Milan-Sassuolo 2-1: le Pagelle Che Non Lo Erano

Se conoscete le nostre Pagelle Senza Voti, già sapete che questa è la parte in cui ripetiamo, un po’ ossessivamente, che per giudicare le prestazioni dei giocatori del Milan scegliamo di omaggiare una particolare caratteristica della città dei nostri avversari. E nel caso di Sassuolo, il tema della ceramica ci avrebbe sinceramente messo un tantino a disagio.
Così, grazie alla vituperata Wikipedia, abbiamo scoperto che vi si svolge un annuale festival della filosofia (al quale nessuno di noi di ComunqueMilan è mai stato invitato) (doh!). Sapendo altresì che difficilmente a tali festival vengono invitati i big del passato, tipo Platone e Nietzsche, abbiamo accostato le prove dei nostri maestri del pensiero ad altrettanti pensatori viventi. Come farebbe chiunque. 

Donnarumma: GIACOMO MARRAMAO. Debutta, e fin da subito pone la questione dell’inscindibilità del nesso tempo-spazio, con la evidente subordinazione del secondo al primo. Compito dell’uomo, a suo dire, è “usare il presente con una sfasatura anticipatrice, vedere i segni dei tempi, lottare contro l’indifferenziazione, l’indiscernibilità tra virtuale ed esperienza effettiva”. Per noi va bene, ma lo spazio sono i pali, e la sfasatura anticipatrice un portiere dovrebbe usarla proprio per i calci piazzati. Però il tempo è dalla sua parte: lo dice il filosofo catanzarese – e in effetti lo dicono anche i Rolling Stones. E da un sacco di tempo.

Abate: BERNARD-HENRY LEVY. Abile uomo d’affari in grado di presenziare a dibattiti dei quali non capisce un acca spacciandosi come continuatore di Tocqueville – ma parbleu, non diciamo sciocchezze: il suo contributo al pensiero milanista non sarà mai ricordato quanto la sua pettinatura.

Alex: PAOLA CAVALIERI. La sua visione etica ruota intorno alla dignità morale dell’essere in quanto creatura vivente, e la conseguenza più mediaticamente evidente (una volta spazzata fuori area la contrapposizione tra kantismo e utilitarismo, comunque portata avanti di rado dagli attaccanti del Sassuolo) è quella che prevede l’attribuzione di diritti fondamentali dell’uomo agli animali, in senso morale e legale, a partire dalle grandi scimmie. Senza indulgere in un animalismo retorico, cogliamo l’istanza; e tuttavia, cara Cavalieri, se parliamo di diritti, parliamo anche di doveri: se estendiamo ad Alex il diritto di giocare in difesa come se fosse un difensore, non dovrebbe anche difendere come se fosse un difensore, invece che difendere come una grande scimmia?

Romagnoli: MAURIZIO FERRARIS. Accettando l’impossibilità del mondo esterno di ridursi ai nostri schemi conoscitivi – e preso atto che non è il caso di dare interviste alla Gazzetta dello Sport perché per rendere un servigio al lettore scriveranno balle e se ne vanteranno pure – tramite la teoria della complessità, elabora quello che alcuni definirebbero un Nuovo Realismo. Forte del quale, costringe gli avversari a cercare di passare altrove, e Berardi ad andare a subire i suoi tipici mancamenti in tutte le altre zone del campo esclusa la sua.

Antonelli: MARCELLO PERA. Oh, certo, il relativismo porta con sé il rischio di nichilismo e indifferenza morale, dice il professore, ma noi non saremo indifferenti al fatto che così come Pera in pochi anni ha (orrore!) relativeggiato dall’ateismo al cristianesimo, e ha altresì relativeggiato (abominio!) dall’essere un giustizialista antiberlusconiano al diventare senatore di Forza Italia, anche Antonelli è passato dall’essere un affidabile punto di riferimento del Genoa all’essere un inconsistente nichilista la cui presenza è indifferente (e non solo moralmente) ai nostri avversari.

