Milan-Palermo 3.2: le Pagelle Che Non Lo Erano

Giuseppa Gaetana Ferreri detta Giusy, nata a Palermo, cresciuta a Milano. Chi meglio di lei, con le sue intense canzoni, poteva ispirare le pagelle tematiche della partita contro i rosanero?
Okay, forse qualcuno c’era, ma non ci è venuto in mente. E poi, noi amiamo The Giusy, e siamo sicuri che anche voi amate The Giusy – chi non ama The Giusy?

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DIEGO LOPEZ: Stai fermo lì
Più legnoso del solito. Noi gli si vuole bene e tanto, ma è giusto annotarsi che in una sera in cui l’attacco avversario non lo sollecita nemmeno troppo, riesce a prendere due gol – il primo dei quali abbastanza riconducibile alla mai completa sicurezza trasmessa al reparto.
CALABRIA: L’amore e basta
Temiamo di non essere obiettivi. D’altronde, è difficile ignorare che sia più forte di Baresi, Maldini, Nesta, Thiago Silva e Beckenbauer messi assieme. Quindi preferiamo non sbilanciarci, ecco.
ZAPATA: Il sapore di un altro no
Non una prestazione terribile come quella del Milan-Palermo dell’anno scorso; anzi in un paio di casi sbroglia situazioni scabrose. Certo, in un paio di altri casi, le crea. Il problema è che lo guardi, e continui a vedere una riserva.
ROMAGNOLI: Roma-Bangkok
Un discreto successo per The Giusy e per l’altra sgallettata, ma forse un successo che deve molto alla mancanza di una competizione credibile. Djurdjevic come Maria Salvador, Quaison come Lorenzo Fragola, Vazquez come L’estate addoffo: vogliamo considerarli dei veri avversari?
DE SCIGLIO: Novembre
“Il mio corpo non si veste più di voglie, e tu non sembri neanche più così forte come ti credevo un anno fa”. Che già era poco.
MONTOLIVO: Ma il cielo è sempre più blu 
Gli eccessi di entusiasmo sono sempre deleteri – per esempio, sarebbe un grave errore inneggiare a Calabria come se fosse il più forte calciatore di sempre, quando probabilmente è soltanto il più straordinario calciatore di quest’epoca. Pure, il Montolivo di quest’anno sembra avere un senso: le sue passeggiate non sono a vuoto. E se il centrocampo, anche nel derby, è sembrato un reparto ordinato come poche volte in questo decennio, lo si deve anche a lui.
KUCKA: Una rivincita
Ogni lancio ogni scarpata ogni cross, ogni volta che sale sul palco e spara un tiro anche incomprensibile è una rivincita, di città in città. E ogni gioia ogni sbaglio ogni test, ogni cosa che ha avuto la guadagna da sé: è una rivincita, di città in città.
BONAVENTURA: Besame mucho
Forse qualcuno non l’ha ancora capito – ma lui, è piuttosto forte.
HONDA: La bevanda ha un retrogusto amaro
Esce fischiato dopo quella che è una delle sue migliori prestazioni a San Siro (…riponete nella fondina il “Figuriamoci le altre”, che lo abbiamo visto lontano un miglio). Qualche buon numero, due o tre lodevoli coperture difensive, ma il dramma non è che abbiamo smesso di sperare che sia un campione. Quanto che abbiamo smesso di sperare anche che sia un buon giocatore. E’ Honda.
LUIZ ADRIANO: Il party
Canzone degli anni giovanili, in cui una pimpante The Giusy inneggia a fare “l’amore anche in tre, dove ci si ama anche in tre”. Molti di voi manifesteranno un’adesione di massima nei confronti del progetto, ma c’è un dettaglio importante: chi è il terzo? Nel suo caso, è Balotelli (gosh). Il quale, nervoso per l’incapacità di una vita di coppia (d’attacco) soddisfacente, incombe e al momento dà la sensazione di essere più determinato. E il bello è che dà questa sensazione pur essendo stato, dati alla mano, meno determinante. 
BACCA: Non ti scordar mai di me
Una hit, la riconosci subito.
BALOTELLI: Ti porto a cena con me
Canzone che una The Giusy tentennante portò a Sanremo nel periodo in cui FabioFazio si era messo in testa che i cantanti dovevano portare DUE pezzi: il pubblico a casa avrebbe indicato il più bello; il che significava, per corollario, che avrebbe indicato anche il più brutto, mandandolo a morte immediata. The Giusy scoprì così che L’amore possiede il bene, sul quale lei puntava (forse per le suggestioni del titolo sconclusionato) al pubblico andava meno a genio rispetto a quello buttato lì la seconda serata. Sicché, la casa discografica non ci pensò nemmeno a pubblicarlo come singolo: tirò la sua volata a Ti porto a cena con me. Che alla fine, in hit-parade ottenne un autorevolissimo n.14. Cosa vogliamo dirvi con tutto questo? Che anche noi non sappiamo bene chi ci possa dare più garanzie tra il tipo coi capelli inverosimili e il tipo coi capelli strampalati. Ah, per l’attacco ci sarebbe anche il tipo coi capelli insensati, ma abbiamo la sensazione che nella macchina che Mihajlovic sta perfezionando, Cerci avrà altre collocazioni. Tipo paraurti, o marmitta umana.

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