Milan-Juventus 0-2: le Pagelle Che Non Lo Erano

La notizia della settimana è la decisione della Catalogna di proclamarsi indipendente. In omaggio a questo slancio, le Pagelle Senza Voti di Milan-Juventus sono ispirate ad altrettante creazioni pseudogovernative delle quali era ed è lecito chiedersi: “Ma onestamente, dove cavolo vorranno andare?” – un po’ come è lecito chiederlo della nostra squadra a questo punto della stagione.
 
Donnarumma – REGNO GAY E LESBO DELLE ISOLE DEL MAR DEI CORALLI
Microstato creato da attivisti LGBT australiani nel 2004 per protesta dopo il voto del Parlamento contro il matrimonio tra omosessuali (…non vi sfuggirà che si tratta di un Regno e non una Repubblica: troppo ghiotta, per il leader del movimento, l’opportunità di proclamarsi pazza regina). Il punto è che dopo la proclamazione, le Isole sono rimaste disabitate in quanto troppo scomode da raggiungere, e in fondo potrebbe esserlo anche la nostra porta: Gigio non viene realmente infastidito dagli attacchi di Voisapetechi, e non ha forse nemmeno il tempo materiale di provare il miracolo sulle due improvvise e angolatissime sassate di Higuain.
Abate – CRIMEA
Repubblica proclamata il 5 maggio 1992, diede sui nervi alla Russia e durò fino al 6 maggio. Proclamata di nuovo il 17 maggio 2014 stavolta con l’appoggio russo per dare sui nervi all’Ucraina, durò fino al 18 maggio 2014. In definitiva dura poco, ma non manca mai di dare sui nervi.
Rodriguez – ANDORRA
Costituisce più che altro una specie di curiosità turistica, ancorché non imperdibile.
Romagnoli – MINERVA
Aveva iniziato bene, un po’ come l’atollo proclamato indipendente da un milionario americano nel 1972, e tira avanti bene finché all’improvviso, dal nulla, il governo di Tonga (…nazione a maggioranza cristiana) (con colomba e ramoscello d’ulivo nello stemma) (bandiera ispirata da quella della Croce Rossa) (noto come “Isole degli amici” per la cordialità nei confronti dei primi esploratori) (insomma un arcipelago che pareva avere quanto meno le proverbiali polveri bagnate) non si adirò inaspettatamente e lo rase al suolo. Per quanto si possa radere al suolo un atollo, certo.
Zapata – TAIWAN
La Cina non ha dubbi: Taiwan fa parte della Cina. Anche Taiwan non ha dubbi: Taiwan fa parte della Cina. Quindi vanno d’accordo, e sono un tutt’uno, giusto? No! Sono staccati e agiscono ognuno per conto suo. Proprio come Zapata che così, gioca sostanzialmente senza macchia una partita che per i compagni è piena di sgorbi, e la conclude pure da capitano – il quinto diverso da mercoledì a sabato, e nessuno di loro è quello ufficiale. Ma evidentemente abbiamo una squadra piena di leader. Di cari leader, a tutti gli effetti.
Biglia – REGNO UNITO
Ma quale Unito, se oltre alla Scozia persino l’Irlanda del Nord inizia a pensare che gli inglesi siano dei bolsi fannulloni sopravvalutati. E non sapremmo dire se c’entra l’infortunio o la nostalgia per Parolo, ma a chi davanti a questo Biglia euroscettico rimpiange Montolivo non ci sentiamo di dare torto.
Kessie – PORTO RICO
“Territorio non incorporato” degli Stati Uniti, non ha una capacità decisionale, non partecipa alle elezioni, scarica puntualmente la palla sul compagno più vicino, è sempre in ritardo di mezzo secondo anche contro centrocampisti che non hanno granché voglia. Dovrebbe dare ritmo, ma dà reggaeton.
Borini – MUSKOGEE 
Alla fine del Settecento William Bowles, un disertore proveniente dal Maryland, sposò una donna della tribù dei Creek e decise di guidare i nativi Americani e gli schiavi Africani fuggiti dalle piantagioni in un’insurrezione per sottrarre la Florida agli spagnoli e autogovernarsi – ed effettivamente per qualche anno riuscì a dar loro filo da torcere pur coi suoi limitati mezzi. Nel 1803 venne acciuffato e schiaffato in una prigione cubana dove morì. Di fatto, si era accorto che l’impresa non era impossibile (tant’è che gli spagnoli nel solo 1821 si annoiarono della Florida e la vendettero agli Stati Uniti). Chissà cosa avrebbe potuto fare se avesse trovato alleati importanti, pronti a combattere quanto lui. E qui avrete colto il punto.
Calhanoglu – LIECHTENSTEIN
Difficile trovargli un senso, eccetto il riciclaggio di danari.
Suso – LIBERO TERRITORIO DI DANZICA
Un nome come questo non poteva non colpire la fervida immaginazione dei nazisti, che fecero di tutto perché fosse tutto meno che libero – come del resto il nostro unico facitore di gioco, perennemente circondato dai cani da caccia di Allegri. Curioso che il nostro, di stratega, non avesse previsto quest’unico accorgimento tattico del collega e preparato una contromossa.
Kalinic – REPUBBLICA DI KUGELMUGEL
Goffa zucca abitabile costruita negli anni 70 dall’artista austriaco Edwin Lipburger; raggiunto dall’accusa di occupazione di suolo pubblico, la dichiarò Repubblica indipendente (perché chiedere un condono non è cosa da austriaci). Il governo la fece portare al Prater di Vienna, dove si trova tuttora. Detto questo, il massimo che possiamo dire di Kalinic è che contro la Juventus ha occupato suolo pubblico. Ma non siamo del tutto sicuri che il governo milanista sarà capace di valorizzarlo.
Locatelli – SAN MARINO
Ha un piccolo spazio, e come i tanti commercianti in armi della Rocca pare intenzionato a riempirlo di polvere da sparo. Ma attorno a lui, nessuno ha più munizioni. Forse avrebbe fatto comodo dal primo minuto, visto come gli avversari sembravano contrariati da un approccio grintoso, e visto anche che al suo piede imprevedibile dobbiamo una famosa, recente vittoria a San Siro.
Antonelli – ISOLA DELLE ROSE
Piattaforma artificiale nell’Adriatico che nel 1968 fu dichiarata Stato indipendente da un ingegnere di Bologna. Mai riconosciuta da alcuna istituzione o Stato, fu facilmente sottoposta a blocco navale persino dalla nostra Marina. L’ingegner Rosa però aveva creato cinque ministeri e aveva altresì scelto una lingua ufficiale, l’esperanto – che peraltro non capiva nemmeno lui. Analogamente, è molto probabile che la partita di Antonelli non l’abbia capita nemmeno Antonelli.

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