Le Pagelle Che Non Lo Erano: Verona-Milan 1-3

Verona, L’Arena. Milano, La Scala. Forse il confronto in campo, ieri, non è stato degno dei palchi più importanti della lirica – però abbiamo portato a casa tre punti, e noi libando ne’ lieti calici, conseguentemente ciucchi, diamo le nostre pagelle senza voti ispirandoci alle Grandi Opere – che oltretutto anche il nostro presidente ci ha sempre avuto un debole (anche se lui per qualche strano motivo voleva farle a Messina). E poi, lo sanno tutti che Verdi è nostro. Anche se in comproprietà col Torino.

Abbiati. Trama del Faust di Gounod: c’è un anziano che sta per farla finita, quand’ecco, Mefistofele gli entra in casa (d’altra parte, non trovando mai chiusa la porta) e gli restituisce giovinezza e fascino (più la prima che il secondo). In almeno tre interventi c’è oggettivamente la mano del diavolo, che d’altro canto saremmo noi. E ogni tanto anche lui.
Abate. Da Il figliol prodigo di Amilcare Ponchielli, ascoltiamo il finale – quello in cui nella commozione generale, tutti rendono grazie a Dio, grazie Signore grazie, hai ascoltato le nostre preghiere, lasciamo perdere il nuovo stadio e costruiamo tutti insieme un’abbazia degna di quest’uomo baciato dalla santitudine.
De Sciglio. Nessuna vera incertezza, ma dopo qualche sonata convincente ritorna quella sensazione sgradevole di nécarnenépesce, e da lui continuiamo ad aspettarci di più – proprio come tutti quanti si aspettavano di più dal Fidelio di Beethoven.
Alex. Sembra l’unico difensore che ha recepito l’aria della Turandot che più vogliamo sentir suonare in area di rigore: Nessun dorma, ******* (segue citazione da Tiberio Timperi che molto probabilmente anche Puccini soleva dire allo stadio).
Rami. Noi ormai lo amiamo, ma come canta la Carmen di Bizet, l’amore è un uccello ribelle che niente può addomesticare, ed è davvero inutile che lo si chiami, se ritiene di rifiutare. Però, oh, ieri l’abbiamo sfangata; poi contro il PSG, vedremo. O giochiamo col Bayern? In questo momento ci sfugge.
Poli. Da un anno cerchiamo un paragone per lui, giusto per fare i finissimi. E vorremmo azzardare che è un Gattuso sedato, o un Montolivo basso, o un Brocchi bello, o un Emanuelson stinto o un Eranio blando. Ma la verità è un’altra. Mettiamola così: il momento più famoso del Nabucco di Verdi è l’aria Va’ pensiero, il cui momento clou è quando dice: “Arpa d’or dei fatidici vati, perché muta dal salice pendi? Le memorie nel petto raccendi, ci favella del tempo che fu”. Ecco, il bello di Poli è che non ci favella di niente.
Essien. I Pagliacci di Ruggero Leoncavallo. E non ci sentiamo di aggiungere altro.
Muntari. Il migliore dei nostri centrocampisti ieri. Non guardateci così. Madamina, il catalogo è questo. (Don Giovanni, Mozart)
Honda. “Bravo, bravissimo! Bravo! Fortunatissimo per verità! Bravo! Fortunatissimo per verità, fortunatissimo per verità! Pronto a far tutto, la notte e il giorno – sempre d’intorno in giro sta. Pronto prontissimo son come il fulmine: sono il factotum della città, della città, della città, della cittàaaaaaaa!!!!!”
El Shaarawy. La sua conclusione in porta nel primo tempo è Che gelido piedino, se lo lasci riscaldare. L’imbeccata a Honda è Gloria all’Egitto! Il giudizio complessivo è: Un bel dì vedremo.
Torres. Se non vi spiace, peschiamo ancora da Leoncavallo – il vecchio Leonka: Vesti la giubba… Ovvero. In pratica. In poche parole. Sarebbe a dire. In soldoni… Nandino, QUANDO METTI LA MAGLIA DEL MILAN, METTILA DAVVERO. Grazie.
Bonaventura. Ultimo quarto d’ora, con piglio da Cavalleria rusticana. Ehi, questo sembra uno di quei giudizi di quel giornale color prosciutto, no?
Menez. Sempre libero degg’ei, folleggiare di gioia in gioia, vo’ che scorra il viver suo pei sentieri del piacer. (La Traviata, Verdi)
Bonera. Entra all’85mo. Il Verona segna all’86mo. Che dire, se non: La forza del destino (Giuseppe Verdi).

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