Milan-Palermo 4-0, le Pagelle Che Non Lo Erano

Come omaggiare nelle nostre PagelleSenzaVoti i nostri avversari, per di più così ragionevoli nel concederci un pomeriggio caratterizzato da una serenità che non ricordavamo da tempi più felici? Con un attore palermitano che ha rappresentato un tempo felicissimo del nostro cinema (e, involontariamente, dei nostri fumetti): Lando Buzzanca in persona, e la sua appassionante filmografia.
 
Donnarumma – I marziani hanno 12 mani, regia di Castellano e Pipolo (1964)
Mentre gli sceneggiatori dei film di Landone probabilmente non ne hanno nemmeno una ed è coi piedi che scrivono i soggetti dei suoi film. Gigio usa poco le mani oggi, e incredibilmente usa poco anche i piedi. Probabilmente ha guardato il tabellone più di quanto abbia guardato il campo.
Calabria – Homo Eroticus, regia di Marco Vicario (1971)
Oh, finalmente quel tipo di prestazione eccitante che ci aspettiamo da lui.
Zapata – Il trionfo della casta Susanna, regia di Franz Antel (1969)
Probabilmente nessuno lo ha visto. Così poco lavoro non ne aveva avuto mai. O causato mai.
Romagnoli – Il gatto mammone, regia di Nando Cicero (1975)
Una parte recitata a occhi chiusi. Avrebbero dovuto esserlo anche quelli degli spettatori del film.
De Sciglio – Le inibizioni del dottor Gaudenzi, vedovo col complesso della buonanima, di Giovanni Grimaldi (1971)
Allora, in seguito a occhiata (rapida) su Youtube, questa è la gustosa scena finale:
il dr. Gaudenzi per un’ora e mezza di film non riesce “ad avere contatti” (cit.) con delle donne giacché inibito dal ricordo della moglie morta (in questo senso, il titolo è un egregio riassunto della trama, qualora gli spettatori a un certo punto avessero perso il filo del raffinato storytelling); ma ecco che negli ultimi due minuti si ribella e trascina in camera da letto la donna con cui ha deciso di convolare a seconde nozze. A quel punto tutto il palazzo inizia a tremare, tutti i condomini si precipitano in strada gridando “Il terremoto!!”. Vedendo la luce accesa all’ultimo piano, dove abita il dr., pensano di chiamarlo. “Che volete?” risponde lui. “C’è il terremoto!”, fanno quelli (appare in sovrimpressione la scritta FINE) (sì, a dialogo in corso) “Ma quale terremoto! Sono IO il terremoto!” (musica a coprire le scalmanate risate del pubblico in sala, felice di aver ben impiegato i suoi danari). Bene, perché ve lo abbiamo raccontato così dettagliatamente? Perché in questo film potrebbe averlo scritto De Sciglio.
Kucka – San Pasquale Baylonne protettore delle donne, regia di Luigi Filippo D’Amico (1976)
Efficace e convincente come il suo titolo.
Sosa – Colpo grosso ma non troppo, regia di Gérard Oury (1965)
Qualcuno vedendolo orchestrare il centrocampo mandando in tilt i ritmi del Palerm Madrid ha iniziato a ricredersi: forse quei famosi 7,5 milioni per un 31enne che languiva in Turchia sono stati ben spesi.
Pasalic – Il cav. Costante Nicosia demoniaco ovvero Dracula in Brianza, regia di Lucio Fulci (1975)centrocampo
Per un giocatore sempre più capace di trovarsi nel luogo dove può piazzare il morso fatale, un’opera che è un finissimo studio sull’archetipo del vampiro, impreziosita dalla presenza di Sylva Koscina, Moira Orfei, Valentina Cortese, Ilona Staller. Roba per palati finissimi come il suo elegante tap-in eseguito con nove parti del corpo contemporaneamente.
Suso – Bello come un arcangelo, regia di Alfredo Giannetti (1974)
Ogni palla che tocca, è Annunciazione.
Deulofeu – Il magnifico cornuto, regia di Antonio Pietrangeli (1964)
Gerard non andare da tua moglie questa settimana, quella creatura che sta per arrivare non è tua – anzi, dicono sia di Handanovic: vedi tu.
Bacca – Il magnate, regia di Giovanni Grimaldi (1973)
Perché sì, hai segnato, ma quante te ne sei magnate, Carlos. Facciamo che dalla prossima torni a non toccare palla per 90 minuti salvo quella che va a rantolare in rete, okay?
Locatelli – L’idea fissa, regia di Mino Guerrini e Gianni Puccini (1964)
L’idea sarebbe quella di essere ammonito, ma entrando con la partita già in discesa per noi non trova occasione di togliere palla con le cattive agli avversari. Peraltro, ci piaceva inserire questo film anche per sottolineare quanti registi il magico Lando abbia cambiato nella sua carriera, più o meno quanti gli allenatori di Zamparini.
Lapadula – La smania addosso, regia di Marcello Andrei (1963)
Il suo duello con Belotti per il titolo di capocannoniere conosce una battuta a vuoto, ma come sempre ce la mette tutta etc.
Antonelli – Puro siccome un Angelo papà mi fece monaco… di Monza, regia di Giovanni Grimaldi (1969)
Questo perché Luchino è nato proprio lì! Ma siamo costretti ad ammettere che se anche al suo posto fosse entrato l’altrettanto desaparecido Honda, ce ne saremmo serviti lo stesso.

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