Roma-Milan 0-2: le Pagelle Che Non Lo Erano

La Milano Fashion Week si conclude con un’apoteosi dei nostri stilisti: al termine di una glamourosissima sfilata la créme del calcio milanese consegna un seducente cappottino all’aristocrazia romana. Inevitabile accostare le nostre Pagelle Senza Voti ai più famosi creatori di eleganza del mondo.
 
Donnarumma – PIERRE CARDIN
Non attivissimo come qualche tempo fa, mostra con parsimonia le sue preziose e pagatissime creazioni: l’ironica uscita di pugno in tulle per sdrammatizzare, un frusciante, audace boa in uscita bassa a centroarea, una eccentrica guantata di velluto a fil di traversa, e un gioco di trasparenze su un vertiginoso spacco di Schick, lasciato libero dall’unica scollatura veramente osée della nostra difesa, e infatti giudicata in fuorigioco.
Calabria – VALENTINO
Spande alta sartoria in difesa, e un gol di puro lusso in attacco: un cucchiaio di diamante proprio lì, nella maison di François Pupòn.
Romagnoli – GIORGIO ARMANI
Se è davvero quello visto in queste settimane, non siamo sicuri di poterlo giudicare insieme ai colleghi. Proprio come il divino perennemente in nero, che andrebbe casomai accostato a gente di un’altra categoria che si è ritirata da un po’ (Amedeo Modigliani, Enzo Ferrari, Marcello Mastroianni), sta prendendo l’ascensore per il piano del grattacielo dove risiedono Schnellinger, Stam e Costacurta. Chi risiede al piano più alto non lo riveliamo perché ci trema la mano.
Bonucci – DONATELLA VERSACE
È parente stretto (ed era ora) di colui che ai suoi bei tempi impose un certo, ehm, stile (…malauguratamente a un certo punto ha messo piede fuori dall’Italia, e lì lo hanno impallinato). Forse accanto a questo Romagnoli si sta convincendo di poter tornare iconico: quando da diffidato va a scivolare rischiosissimamente su Schick in area dà una dimostrazione di confidenza impressionante. La percentuale di capelli bianchi dei tifosi milanisti aumenta del 15%, però guardate Gattuso: brizzolato is the new black.
Rodriguez – JIL SANDER
Sobria, minimalista, e in rialzo dopo che le sue quotazioni erano scese: forse propone poco, ma guardacaso il temutissimo Under esce dalla partita molto prima di farsi male.
Biglia – KARL LAGERFELD
Ancora un po’ rigido ma dalla sempre maggiore facilità con cui smista si comincia a capire che ha iniziato a capire i compagni; le cifre astronomiche sborsate per sfoggiarlo sono sempre meno inconcepibili.
Kessié – DOLCE & GABBANA
Non può essere uno solo, devono essercene per forza due: uno che arremba l’area avversaria permettendosi a tratti delle giocate di fino e un altro che martella tutto quello che vede avvicinarsi alla nostra area estirpandogli il pallone; a un certo punto sembra così tanto il cliché del centrocampista ideale che gli manca solo uno spot pubblicitario con leoni e danze tribali girato dai due iconici re dei cliché.
Bonaventura – ROBERTO CAVALLI
Qualcosa inventa, ma soprattutto avvolge con un pressing leopardato i centrocampisti avversari.
Calhanoglu – JEAN-PAUL GAULTIER
Flamboyante a volte ai limiti del comprensibile, riesce a rendere facile quello che sembra impossibile (e il modo in cui serve velocemente i compagni è seta pura, rispetto alla grezza lanaccia cui eravamo abituati da anni), ma ogni tanto rende kitsch quello che potrebbe portare a un informale, comodo goal – troppo banale per lui.
Suso – CHRISTIAN LOUBOUTIN
Quando lucida quella sua iconica scarpina, rubini e smeraldi si ritirano in buon ordine, sapendo di valer molto meno.
Cutrone – JOHN GALLIANO
…Ma com’è pret-à-porter, questo ragazzo.
Kalinic – TOM FORD
Più che con la sua griffe nella porta giallorossa, si rivela come regista: la sua palla impossibilmente cool per Calabria riceve il Gran Premio della Giuria a Venezia, due candidature ai Golden Globe e due candidature ai BAFTA. Che in effetti non fappiamo cofa fiano ma per quanto foddiffatti, non ci bafta.
Montolivo – VIVIENNE WESTWOOD
Cinque minuti in cui l’iconica star racconta ai giovani i suoi aneddoti su quanto era punk, provocatore e nichilista il Milan di Montella.
Borini – JACOBIM MUGATU
Si ritrova per le mani la stella ninja con cui ammazzare definitivamente la sua ex squadra e forse anche Di Francesco, ma Alisson lo neutralizza da terra con un’espressione magnum.

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