Milan-Napoli 0-0: le Pagelle Che Non Lo Erano

Dalle consultazioni per i posti in Champions League escono solo degli 0-0. E il pensiero corre al nostro governo, in stallo perfetto ma apparentemente vantaggioso per tutto l’arco parlamentare: in fondo quando ce n’è un po’ per tutti, ecco che nessuno si lamenta più. Forse abbiamo realizzato un’utopia, sintetizzando tutte le precedenti forme di governo che i popoli hanno adottato nei secoli – e che ognuno dei giocatori del Milan, come testimoniato dalle nostre Pagelle Senza Voti, ha infuso nella prestazione contro il Napoli.

Donnarumma – CALIFFATO
Davanti al giovane pretendente che l’anno prossimo vorrebbe scalzarlo dal trono, tira su il ponte levatoio e respinge ogni pretesa. E al 90mo torna a fare qualcosa che non faceva da un bel po’: mette personalmente nel reale forziere un punto del Milan.
Calabria – STATO CONFESSIONALE
Basa il suo gioco sulla fede, e ne ha sempre di più – in se stesso. Crede nei suoi mezzi, crede di potersela vedere con avversari di rango, crede di poter crossare a occhi chiusi, e anche se alla fine è chiaro che non è ancora l’Ayatollah della sua fascia, che crescita rispetto all’anno scorso.
Zapata – IMPERO
La fascia di capitano gli fa effetti imprevedibili: impone il suo commonwealth sui compagni della difesa ma soprattutto sugli attaccanti napoletani.
Musacchio – FEDERALISMO
Caspita, vi ricordate quando tutti lo volevano? Ora è passato di moda, come il socialismo, l’europeismo, l’alfabetismo. Il Mateo sembra trarre benefici dal giocare in una difesa i cui componenti sente come suoi pari.
Rodriguez – ARISTOCRAZIA
Dopo aver mangiato pane a ufo fregiandosi di privilegi che nessuno capiva, finalmente monta a cavallo e butta sul campo qualche goccia di quel sangue blu del cavolo.
Biglia – TECNOCRAZIA
Si applica tantissimo e tampona numerose falle – però non ha una visione più ampia: la felicità non è compito suo.
Kessié – DEMOCRAZIA
Come la nota forma di governo, non è al suo meglio: gli si chiede molto, e si pretende che faccia anche le cose per le quali nessuno vuole prendersi le proprie responsabilità. Ma se ne può realmente fare a meno?
Bonaventura – ANARCHIA
In fondo è l’aspirazione di ogni italiano, purché la bella idea non venga in mente anche agli altri. Fa le cose migliori quando fa di testa sua – su tutte il tiro sul quale Reina (come Consigli la settimana scorsa) sventa la prodezza, però dà sempre la sensazione di non avere un gran senso della collettività.
Suso – COMUNISMO
Non riesce più a provvedere ai bisogni dell’intera società. Chissà se il problema, come aveva previsto Marx, è il mercato.
Calhanoglu – FACEBOOK
Sembra più o meno ovunque, si insinua in ogni discorso, noi gli diamo anche tutti i like che possiamo ma sinceramente non possiamo dire che contribuisca al progresso del Paese – e certamente non sta incrementando la sua produttività.
Kalinic – CESARISMO
Solo contro tutti, nel primo tempo fa le mosse giuste ma non può contare su qualcuno che condivida con lui la responsabilità del ruolo. Nel secondo tempo è travolto dal treno della Storia.
André Silva – LO STATO SOCIALE
Entra in scena e il pubblico lo acclama. Ma non gliene dà alcun motivo plausibile.

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