Milan-Sassuolo 1-2: le Pagelle Che Non C’Erano

Tutte le feste porta via, in cambio lascia adipe ed abulia. Ed è già ora di cominciare a smaltire sia l’eccesso di calorie che l’eccesso di entusiasmo generati da uno zero a zero a Roma e una vittoria in amichevole a Dubai. Ecco quindi che con queste pagelle proviamo a digerire in colpo solo sia la miseranda prestazione del Milan con un egregio Sassuolo, che le specialità natalizie di cui ci siamo incautamente abbuffati.

DIEGO LOPEZ.
Oggi è piuttosto mappazzoso nei movimenti, attitudine che culmina in un momento nel secondo tempo quando con un’uscita fuori area si ingarbuglia pericolosamente la vita. I gol? Come il pandoro, non è il tipo di dolce che fa gridare al miracolo.
RAMI.
Mai visto così scarpone. Ma scarpone, proprio.
(…si è capita o ci vuole la fotina?)
ALEX.
Fatica parecchio dietro, viene ammonito per uno di quei falli di mano che generano panico mediatico negli arbitri e conclude la partita cercando di fare da torrone in attacco.
ZAPATA.
Siete autorizzati a stappare uno spumante – perché stranamente non è uno dei peggiori. Però, osteria, se l’è Brut.
DE SCIGLIO.
Chissà, forse come le lenticchie, porta fortuna. A dire il vero non solo ne porta poca, ma somiglia sempre più a un’altra cosa che ha la balzana reputazione di portare fortuna quando un turpe destino ce la fa capitare sotto le scarpe – ma non vogliamo rovinarvi l’appetito.
ESSIEN.
La nostra colomba pasquale. Ovvero: ti diverti alla festa, amico? Fa piacere, l’importante è quello. Pazienza se tu non dovresti esserci.
MONTOLIVO.
Noi rispettiamo chiunque non capisce nulla di dolci, e abbiamo la massima tolleranza per chi è convinto di aberranti e pericolose follie tipo “è meglio il pandoro”, e non insulteremo mai i genitori di chi afferma “è buono solo senza canditi”, né colpiremo ripetutamente con oggetti acuminati lanciando grida selvagge quanti sentenziano “non sopporto l’uvetta” – perché siamo per il dialogo, sempre, anche con chi è pazzo e andrebbe rinchiuso (dopo esser stato percosso). Ma la verità vera sul panettone è che non va farcito, MAI; e le giocate del capitano risultano invece sempre farcite di qualcosa che non c’entra, oppure sono passaggi prudenti senza canditi o senza uvetta e in definitiva varianti non richieste sul sapore in fin dei conti non complicatissimo e rassicurante che ci aspettiamo che dia al nostro gioco.
POLI.
Ancora una volta, la sua festa personale non coincide con la nostra. Come diceva un vecchio adagio: il tacchino va bene per Capodanno, ma Capodanno non va bene per il tacchino.
BONAVENTURA.
Anche se a sprazzi, risulta il più croccante della squadra. Forse è l’unico che, buon per lui, ha capito gli schemi di Inzaghi. Oppure è l’unico che, buon per lui, NON li ha capiti.
EL SHAARAWY.
Parte bene, come avesse contro un banale Real Madrid – poi purtroppo torna a ripiegarsi su se stesso come la sfoglia delle lasagne.
MENEZ.
Ha un pregio: quando fa schifo, lo si capisce a inizio partita, così noi tutti ci mettiamo il cuore in pace. Il problema è che l’unico che non se ne avvede è lui, che continua a girare impettito per il campo come un cappone ripieno.
CERCI.
Si avventa sulla nostra migliore opportunità con lo slancio di uno zampone. Preso atto che non intende appropriarsi del pallone, Consigli riesce ad anticiparlo. Ovvio che abbia tutte le attenuanti possibili – su tutte, l’evidente usura causatagli dai 250 minuti giocati nei cinque mesi all’Atletico.
PAZZINI.
Nel solito ritaglino di partita piccoli buoni movimenti dolci come struffoli (…fa molto Pellegatti questa, vero?), poi un’occasione propiziata – tenetevi forte – da De Sciglio, che si conclude, purtroppo, con le sempre laconiche parole: “Sarebbe venuto giù lo stadio”. Ma come sottintende il condizionale, lo stadio non viene mai giù. Però Barbarina ha promesso che farà costruire uno stadio a Rho che verrà giù come niente.
ABATE.
Nei minuti finali sembra caldo come un cotechino, e altrettanto autorevole (specie quando lo avete in pancia); butta dentro anche un buon cross. Nel deprimente cammino che ci porterà a domenica ci attacchiamo a questa piccola, innocente illusione di aver recuperato il nostro top player.

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