Spal-Milan 0-4: le Pagelle Che Non Lo Erano

Pochi ne hanno parlato, ma questa settimana in una cittadina ligure si è tenuta una sagra di cantanti. Per incoraggiare questa simpatica iniziativa abbiamo voluto paragonare la prestazione dei nostri giocatori ad alcune delle strofe (non badate troppo ai titoli) declamate in tale occasione, anche per dare un po’ di visibilità a questi motivetti che nel 95% dei casi già da dopodomani nessuno vorrà sentire nemmeno dovessero puntargli una Polisportiva alla tempia.

Donnarumma – NON MI AVETE FATTO NIENTE (Ermal Meta & Fabrizio Moro)
“Questa è la mia vita che va avanti”. Per qualche motivo, il pubblico di Ferrara disprezza lui e la sua mamma, Antenucci cerca di fargli brutto dopo mezzo secondo di perdita di tempo, ma lui passa una giornata imperturbabile – specie sul calcio di punizione di Viviani che picchia sul palo esterno. Ma alla fine non gli hanno fatto niente, facce di serpente.
Abate – ARRIVEDORCI (Elio & le Storie Tese)
“Una storia unica, una carriera artistica dolcemente stitica, ma elogiata dalla critica”. Come il complessino milanese, anche quando dice di essersi sciolto, te lo ritrovi titolare in tour o in qualche kermesse.
Romagnoli – ETERNO (Giovanni Caccamo)
“Qualcosa di strano, qualcosa di eterno mi tiene la mano”. Che siano Nesta e Zidane? O anche solo Marione Yepes? Autorevole davanti (dal suo colpo di testa nasce il primo gol di Cutrone) che dietro, dove specialmente nel secondo tempo è regolarmente in anticipo sugli attaccanti avversari.
Bonucci – SENZA APPARTENERE (Nina Zilli)
“Io volevo salvarmi io e poi perdonarmi delle volte che ho svelato quella parte debole di me ma senza appartenere”. Qualunque cosa significhi, lo porta a un’ammonizione finale veramente sciocca, che interpretiamo come un omaggio a Paletta.
Rodriguez – OGNUNO HA IL SUO RACCONTO (Red Canzian)
“Ne ho fatte di soste a pensare, confuso tra gli altri ad osservare”. Come il canzianissimo ex Pooh, sembra rimasto alla dieta vegana.
Kessié – IL BALLO DELLE INCERTEZZE (Ultimo)
“Ricordo c’era il vento e mi chiedevo dov’è il senso”. Sarà lo sguardo serioso che ci fa dimenticare che è ancora una Nuova Proposta di 21 anni, ma visto che è una delle certezze di questa squadra sarà meglio che si accerti che in trasferta a chi ci arbitra prude il cartellino.
Biglia – NON SMETTERE MAI DI CERCARMI (Noemi)
“Il sole sorge piano, e piano e piano”. Santiddìo, finalmente.
Bonaventura – IMPARARE AD AMARSI (Vanoni, Bungaro, Pacifico)
“Giorno per giorno, senza sapere cosa mi aspetta”. Non si capisce mai dove sia l’interruttore che lo accenda. Stavolta, pur dando un discreto contributo a centrocampo, è in una delle sue giornate anonime.
Calhanoglu – UNA VITA IN VACANZA (Lo Stato Sociale)
“Niente nuovo che avanza ma tutta la banda che suona e che canta per un mondo diverso”. Esecuzione abbastanza sciatta e concetti inconcludenti, ma incontra la benevolenza generale, e il contesto lo aiuta a farla franca.
Suso – COSI’ SBAGLIATO (Le Vibrazioni)
“Salvami ancora da queste mani fredde e viola”. Mentre tra i tifosi monta l’ansia che la partita vada verso gli stessi mesti binari di Udine, il nostro Giocatore Prevedibile Che Fa Sempre La Stessa Cosa coglie di sorpresa un’altra volta la difesa avversaria, e propizia il secondo gol così come aveva propiziato il primo.
Cutrone – LETTERA DAL DUCA (Decibel)
“Supero i miei limiti più di quanto immagini”. Quando stai correndo via per esultare ma il palo in persona ti cerca per aiutarti a ributtarla dentro, ecco che quella strana parola, “predestinato”, suona un po’ meno strana.
Montolivo – FRIDA (The Kolors)
“Da quanto tempo tu non guardi più la luna?” Dai sotterranei di Milanello riemerge giusto in tempo per prendere confidenza con il campo in vista della squalifica di Kessié – e tanto per gradire, pesca magnificamente Borini con un filtrante in area per il ciliegione finale.
Borini – PASSAME ER SALE (Luca Barbarossa)
“Nun c’ho le parole che c’hanno i poeti, nun è robba per me”. A inizio stagione faceva cose che nessuno lo reputava capace di fare, tanto da diventare imprevedibilmente intoccabile in prima squadra; poi con la responsabilità è iniziata la depressione. Il ritorno al gol (un sinistro mica male, tra l’altro) potrebbe ricollocarlo in quel ruolo di calabrone, del quale si usa dire che non dovrebbe alzarsi da terra, e cionondimeno, svolazza ignorante.
André Silva – LA LEGGENDA DI CRISTALDA E PIZZOMUNNO (Max Gazzé)
“Io ti aspetterò, fosse anche per cent’anni aspetterò”. Detto questo, se ci fai aspettare un po’ meno beh, tanto meglio, eh.

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