Milan-Lazio 2-0: Le Pagelle Che Non Lo Erano

Sempre più difficile, sì! Per stilare le PagelleSenzaVoti di Milan-Lazio ci siamo aggrappati alla data, il 20 settembre, detto anche (dagli amici più intimi) XX settembre, ricorrenza storica. E non solo perché in tale data il Milan ha vinto la sua seconda partita consecutiva, ma anche perché nel 1870 una squadra venuta dal nord bucò la Porta (Pia) del Papa: insomma, la Presa di Roma! E siccome ieri qualcosa di romano abbiamo pur preso, stante che i nostri avversari di ieri hanno il cuore in Ciociaria ma sede a Roma, ci siamo costretti a ripassare quei personaggi storici che a scuola come somari avevamo schivato. A conferma che tifare Milan fa di noi delle persone migliori, anche contro la nostra volontà. Breccia-di-Porta-Pia-20-settembre-1870

Donnarumma – BENEDETTO CAIROLI
Per una volta non è protagonista assoluto, anche se dà il suo contributo nel chiarire che non passa lo straniero – mmmh, no, okay, questo è un capitolo successivo. Ciò non toglie che Gigio sia Benedetto.
Calabria – GIACOMO SEGRE
Inizia schiscio, poi sorprende tanto il nemico quanto noi, un po’ come il capitano che all’alba di quel XX Settembre comandò di sparare sulle mura pontificie nonostante il Santo Padre avesse minacciato di scomunicare colui che avrebbe osato dare tale ordine. Ma a lui non fregava niente, era di religione ebraica – ehi, Papone, LOL!
Romagnoli – PRINCIPE FRANCESCO PALLAVICINI
Tanto per chiarire a tutti che la città si era liberata di un Papa solo per andare in mano alle celebrities, nella primissima giunta comunale entrarono quattro principi e un duca, e Pallavicini fu il primo sindaco di Roma. Analogamente il nostro ragazzo continua a fare un po’ troppo il principino, e dar la sensazione di nascondersi dietro al vero boss della difesa, Paletta.
Paletta – VITTORIO EMANUELE II Re_Vittorio_Emanuele_II
Regna in difesa e applica lo stesso fare falso e cortese (nonché la stessa espressione carica di vivacità) del Savoia che fa sapere al Papa che userà le cattive per mantenere l’ordine per il bene di tutti, compresa Sua Santità. Questi lo manda a remengo, ma di fatto non ci può far niente.
De Sciglio – EDMONDO DE AMICIS
Scrittore, il suo nome è associato all’emoticon del Cuore proprio come De Sciglio su twitter. Entrambi passavano di lì, hanno visto che tutti nei dintorni erano pieni di ardore risorgimentale, e si sono uniti – e in fondo fa piacere.
Kucka – GIOVANNI LANZA
Figlio di un fabbro (eh!), riesce a diventare dottore: guarisce le sofferenze milaniste e apre con il suo grosso bisturi la metà campo degli avversari approfittando della caduta di Napoleone III – pardon: di Parolo, nostro abituale flagello. Non contento, si dà alla gestione della cosa pubblica dimostrando ampiamente la propria capacità di tenere su la baracca: il governo Lanza è a oggi il terzo più duraturo del Paese, dopo quelli di Mussolini e Berlusconi, e anche il governo Kucka potrebbe durare un bel po’.
Montolivo – AUGUSTO VALENZIANI
La vittima sacrificale, protagonista di una storia straziante: ansioso di rivedere l’anziana madre che viveva oltre le mura, entrò di corsa nella Breccia e fu il primo dei caduti – che non furono nemmeno molti, va detto. Come lui, Montolivo rischia di diventare una figura patetica: viene impallinato ogni volta che si muove, e ieri non lo meritava. A un certo punto nel secondo tempo ha anche fatto una giocata da applausi, sinistrodestro velocissimi in serpentina tra due avversari che lo pressavano, e nessuno se n’è accorto – perché quando ha la palla lui, la gente ne approfitta per andare in bagno.
Suso – LUIGI PELLOUX
Quando dicono che si nasce incendiari e si muore pompieri, pensano forse a questi due: nella prima parte della gara si mostra animoso (e a un certo punto, strappa l’ovazione con un numero donadoniano); nel secondo tempo, proprio come Pelloux nella seconda parte della sua vita, diventa conservatore e incartapecorito finché non gli strappano il governo dalle mani.
Bonaventura – OTTO VON BISMARCK bismarck
Come Der Eiseme Kanzler prussiano, avrebbe l’occasione per entrare nella partita (nel primo tempo, in una stranissima percussione in cui sembra che il pallone cerchi lui più che il contrario) ma come lui, decide di stare a vedere quel che succede e di non influire realmente sullo scontro.
Locatelli – ORENOQUE
Come la nave mandata dalla Francia a minacciare di fare brutto, si mette per una ventina di minuti davanti a Civitavecchia per cercare di dissuadere i diversamente romani dal fare tiri in porta.
Bacca – RAFFAELE CADORNA
Al generale erano indifferenti il contesto e il bersaglio – austriaci o siciliani, briganti o zuavi pontifici – e a lui non importa molto della partita. Tutti e due hanno sempre chiesto una cosa sola: di sparare. Quando si invola verso la porta, anche quando è ancora a centrocampo, in fondo lo sappiamo cosa succederà. E ringraziamo che lì ci sia lui invece che il suo compagno di reparto, che tirando da San Siro potrebbe aprire una Breccia in Porta Ticinese. bixio
Niang – NINO BIXIO
Sì, d’accordo, l’irruenza commovente del garibaldino. Però ci sono cinquantenni dilettanti e panzoni che per un errore come il suo in una partita tra amici sono stati costretti a lasciare il Paese – e per aver mancato una porta del calcetto, eh. Tornano in mente anche un sinistro nel primo tempo che ha tutta la potenza di uno sbadiglio, e due destri nel secondo tempo che vanno a far la barba alla bandierina del corner e a lambire la fermata della metro (la lilla). Forse la cosa migliore la fa addirittura in difesa, con un recupero nel secondo tempo. Speriamo che il rigore, tirato peraltro con il vigore di un eroinomane, lo galvanizzi. Ma il tremendo sospetto è che malgrado l’entusiasmo suscitato tra i tifosi dalla sua generosità, abbia piedi più ignoranti di quelli di Gattuso.

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