Milan-Empoli 1-2: le Pagelle Che Non Lo Erano

Europa? Ma perché, in fondo? Il mondo è grande, e l’Unione Europea è così fuori moda, è tempo che il nostro Paese ne esca per tornare ad essere il gigante dell’economia che era prima dei Trattati di Roma, per imporre al mondo le sue regole (ovvero: mangiate nei posti dove vedete i camion, non mettete calzini bianchi, d’estate evitate di uscire nelle ore più calde – quei gradini di civiltà che noi scalavamo quando gli altri vivevano nelle palafitte). I nostri ragazzi sono stufi di questo vecchio continente: è vecchio, zii! Loro guardano oltre, verso destinazioni più degne di loro: hanno già la valigia in mano, anzi contro l’agguerritissimo Empoli qualcuno attaccava portando non la palla, ma il trolley. Ed è per questo che per le nostre Pagelle Senza Voti abbiniamo ognuno di loro a una destinazione extraeuropea.

Donnarumma – CINA
L’agognata e remunerativa tournée estiva si fa sempre più concreta, e tra gli undici in campo oggi lui è quello che dovrebbe esserci: sugli altri, tra lusinghe di mercato e oggettivi problemi col coso rotondo, non ci sentiamo di sbilanciarci. Chiamato in causa ossessivamente dai retropassaggi anche quando abbiamo palla sulla tre quarti avversaria, riesce a sventare almeno due gol che parrebbero già fatti. Di fatto, ci salva dalla goleada in casa con l’Empoli. Peccato non ci sia un corner all’ultimo minuto su cui andare a fare quei lavori che qui da noi nessuno fa più.
Calabria – PANAMA
Nella Nostra Umile Opinione è l’unico tra i giocatori di movimento a strappare i capelli alla sufficienza: in attacco sembra essere lui a stimolare il più anemico Suso della stagione, mettendo dentro anche qualche pallone educato; in difesa al netto di qualche innegabile errore è il meno colpevole dello sfacelo. Però non possiamo non notare che il parere di almeno metà dei milanisti è di sponda opposta, così optiamo per un Paese famoso per essere diviso in due.
Paletta – COREA DEL NORD
Ormai ha un concetto di difesa del territorio che mette in ansia chiunque. Tira una testata nucleare nel secondo tempo, ma non va a bersaglio (grazie a un colpo di reni del moribondo Skorupski).
Zapata – COLOMBIA
Fa piacere vedere che il suo Paese natale ha risolto il problema con quella famosa sostanza eccitante, anzi: la sua prestazione è un inno alle tisane alla malva, rinomate per le birichine proprietà emollienti. Dopo aver servito con aplomb imperturbabile Mchedlidze in modo che puntasse la rete, lo abbraccia voluttuosamente sul corner del gol – e quello si alza e segna lo stesso. Probabilmente aspettava il 97mo per dare un contributo alla partita, ma il cartello (gosh) non lo premia.
De Sciglio – REGNO UNITO DI GRAN BRETAGNA E IRLANDA DEL NORD
Se si sente sprecato tra noi, è tempo di smettere di insistere – e certamente è tempo di smettere di aspettarsi qualcosa di più che un irritante, schifato ritegno e la mancanza di impegno per gli altri: che decida per la Brexit e si accomodi fuori dalla nostra comunità.
Mati Fernandez – INDIA
Forse avrete letto che c’è un leopardo che sta seminando il panico tra i villaggi della parte orientale. Il buon Mati però può andare tranquillamente: nemmeno la belva coi sensi più acuti potrebbe vederlo, sentirlo, o percepirne l’odore, o anche la semplice impalpabile presenza fisica.
Sosa – BRASILE
Sentiamo dire che il suo sogno nella vita è giocare a pallone: potrebbe andare lì, mescolarsi ai ragazzi sulla spiaggia, rubargli qualche segreto e chissà, tra qualche anno diventare un campioncino.
Pasalic – QATAR
Forse ognuno di noi ha un posto nel mondo dove può essere un eroe foreverandever, come diceva David Bowie. Il suo è Doha. Certamente non è il centrocampo del Milan, dove si aggira con la vivacità di un cammello; casomai è l’area avversaria, dove continua inesplicabilmente a causare un pericolo a partita, che sia un gol o un rigore procurato.
Suso – PORTO RICO
Forse è stanco, i suoi tre tiri tutti uguali del primo quarto d’ora sono un’avvisaglia di quello che vedremo nel resto della partita e culminano in un rigore che avrebbe potuto battere peggio solo da seduto. Forse contro questo imborghesimento da contratto ha bisogno di una cura di tamarreide e Despacito, mandiamolo da Luis Fonsi a cafoneggiare spensierato, che così immusonito non lo si può vedere.
Deulofeu – NEVADA
La sua giornata più tremenda da quando è in rossonero. Contro l’Inde lo aveva fermato il palo, contro l’Empoli lo ferma qualunque cosa; lui peraltro sembra ostinarsi a puntare anche quando potrebbe alzare la testa e dare palla. Sembra ossessionato dalle forme di vita: avrebbe bisogno di un po’ di deserto, di grandi distese di nulla. Anche se poi, probabilmente, una volta partito come Vilcoyote coi suoi razzi ACME attaccati ai piedi, finirebbe per andare a sbattere contro l’unico cactus nel raggio di duecento chilometri.
Lapadula – THAILANDIA
Segna il gol della speranziella, ma nel resto della partita ogni sua iniziativa (compresa la ribattuta sul rigore, nel quale si scontra fatalmente con il suo opposto, il troppo sgonfio Suso) è inciucchita dall’eccesso di testosterone, un po’ come chi – come dire? – non si rilassa da un po’. Sarebbe appropriata una vacanza in un luogo ad alto tasso di spiritualità, in cui ci sono antichissime pratiche per trovare pace. Non ultima, la pratica più antica del mondo.
Bacca – GIAMAICA
Ormai la palla lo terrorizza: fugge quando la vede, non sa che farne, gli capita sui piedi in area piccola e rimane paralizzato a guardarla come un gatto sulla provinciale mentre lei lo colpisce – nessuno si fa male, Skorupski men che meno. Carlos è in preda a sovreccitazione incontenibile e incapace di calmarsi – in sostanza (e sottolineiamo: sostanza) ha il problema opposto a quello dello stonatissimo connazionale Zapata: sospettiamo che siano entrambi nel tunnel della droga e vorremmo che ne uscissero – ma a ognuno dei due potrebbe giovare fare due passi, non di più, nel tunnel di quell’altro
Ocampos – EGITTO
Un Paese magnifico che soffre un incomprensibile calo di turismo: sarebbe un errore farsi sfuggire quest’occasione. Dovrebbe balzare sul primo aereo, senza farsi scoraggiare se non trova la porta, nessuno pretende che lo faccia al primo tentativo, né al secondo tentativo, né al diciannovesimo, né al sessantottesimo – e andare laggiù con fiducia. Se c’è qualche problema, dica pure alle autorità “Sono un ricercatore”.
Honda – TRIANGOLO DELLE BERMUDA
Lui è un caso a parte, non è in partenza, ma di ritorno: dopo essere misteriosamente sparito, misteriosamente ricompare. E nei pochi minuti in cui misteriosamente Montella decide di schierarlo, sembra misteriosamente l’unico con qualche idea sul da farsi. Non vi vengono i brividi?

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