Milan-Inter 1-1: le Pagelle Senza Voti

Non sempre le visite dei parenti sono gradite: quelli che ospitiamo nel nostro stadio da qualche anno perseverano in abitudini spiacevoli: emettono rumori gutturali, sporcano per terra, producono cattivi odori anche dal naso e quando fanno sparire l’argenteria dicono che è giusto perché una volta una Vecchia Signora li ha picchiati (…e non capiamo cosa c’entriamo noi, ha abusato di noi molto più di loro). Una delle loro abitudini più patetiche però è insistere che “Milano sono loro”. Siccome ci sentiamo un po’ in colpa perché in fondo sono nati qualche anno fa da una nostra costola (o qualcos’altro che è uscito dal nostro corpo), ci sembra giusto fare fino in fondo il nostro dovere facendo loro visitare la città, presentando, per le Pagelle Senza Voti dei nostri giocatori, alcuni quartieri della città – che come è abbastanza noto in tutto il mondo, ha una sua squadra di calcio da prima che loro iniziassero a piangere.
 
Tatarusanu – CIMITERO MONUMENTALE
La sua parata sul secondo rigore interista è cruciale: tiene spenti i lamentosi fino al 43esimo, quando gli fanno il primo tiro su azione – di Barella. Nel secondo tempo, anche nel loro momento migliore, non è chiamato a vere e proprie parate, anche se qualche fantasma lo vediamo. Le critiche riposano in pace, qualcuno già lo propone per il Famedio rossonero. Lui probabilmente potrebbe prendere in considerazione di abitarci fin d’ora.
Calabria – CITTÀ STUDI
Un po’ subisce, un po’ contiene, in generale si propone poco. In poche partite ormai troviamo cose da eccepire su di lui, ma forse un derby con la fascia di capitano richiede un carisma per il quale sta ancora studiando. Quel che è certo è che Doveri non gli riconosce il diploma. I momenti più eloquenti sono le tre volte (non poche) in cui l’arbitro interrompe le azioni del Milan semplicemente perché gli anziani dell’Inter glielo richiedono, altrimenti inizieranno a lamentarsi come sanno loro. Si sa che alla buona borghesia i giovani piacciono solo se possono imporgli feroci affitti in nero, e Davidino lo paga tutto mugugnando.
Kjaer – PORTA ROMANA
Zona di antica nobiltà, in qualche occasione si ritrova sovraffollato e ne soffre un po’: invece di ringraziarlo come avevano promesso per aver contribuito a salvare la vita a Eriksen, gli interisti cercano di approfittarsi di lui.
Tomori – NAVIGLI
Ce ne sono due, uno nell’area avversaria e uno nella nostra. Si diverte a frequentare entrambi: da una parte riesce a broccolare, dall’altra a tornare a casa con il portafogli in tasca nonostante tutto quello struscio.
Ballo Touré – SEMPIONE
Nel primo tempo è un grande parco pubblico nel quale famiglie di nerazzurri vanno a fare picnic. Causa (per disattenzione e successivo fallo) il secondo rigore; è vero che alla fine del primo tempo chiude a Barella il Castello Sforzesco, ma nel secondo tempo con lui fuori dal campo siamo un po’ più tranquilli.
Tonali – FIERA
È la nostra skyline, sorge ovunque come qualche nuovo grattacielo. È anche vero che spende parecchio (probabilmente al City Life), quindi si perde la parte migliore della nostra partita quando Pioli sceglie di togliere lui invece che il più riposato Kessié al momento di mettere dentro il fosforo di Bennacer.
Kessié – GRATOSOGLIO
Noi gli vogliamo bene, ma ogni tanto lo vediamo lontanissimo – non proprio fuori dalla città, però quasi, e oggi per lui non ci sentiremmo di pagare certe cifre al metro quadro. Nella sua partita potremmo anche trovare delle cose buone, come quando si oppone a Lautaro nel secondo tempo, e sul rigore paga anche la carogneria del suo amicone turco (nonché la pienissima disponibilità di Doveri a fischiare qualunque richiesta anche timida degli interisti). Il suo peccato vero è il tiro senza nerbo con cui grazia Handanovic nel finale. Quel gol ci avrebbe portato a +10 su una rivale diretta e se ne sarebbe anche potuto parlare con il suo agente immobiliare. Ma se l’andazzo è questo, non possiamo biasimare chi prende in considerazione altri municipi.
Krunic – LORETO
Non si può dire che rubi l’occhio, come si suol dire – però ha una grande importanza strategica. In mezzo a un traffico inaudito, specie quando gli interisti dalle loro località depresse calano sulla città, sta vicino al centro, cercando di fare da snodo tra i quartieri dei lavoratori e quelli dei signori – Pioli ci mette 84 minuti per parcheggiarlo (probabilmente, su un marciapiede).
Leao – PAOLO SARPI
Un’area con tutte le premesse per una serata piacevole, ma la sua comunicazione con il resto della città lascia un po’ a desiderare: anche se indiscutibilmente crea qualcosa di buono (i nostri migliori spunti del primo tempo vengono quasi tutti da lui), sembra intendersi molto poco col resto della squadra, e forse non è un caso che quando imbocca l’isola pedonale che porta allo spogliatoio, l’attacco inizia a parlare la stessa lingua.
BrahimDiaz – NIGUARDA
Ancora convalescente, viene spesso malmenato dall’energumenismo dei varesotti in nerazzurro, ma l’arbitro di guardia al Pronto Soccorso opta per il codice bianco e ne ignora le richieste fino a che non torna a casa.
Ibrahimovic – AFFORI
Fuori dai confini comunali finché la Grande Guerra (nella nostra metà campo) non si placa, compare sulla mappa tardi ma con una certa importanza: mentre Rebic manda al Paolo Pini i difensori, lui fa partire qualche treno verso la porta di Handanovic e offre qualche giocata che non si vedeva dai tempi dei Litta Modignani – va beh, non esageriamo: però non si era certamente vista nella prima metà del secondo tempo.
Kalulu – ISOLA
Da nome malfamato a zona di lusso, entra e dopo aver preso le misure a Darmian, si fa trovare a centro area per dire due volte di no a Vidal, che ancora ricorda quando nella zona i malavitosi della sua squadra spadroneggiavano dopo aver allungato un contributo alle forze dell’ordine.
Saelemaekers – BARONA
Basta fare il suo nome, e sai che può capitare di tutto. Casino, disagio, apatia, caciara, pericolo – e non si sa mai per chi, se per noi o per loro. Dopo il suo ingresso, cresce piano piano fino a trovare l’intesa con gli altri due delinquenti davanti; tenta il colpaccio ma l’ennesimo palo glielo nega. Un giorno andrà in Paradiso ma non è mai oggi.
Rebic – QUARTO OGGIARO
Va subito a fare brutto sulla fascia sinistra, e con lui in campo gradualmente riprendiamo ad affacciarci nella metà campo dei brianzoli. Sembra così in forma che qualcuno ipotizza che la sua malattia fosse una speculazione (ovviamente, edilizia).
Bennacer – BRERA
Nel Milan del secondo tempo un po’ di Accademia ci vuole, e anche qualche cosa di elegante da mettere in vetrina. Peccato che la sua migliore occasione si risolva in un tiro che somiglia al conto di diversi ristoranti del quartiere: appena appena astronomico.
Bakayoko – BOVISA
Non si può dire che abbia una grande nomea ma sta onestamente migliorando. Speriamo che la riqualificazione continui.

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