Milan-Verona 1-1: le Pagelle Che Non Lo Erano

Sessant’anni fa usciva La dolce vita di Federico Fellini, uno dei film italiani più famosi al mondo, che tra l’altro coniava un’espressione tutt’ora utilizzabile per descrivere la condizione di chi gioca contro il Milan. Abbiamo preso quell’opera che segnò un’epoca, e abbiamo utilizzato i suoi personaggi principali per descrivere i nostri giovani in una partita che ha un solo modo per fare epoca, ed è giù in fondo, in fondo, in fondo.
 
Donnarumma – Marcello Mastroianni
Sta lì a guardare, insofferente e abbastanza passivo, mentre attorno a lui è tutto un boom, forse economico – nel senso che è il risultato di tante economie: fuorigiochi sbagliati, pali, decadenza e depravazione calcistica, Cristi che volano (…soprattutto sugli spalti). Tutto pare così insensato, lui che cosa può fare? Però la vita è gentile con lui: riesce a non essere implicato in un crimine quando la trama prevede un pallone che rimbalza impazzito tra lui, Musacchio e Bonaventura.
Calabria – La fidanzata Emma
Depressa e cornutona, non si rassegna e cerca di riguadagnare il posto a fianco di Marcello, disputando una partita melodrammatica: dietro viene superato un po’ troppe volte, ma è giusto ricordare che davanti conserva una strana capacità di imporsi che a tratti ci fa persino sognare: entra due volte in area cercando il Susogol, e ha addirittura un momento-Tassotti quando di pura tigna va a prendere in scivolata un passaggio lungo di Paquetà, trasformandolo in cross per Ibrahimovic. Che però non c’è, fedifrago.
Musacchio – Nadia Gray
Non ha una parte cruciale, è lì più che altro per sprigionare erotismo. L’impressione è che i veronesi non si facciano sedurre. Ah, peggio per loro.
Romagnoli – Angelo Rizzoli
Ovvero il produttore del film, nonché padrone del Milan di cui fu presidente il figlio Andrea. Si spende più che può, dietro (bene) e davanti (un po’ meno), e riesce persino a evitare la censura che gli impedirebbe di essere proiettato nel derby: non gli si può chiedere di più.
Theo Hernandez – Anouk Aimée
Più ubriaca che ubriacante, è frivola in occasione del gol subito e priva di spessore quando si mette a fare la seria. Dopo esser stato rimproverato per una settimana per aver quasi spaccato la traversa invece di passare al compagno, sciupa la sua iniziativa migliore quando, dopo aver buggerato una scia di spasimanti veronesi, davanti alla porta invece di tirare cerca il consenso dei salotti passando in mezzo, dove i nostri intellettuali sono immancabilmente in crisi. Tipico degli intellettuali.
Kessié – Nico
Come la misteriosa vamp destinata ad inserirsi nelle vite di plurime rockstar, gioca una partita ombrosa ma obiettivamente di quantità impressionante: lo si trova nei dischi dei Velvet Underground, in tre quarti dei contrasti a centrocampo, nei film di Andy Warhol, nelle retrovie, nel letto di Jim Morrison. Però è ben visibile che per non prender più fischi, non prende più rischi.
Bonaventura – Laura Betti
Come la – ehm – compagna di Pier Paolo Pasolini, litiga furiosamente col protagonista, ed è più o meno quel che fa Jack fa col pallone. Spiace dirlo, ma un giocatore con la sua esperienza dovrebbe fare UNA cosa velocemente ed è pensare, non buttarsi qua e là in accelerazioni isteriche convinto di poter essere utile ovunque. Gioca una partita di inciucchito agonismo, ma non ricordiamo molto di utile.
Castillejo – Adriano Celentano
Si agita come uno scardinato per novantacinque minuti, non ha la minima idea di quello che sta cantando ma ci mette una voglia di vivere contagiosa, sia quando va a battagliare in difesa che quando sfiora il gol nella nostra occasione migliore. Ormai è un idolo delle folle, ci aspettiamo di vederlo predicatore.
Leao – Anita Ekberg
“Mat’cello!!” Ebbro della sua pigra sensualità, passa la partita in una fontana.
Calhanoglu – La ragazzina
La fanciulla della trattoria, gracile bellezza lavoratrice che si sbatte a centrocampo per supplire all’assenza di Bennacer; trova il gol fortunato (eppure ci contavamo tutti, quindi fortunato ma non casuale), tenta di farsi capire a gesti dai compagni ma questi sono troppo radical-chic per adeguarsi, come lui, a un calcio semplice. Viene spesso attaccato per il 10 sulla maglia, ma il suo piatto di pasta lo porta a casa; qualcun altro il 10 non ce l’ha ma se la tira come se.
Rebic – Jep Gambardella
Interpretato da Uno Straordinario Toni Servillo (per gli amici: Uno), è il personaggio inventato da Sorrentino per fare da copia schifata e guastafeste del Rebic di Fellini. Amarcord un ottimo spunto sulla sinistra nelle primissime fasi, ma anche Il Bidone su contropiede perfetto, e una continua Prova d’orchestra nel secondo tempo, quando esce dall’area di rigore e gioca in modo spiacevolmente Satyricon.
Paquetà – Lupetto
Campione a metà, un po’ come il dolcevita a metà collo di cui i Beatles furono sogghignanti testimonial. Entra incoraggiato da San Siro, pesca due volte Leao al limite dell’area perciò inizia a sentirsi molto chic; al contrario, passa di moda rapidamente, diventa pressoché inguardabile, i Beatles iniziano a vestirsi da drogati, gli spettatori iniziano a drogarsi.
Saelemaekers – Magali Noël
Il bel giovane dal Belgio va nel campo sostanzialmente per scompaginare le carte; ovviamente non fa molto, ma viene accolto come un campioncino – speriamo sia un Joyeux Noël. Eh, Magali.
Maldini – Paparazzo
Giusto per la foto storica. Speriamo che inauguri un’epoca. E che decolli come un razzo, proprio come il papà.

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