo che dichiarò incedibile Thiago Silva in diretta televisiva (SportItalia, 15 giugno 2012) per poi venderlo al PSG un mese dopo. Stavolta però si è addirittura superato: ha messo in croce per mesi Massimiliano Allegri imputandogli di mettere troppe volte in panchina El Shaarawy, lo ha confermato alla fine di una patetica sceneggiata lunga mesi e mesi e ora, come prima mossa dell’Allegri 4.0, progetta di vendere proprio El Shaarawy, probabilmente al Manchester City. Questo almeno è quel che sostiene la Gazzetta, unico medium di una certa rilevanza a cavalcare la tigre – per esempio, Sky e quel tal Pedullà smentiscono prudentemente, anche se sappiamo che il City è squadra abituata a completare il grosso della campagna acquisti già a giugno.

1) 40 milioni sono tanti, forse troppi. Davvero è arrivata un’offerta così? Pare che il Manchester United ne abbia offerti 70 per Cristiano Ronaldo, che certamente ne vale almeno il doppio del Faraone. Siamo proprio sicuri? Ad ogni modo, la cifra è di quelle che fanno alzare il sopracciglio e, fosse vera, costringerebbe a sedersi al tavolino per rifletterci su.

tevezgalliani2) Una cosa sono i 40 milioni cash, altra cosa sono i 25 milioni più Tevez, cavallo di ritorno e vecchio amico del Giaguaro Galliani. Carlitos, probabilmente ben lieto della destinazione milanese anche perché avrebbe già tutte le serate impegnate con la cricca nerazzurra dell’asado, guadagna però 8,5 milioni all’anno, poco meno del doppio del tetto salariale di 4 milioni (+1 in caso di qualificazione alla Champions) che il Milan si è – giustamente – autoimposto dalla scorsa estate. Che facciamo? Un 29enne apparentemente sano e arruolabile da qualsiasi squadra europea che si decurta l’ingaggio del 40% per venire al Milan è circostanza più unica che rara. Quindi, non ci crediamo. Non a questi numeri, almeno.

3) Ammesso e non concesso che il City abbia davvero messo gli occhi sul Faraone, perché il Milan dovrebbe venderlo? I ben informati sostengono che è questione di modulo, dando per scontato che lo strombazzato ritorno al trequartista avvenga sul serio (l’estate scorsa ci si riempì a lungo la bocca col “falso nove” e l’importanza di Cassano nel nuovo progetto tattico di Allegri, prima di fargli fare la fine che sapete). Ma ha senso incasellare in un unico schema di gioco un ragazzo di vent’anni che ha ancora enormi margini di miglioramento? Ha senso scegliere come perno del nuovo modulo non El Shaarawy, ma il 30enne Diamanti o addirittura il buon Saponara, che potrà anche essere la reincarnazione di Johan Cruijff ma al momento ha un bottino di zero presenze in serie A? Hanno senso tutte le altre congetture che ci tocca sentire in queste ore, tipo la storia che El Shaarawy è incapace di fare la prima o la seconda punta e sarebbe buono solo come attaccante esterno? A nostro avviso, assolutamente no: se il Milan vende El Shaarawy è solo per fare cassa, le scusanti di ordine tattico-metodologico le lasciamo agli scherani di Galliani.

4) Questo ci porta all’amara considerazione: cos’è diventato il Milan? Una società modello Ajax o Arsenal, con la missione di allevare giovani e giovanissimi per piazzarli ancora poppanti agli sceicchi che ce li comprano a peso d’oro? Sappiamo che ormai è impossibile competere per i Neymar e i Bale, e anche per gli Jovetic e i Dzeko (a meno di non vendere il Cavani di turno), ma dobbiamo rassegnarci a sognare Matri fino a settembre? Il tormentone della settimana è stato “Vogliamo una rosa di 25 giocatori”: ci sembra che, con questa maniacale attenzione della quantità, il problema della qualità sia stato leggerissimamente sottovalutato.

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Qual è la nostra sensazione? Che El Shaarawy rimarrà al Milan, perché lo vuole lui prima ancora che la società. Seppur andato via con l’amaro in bocca, Thiago Silva era già abituato a comportarsi da professionista, mentre Ibrahimovic non aveva bisogno di presentazioni; ma il Faraone non è ancora un tipo da ragionare col commercialista di fianco, e se Dio vuole è ancora al riparo da tentazioni raiolesche. Rimarrà, il Faraone, e sarà un rischio che tutti i tifosi del Milan saranno felici di correre; la società un po’ meno, perché il brutto girone di ritorno ha instillato il tarlo del dubbio che ElSha non sia tanto compatibile con i moduli (?) presenti e futuri di Allegri e che il suo stellare rendimento da settembre a gennaio non sia così facile da ripetersi con l’ingombrante Balotelli che fagocita da solo tutta la fase offensiva della squadra; e che insomma, un’offerta di 40 milioni potrebbe non ripresentarsi tanto presto. Ma rimaniamo sull’attenti, perché se il Faraone imbrocca due partite in mondovisione in Confederations Cup, chissà come può andare a finire.

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