Kucka: SLAVOJ ZIZEK. Il marxismo filtrato attraverso la psicanalisi di Lacan: dove l’abbiamo già visto? Certo, la dialettica hegeliana ti può essere utile per confondere il Sergente e ottenere un posto da titolare, ma guardacaso dopo un po’ ti ritrovi a riproporre Heidegger sulle caviglie altrui – e non è che avendo poi vinto, ci riavvicineremo al Cristianesimo perdonando tanti falli idioti, tra i quali quello che porta il Sassuolo al pareggio. E che non provi nemmeno quel misero trucchetto di demistificare l’ideologia, dando tutta la colpa al 4-3-3.

Bertolacci: EDGARD MORIN. Sfuggendo a ogni facile manicheismo e ad ogni alternativa binaria, penetra nel ragionamento della complessità. Chi lo avrebbe mai detto. Eppure, miracolosamente, consegue la agognata relianza. E in meno di mezz’ora. Che c’è gente che ci prova da una vita, eh.

Montolivo: GILLO DORFLES. La sua inclinazione per l’estetica è nota, ma il ritmo e il tiro sono quello che sono, forse anche a causa dei 105 anni di età. (*)

Poli: AGNES HELLER. Da sempre la sua preoccupazione è il dilemma dell’autonomia: la coscienza, quando lasciata libera di muoversi in campo, si scopre priva di certezze e incapace di conferire un senso all’esistenza – e noi certamente fatichiamo a conferire un senso alle sue prestazioni.

Cerci: LUCIANO FLORIDI. Parte dall’epistemologia, e gradualmente si ritrova a interessarsi di filosofia dell’informazione, scoprendo finalmente un’informazione fondamentale: il superamento del pensiero scettico passa da una filosofia costruzionista. Ci voleva tanto, perdinci? Quando esce dal campo, il pubblico approva la sua nuova impostazione semantica. Qualcuno propone anche dei cori in merito.

Bonaventura: EMANUELE SEVERINO. Senza tanta fanfara, è la mente più raffinata che possiamo mettere in campo, e non c’è partita in cui non dimostri che la verità è l’apparire dell’esser sé dell’essente in quanto tale (ossia di ogni essente); e cioè l’apparire del suo non esser l’altro da sé, ossia dell’impossibilità del suo divenir l’altro da sé, e in definitiva del suo essere eterno. Se poi facesse anche gol, verrebbe giù lo stadio.

Bacca: UMBERTO ECO. Tanto bravo quanto furbo, si gode la propria capacità di adattarsi alla modernità – non senza porre paradossi etico-semiotici: forse non viene toccato, ma mentre sta per segnare viene ostacolato da uno che si disinteressa sia della teoria del linguaggio che del pallone. Ma forse la vera questione di fondo è: avendo il tempo di farlo non avrebbe potuto provare (da apocalittico) a tirare, invece che andare (da integrato) per il rigore? Se è stato un modo di cavalcare – evolianamente – la tigre del regolamento, è un calcolo di matrice irrazionalista che potrebbe avere conseguenze rischiose: la realtà tangibile è piena di Tagliaventi e Gervasoni.

Luiz Adriano: MASSIMO CACCIARI. La sua esclusione, in pieno tourbillon nichilista, mette l’accento sulla crisi della metafisica rossonera, evidenziata da una nervosa fiducia nella tecnica e nel nuovo schema, a ben guardare sintomo del sostanziale fallimento dei valori ultimi che dovrebbero guidare il progresso milanista. Come amava ripetere anche ai compagni dello Shakhtar Donetsk, «La tecnica realizza la direzione implicita della metafisica moderna – ma ne liquida il fondamento originario, che era la certezza dei valori». Di qui un’epoca caratterizzata da una filosofia cacciavitistica ormai rivolta «tutta al passato, a prima della ratio e della cessione di Shevchenko». E puntualmente, come va a finire? Manco a dirlo, invocando Dio. E quando segna, in effetti, invochiamo Dio con innegabile insistenza.

(*) Vale forse la pena di informare chi non lo sapesse che non è una battuta: il professor Dorfles è effettivamente nato nel 1910. Uno dei suoi libri più interessanti tra quelli più recenti riguarda gli pseudoeventi – ed è del 2009; uno di detti pseudoeventi potrebbe essere l’assegnazione della fascia di capitano a Montolivo.

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