Verona-Milan 0-1: le Pagelle Che Non Lo Erano

In questi ultimi dodici mesi si è parlato molto di porti, più di quanto se ne parlasse ai tempi di Colombo e Vespucci (due che invadevano la sovranità altrui ai tempi in cui era una cosa da eroi), e in questi giorni sono di nuovo stati la principale preoccupazione degli italiani, che per tutto il resto invece dormono sonni tranquilli. Siccome la nostra principale preoccupazione qui dentro è il Milan, non potevamo non unire le due cose, accostando la prestazione – preoccupante – dei nostri giocatori col Verona ai nostri porti più rappresentativi.
 
Donnarumma – PORTO DI MESSINA
Nel primo tempo smista un traghetto di Faraoni seguito da un veloce aliscafo di Zaccagno; nel secondo tempo sul palo dei nazi è la Madonnina a provvedere a tutto.
Calabria – PORTO DI GENOVA
Fatica e bestemmie da camallo per l’espulsione ma anche per il palo a metà secondo tempo (notevole controllo e tiro – se solo i nostri piedibuoni prendessero questo tipo di iniziativa ogni tanto). Al di là dei mezzi tecnici, si impegna parecchio e cerca di schiacciare sull’acceleratore. Salterà il derby, e da quanto visto nel secondo tempo è un gran peccato.
Musacchio – PORTHOS
Non è il più raffinato dei moschettieri, ma combatte a viso aperto, infatti Stepinski tenta di aprirglielo ancora di più. Gli scappa via Verre nel primo tempo e contribuisce al pastrocchio del 93mo, ma per il resto una partita sicuramente sufficiente.
Romagnoli – PORTO DI TRIESTE
Pochi lo sanno ma dietro quell’eleganza c’è il porto più trafficato d’Italia: svolge il suo lavoro con autorevolezza e anche con un po’ di finezze letterarie alla Italo Svevo.
Rodriguez – VENEZIA
Enormi veronesi da crociera navigano nelle sue acque, ma lui è imperturbabile, anzi Serenissimo: la sua maggiore attrattiva è il passato, nel senso del pallone passato orgogliosamente all’indietro da qualsiasi posizione, per non rovinare quelle medie sui passaggi completati sulle quali la gente discute seriamente di calcio mentre il gioco sprofonda. Ma se non altro, il fatto che passi il pallone rende impossibile definirlo un “veneziano” – proprio come la maggior parte delle persone che si incontrano a Venezia.
Biglia – PORTORICO
Gioca come se rappresentasse l’isola che ci ha regalato il reggaeton, il ritmo lento, noioso e monocorde che gli italiani di tutte le età trovano delizioso e sexy. Anche l’arbitro, essendo italiano, è affascinato dalla sua pesantezza despacita e gli risparmia un’ammonizione.
Kessié – PORTO FRANCO
Il porto più amato d’Italia, quello dove si gode di benefici fiscali, tipo il non pagare dazi di importazione di merci o la più solenne assenza di imposte – e lui non paga dazio a una partita indolente, giocata soprattutto in avanti a cercare di entrare in acque veronesi o a coprire l’entrata di qualcuno dei nostri barconi malandati. Ovviamente è bersagliato per 90 minuti dalla curva gialloblu ma non può prendersela, perché gli stadi sono a loro volta un porto franco per tanti vermi con bandiera.
Paquetà – PIOMBINO
Non capiamo bene a cosa serva, ma sicuramente è un limite nostro.
Calhanoglu – PORTOFINO
“I found my love in Calhanoglu”: come nella vecchia, sospirosa canzone del “duro” Fred Buscaglione, Giampaolo deve aver trovato il suo amore nel nostro turcostrano, perché lo fa spompare il doppio di Gattuso: lo si vede praticamente in ogni zona del campo, a pressare, difendere, scivolare comicamente, cercare di servire compagni smarcati (ma non ce ne sono mai, quindi è una fatica in meno). Provoca il rigore e anche il gol del raddoppio. Se avessimo un gioco, sarebbe uno dei suoi migliori esponenti.
Suso – PORTO CERVO
Con l’imprevedibile verve di un Umberto Smaila che entra in scena per scatenare una festa che fa rivivere gli intramontabili anni ’80, prova a sorprendere i veronesi con (sentite questa!) 4-5 palloni dalla sinistra a rientrare. Ma sono così pochi che sorprendono anche i nostri. Lui comunque è talmente vip che riesce anche a sottrarsi alle scarpate prese dai suoi compagni proletari.
Piatek – OLBIA
Inattivo e semiaddormentato quasi tutto il tempo fino al momento in cui si prende sulle spalle, tutte insieme, 10 milioni di persone che a lui affidano almeno una settimana di serenità e relax. In quel momento è ineccepibile, ma per il resto è la gioia di chi deve sorvegliarlo.
Rebic – BRINDISI
Un po’ per i traghetti che partono per la Grecia carichi di speranze (quelle della gioventù che salpa sognando che i suoi sconclusionati tatuaggi fruttino tangibili successi erotici). Un po’ perché brindiamo al suo debutto. Non fragoroso ma, tra un inserimento in area, due ottimi spunti sul lato sinistro e un’ammonizione brillantemente gratuita, abbastanza movimentato. E ora come ora, vedere qualcuno che si muove ci causa emozioni sovrumane.

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