Le Pagelle Che Non Lo Erano: Alfred Hitchcock presenta Parma-Milan

A dire la verità, prima della partita pensavamo che le nostre pagelle tematiche senza voti sarebbero state collegate a un differente ridacchioso filo conduttore. Però visto come è andata, quello ce lo teniamo per il ritorno: per commentare la partita di ieri sera ricorriamo al gustoso cliché della “partita sceneggiata dal magodelbrivido Alfred Hitchcock”, che fa molto Rai – alla quale incidentalmente (no, non è vero) ricordiamo la nostra autocandidatura per il posto di Gene Gnocchi alla Domenica Sportiva, alla quale sapremmo portare il nostro impareggiabile, bonario umorismo per famiglie. Che non vi salti in testa di chiamare al nostro posto Màccs Ggiùsti, che fa schifo al belìno e non farebbe ridere nemmeno nel più Gasparro dei mondi (mica come NOI, che le famiglie ce le mettiamo in tasca). Ma nell’attesa, ecco a voi La Congiura delle Pagelle.

Diego Lopez: GLI UCCELLI. Trama: ci sono delle robe che arrivano in volo da tutte le parti, e non si capisce bene perché; nessuno riesce a fermarle – lui men che meno. Scena più drammatica: quando lo si vede schiantato a terra trafitto da un pallone migratore. Probabilmente è tutta una metafora metaforosa sulla Natura, ma è quanto meno singolare che da anni così tanti tipi di metafore vadano in scena tra i nostri pali.

Mattia De Sciglio: SOSPETTO. In un crescendo di tensione, lungo ormai da un paio d’anni – che per quanto un film sia buono, è una durata che metterebbe a dura prova anche Enrico Ghezzi (forse) – si fa strada l’attanagliante dubbio. E se (ohmamma che paura) dicevamo, se (ma non vogliamo neanche pensarlo) se (ma stiamo lavorando di immaginazione, pura speculazione) se non fosse capace?

Ignazio Abate: VERTIGO. Che sarebbe, in italiano, La donna che visse due volte. Ma a noi serve il titolo inglese, perché cosa avete pensato, diteci, quando si è messo a crossare, e poi – oddio, oddio – quando è partito in coast to coast perentorio e francobaresico verso la porta avversaria, e – oddio, oddio – quando ha tirato e – oddio, oddio – stava per fare gol????? Vi sareste più ripresi dal trauma, oppure vi sareste sentiti come in caduta da un campanile?

Daniele Bonera: IL DELITTO PERFETTO. Trama: giovane bresciano non sa giocare a pallone, e nutre per il gioco un evidente fastidio. Diventa miliardario come capitano del club più titolato al mondo. La polizia cerca di fargli commettere un errore che lo metta con le spalle al muro. E caspita, lui commette errori ogni quattro minuti e da un decennio, però nessuno lo ferma, può darsi che la polizia abbia le mani legate – al contrario di lui, che dovrebbe aver legate sia le mani che i piedi.

Muntari: PSYCO. Nella partita in cui ti aspetti che si metta a distribuire coltellate sotto la doccia, lui mantiene l’aplomb: perde pochi palloni, è quasi sempre pronto a dare una mano al compagno per il disimpegno. E se questo non vi fa paura, pensate: non viene NEMMENO AMMONITO. Sconvolgente! Panico in sala.

Alex: INTRIGO INTERNAZIONALE. Un tizio vive momenti convulsi tra personaggi impietriti. Nell’originale era il monte Rushmore, ma è chiaro che non possiamo porre limiti al destino di Daniele Bonera: un giorno qualcuno potrebbe anche vedere in lui uno statista e farlo eleggere Presidente degli Stati Uniti, e Lincoln e Jefferson dovranno abituarsi all’idea.

Adil Rami: IO TI SALVERO’. Entra e puntella la baracca. Ovviamente lo fa col suo modo arruffone, però gente, noi in pieno marasma siamo così obnubilati che scorgiamo in lui la lucidità di uno Scirea. E già che ci siamo anche il fascino di Ingrid Bergman.

Cristian Zapata: L’ALTRO UOMO. La famosa scena del luna-park – sapete, l’idea della paura che soppianta il divertimento. Ovvero: esce Bonera (divertimento!) ma tre minuti dopo entra lui (paura!). Per fortuna al posto di uno psicopatico ci sono Belfodil, Palladino e Bidaoui, che in fin dei conti sono il tipo di psicopatici con cui si vorrebbe sempre avere a che fare tutti i giorni.

Andrea Poli: IL SIPARIO STRAPPATO. Con Paul Newman. Ovvero: molto incasinato, però il protagonista piace alle donne.

Nigel De Jong: LA FINESTRA SUL CORTILE. Un tipo se ne sta a vedere per un po’ gli strani personaggi che lo circondano; quando si rende conto che non riceverà aiuti dall’alto, decide di sbrogliare la situazione per conto suo, buggerando lo stupido scimmione che pensava di essere più furbo di lui. Haha, stupido scimmione.

M’baye Niang: THE WRONG MAN. Sentite, non diteci che con un titolo così vi servono spiegazioni. 

Keisuke Honda: IO CONFESSO. Cioè, io veramente, nel senso di io che scrivo: io confesso di aver pensato che fosse grottescamente scarso. Ma ora, come per Birsa, sono pronto a cambiare idea e a fare di lui il campione della mia infanzia.

Giacomo Bonaventura: NOTORIOUS. Nel primo tempo sembra uno che mangia uranio (…vi sembrerà una spiritosaggine un po’ fiacca, del genere perdoniamoli, scrivono fesserie tutto il tempo e non è che si possa sempre far ghignare a macchinetta – e invece no, è esattamente quello che succede nel film). Nel secondo tempo, infatti, la dieta comincia a dare quegli sgradevoli effetti secondari, come accade nel film a Ingrid Bergman. Alla quale comunque ci pare somigli anche lui. A dire il vero, ieri sera anche Muntari ci sembrava Ingrid Bergman.

Jeremy Menez: L’UOMO CHE SAPEVA TROPPO. Non tanto per la trama o il titolo. Quanto per la canzone finale… Que sera, sera, whatever will be, will beeee – forza, dai, tutti insieme!!!!!

 

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