Milan-Genoa: le Pagelle Che Non Lo Erano

La soluzione delle porte chiuse, ora lo sappiamo, non è stata gradita dai nostri giocatori, chiamati a contravvenire a tutte le istruzioni per evitare il contagio del virus. Per vincere bisognava sudare, ma questo implica spargere droplets. Bisognava contrastare gli avversari – ma poi, la distanza di un metro? Bisognava evitare i luoghi affollati, e nell’area del Genoa c’era sempre una quantità esagerata di Masielli (uno) (ma è sempre una quantità inaccettabile). E così, per protesta, ognuno di loro ha deciso di interpretare uno dei luoghi o situazioni che sono stati chiusi a causa dell’emergenza – ricordandoci, in fondo, che lo stadio è il meno importante. Specie se ci giocano loro.
 
Begovic – ASSEMBRAMENTI
Nella nostra area piccola c’è uno spiacevole sovraffollamento di incoscienti venuti in Lombardia a fare bisboccia, non una volta ma due – dove sono le forze dell’ordine quando servono?
Conti – PALESTRE
Benino quando sale, ma dietro è veramente smidollato: si fa bruciare sullo scatto da Pandev nel primo gol. Evidentemente a Bergamo c’erano palestre che lo tenevano più in forma. O quelle, o da quelle parti c’è un Gatorade tutto particolare.
Romagnoli – SPA
È dura mantenere quell’eleganza e quell’aspetto impeccabile con i centri estetici chiusi, ma in nome della salute si può fare qualche sacrificio – però poi non si può certo vanificare tutto stando addosso ad avversari pieni di droplets, è evidente che renderebbe tutto inutile.
Gabbia – SCUOLE
Alla sua età ha bisogno di qualcuno da cui imparare, ma per fortuna ha degli autorevoli insegnanti attorno: ecco quindi che nell’azione del primo gol non marca nessuno, e nell’azione del secondo, pure.
TheoHernandez – RISTORANTI
Sembra uno che di colpo è costretto a farsi da mangiare da solo e in casa ha solo penne lisce e le bustine di maionese tirate su al McDonald’s – ha l’aria denutrita, che qualcuno lo inviti a cena, presto! Magari in questi giorni possono pensarci quelli del Genoa, che moralmente glielo devono.
Bennacer – PISCINE
Sguazza nella partita con la solita generosità, ma ogni tanto qualche suo passaggio sembra fatto da un piede pinnato. Non viene ammonito nemmeno lui, il che è un dato eloquente dell’apnea generale.
Kessié – SALONE DEL MOBILE
Uno degli eventi milanesi per eccellenza – e Francone che ormai è più meneghino del panetùn, decide di rendergli omaggio muovendosi per il campo come un divano. Sul secondo gol, Cassata lo trova comodissimo.
Calhanoglu – MUSEI
Mette una palla per Ibra che ricorda il Bacio di Hayez, poi triangola con lui con un’eleganza che ricorda lo Sposalizio della Vergine di Raffaello, ma Perin è sempre lì plastico come le Forme Uniche Eccetera di Boccioni. Nel secondo tempo Pioli lo toglie perché ha la vivacità del Cristo del Mantegna – oppure perché a un certo punto tira invece che passare a Ibrahimovic. Il quale, visibilmente, lo paragona a un’opera di Piero Manzoni. Ma senza l’artista.
Castillejo – PUB
Finché c’è birra è pieno di verve, però inconcludente come quel vostro amico svalvolato che non è esattamente quello su cui contare nel momento del bisogno.
Ibrahimovic – TEATRI
Primadonna assoluta, chiama a sé ogni giocata e nella stessa partita esalta sia i suoi ammiratori che i suoi detrattori. Sbaglia un gol che qualunque imbecille (contro di noi) avrebbe segnato, ma ne fa uno di prontezza assassina nel secondo tempo; perde palloni per spocchia orgogliona, ma vede perfettamente i movimenti dei compagni e li asseconda; tira bordate dementi verso gli spettatori (ed erano a casa), ma preoccupa abbastanza i difensori avversari da creare spazi per… per… per…
Rebic – SALE GIOCHI
Non sempre escono le tre ciliegie. E tuttavia, opinione del tutto gratuita, malgrado fosse lì penosamente attaccato alla slot con lo sguardo perso, non lo avremmo tolto. Perché in fondo non è che nelle partite in cui ha segnato, stesse giocando meglio – non è sua abitudine segnalare che sta per imbroccare la combinazione. Forse casomai dovrebbe essere lui e non altri a subentrare nel secondo tempo, per scompaginare gli avversari. Se la cosa non umilia Eriksen e Dybala, non si capisce perché debba essere un affronto per lui.
Bonaventura – DISCOTECHE
Come i boomer quando li si porta in disco, entra in pista smanioso di strafare – e quando c’è il momento anni 90, sfodera certe mosse da consumato alligatore. Dal suo privé sfodera una magnum da settanta metri che ci fa rivedere Perin, che a quel punto davamo per disperso, e poco dopo sulla ribattuta genoana indirizza una pasticca in porta. Viene bloccata, ma propizia ugualmente il gol della bandiera.
Leao – CENTRI SOCIALI
“Cioè, raga, il problema è sistemico, nel senso che il postcomunismo liberista, e la gentrificazione, e il modello milanese, e il gentismo rurale e il capitalismo culturale e l’algoritmo strutturale e il disciplinamento del corpo sociale – no, datemi retta, siamo fottuti a meno di non usare la sconfitta della squadra come atto di resilienza – ok, e ora, un po’ di Manu Chao!”.
Calabria – SALE BINGO
L’ultimo avamposto prima della disperazione.
Ok, avete ragione. Togliete il “prima”.

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