Milan-Benevento 2-0: le Pagelle Che Non Lo Erano

Ci spezza un po’ il cuore mettere nei guai il nostro eroe Pippo Inzaghi, che per di più col Benevento sta facendo vedere, da allenatore, delle cose che non gli erano mai riuscite con noi. Certo, è il gioco più irragionevole del mondo, ma attaccare a testa bassa con Lapadula e Caprari e risparmiando l’arma letale Schiattarella suscita in noi la stessa sbigottita ammirazione di quando lo vedevamo sbucare dal nulla per schiaffare la palla in rete – ragion per cui, le nostre Pagelle Senza Voti sono dedicate ai Pippo che hanno fatto la Storia al pari di lui, e al loro arrembante pippismo.
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Donnarumma – PIPPO PETTIROSSO
Anche se il Benevento attacca e tira tanto, tira pochissimo in porta. Così, fatta eccezione per un tiro di Ionita che lo costringe a svolazzare tra i suoi legni, rimane un po’ ai margini delle vicende più complesse della partita proprio come nel mondo convulso e drammatico della Pimpa, il pettirosso Pippo può permettersi di rimanere confinato in storie rassicuranti per un pubblico che per sua natura è più impressionabile (i bambini sotto i 6 anni) (non i milanisti) (anche se in questo periodo abbiamo la stessa solidità psicologica).
Dalot – SUPERPIPPO
Che noccioline gli hanno dato? Anche se sembra sempre giocare in pigiama, sembra di colpo in grado di volare e menare gli avversari – certo, gli avversari contro cui fa bella figura sembrano un po’ dei dopolavoristi del crimine: i veri banditi sono quelli che ci aspettano la prossima partita.
Romagnoli – PIPPO
Partita normale, con qualche piccola goffaggine delle sue e come sempre, più da partner che da leader. Però non soffre quando il Benevento cerca di aumentare il ritmo per sorprenderlo sulla velocità, il che fa pensare che in questo finale di campionato potremo contare su di lui più di quanto non pensino i suoi detrattori.
Tomori – PIPPO CHENNEDY
Dopo le ultime partite lo abbiamo un po’ ridimensionato, qualcuno lo ha addirittura additato a bluff e zimbello, come il presentatore gaglioffo e presumibilmente di sssinìstra di una vecchia trasmissione Rai. Lapadula è un buon test per metterlo alla prova, perché lo sollecita parecchio senza farci troppa paura – e sia noi che lui avevamo bisogno di ripigliarci ma, al momento, senza esagerare con gli stimoli.
TheoHernandez – PIPPO NIGHT INTRUDER
È il nostro aereo incursore, il cacciabombardiere della Seconda Guerra Mondiale che a volte sembra puntare più sull’impatto psicologico dei suoi attacchi che sui danni effettivi – e tuttavia, e dai e dai, finalmente finisce per prendere il bersaglio su ribattuta – e se lo merita, perché aveva pescato benissimo Zlatan in area. Dopo la carota, un po’ di bastone: inizia a diventare irritante anche per noi il suo modo di planare a terra gridando. Lo fanno in tanti, anche molto forti – però vorremmo vedere i nostri sbranare il campo, invece che in terra a concimarlo come certi giocatori con altre strisce.
Kessié – PIPPO BARZIZZA
Il Presidente era stato uno dei migliori anche nelle ultime malinconiche partite del Milan: in questa, con tutta la squadra che sale di un gradino, sfodera quantità e qualità da far brillare gli occhi, da bandleader vero, capace di fare tutto, dai motivetti all’italiana al jazz scalmanato. Come il leggendario musicista genovese, è direttore d’orchestra, compositore e arrangiatore, e nel suo spartito compaiono l’azione del primo gol (con velo), diversi contropiedi in velocità con assist a compagni pasticceri, per non parlare del pallone pennellato con cui mette Ibrahimovic in condizioni di segnare a fine primo tempo.
Bennacer- ROSALBA PIPPA
Come la strana cantante Arisa, cerca la sua posizione sotto i riflettori: a volte la trova, come in certe azioni in velocità in cui fa valere il proprio talento; altre volte invece ha dei passaggi a vuoto e delle insicurezze. Non è da lui piazzare la hit da spiaggia di un gol – una attività banale che lascia agli altri – ma a volte sbarella (con la esse) e rischia di far saltare tutto lo show. Pioli sarà anche falso come la Ventura, ma fa benissimo a evitare che prenda un secondo giallo nel secondo tempo.
Saelemaekers – PIPPO LA VARIABILE METASINTATTICA
A quanto ci pare di capire dalle surreali indicazioni di wikipedia, il nome “Pippo” viene anche utilizzato come astrazione in programmazione o codici così come le lettere X e Y sono usate in algebra. Se ve ne intendete, non sentitevi in dovere di spiegarci cosa abbiamo appena scritto, non lo capiremmo mai – l’unica cosa che ci interessa qui è l’idea di variabile, per l’imprevedibilità indecifrabile che il giovane Salsaemerengue porta con sé: grazie a un dinamismo fantastico il belga dà una mano in difesa e una manona in attacco, ed è spesso una preziosa X per le azioni altrui, ma è sempre Y per le proprie: entra nelle azioni di entrambi i gol, ma vigliacco se riesce a tirare quando tocca a lui risolvere l’equazione.
Leao – PIPPO NON LO SA
Bene in copertura, ma bene davvero, e segnaliamo con piacere due ottimi palloni sradicati al nemico – però anche nel suo ruolo congeniale, quando attacca ride tutta la città. Non tira, non crossa, non assista. Forse non lo sa, non lo sa ancora che tipo di giocatore potrebbe essere. Non lo chieda a noi, qui non ne capiamo nulla.
Calhanoglu – SCOTTIE PIPPEN
Per quanto fosse capace di leggere le partite e far quadrare la squadra, giocava al fianco di Michael Jordan, e molti anni prima che Cesare Cremonini indagasse questo aspetto del rapporto supereroico, a lui toccava essere Robin. Hakan però, al ritorno in campo di Ibrahimovic, sembra finalmente ritrovare il senso di se stesso, smarrito nelle ultime puntate. Al di là del gol, stupisce positivamente la capacità di pensare in velocità e trovarsi con i compagni. Se vuole farci ancora una volta lo scherzo di essere il risolutivo MVP delle ultime cinque partite di campionato, sappia che a noi va bene.
Ibrahimovic – PIPPO BAUDO
Direttore artistico, pesantissimo accentratore di ogni cosa e mattatore dello show pur senza esibirsi in prima persona nel numero del gol. Chi sbuffa per la sua presenza ingombrante non ha tutti i torti, chi ammira la sua inverosimile capacità di mettersi al centro della squadra e del match, ha molte ragioni. Ci mette un po’ a entrare in partita ma quando lo fa, è impressionante per capacità di minacciare l’incolumità della porta avversaria, e basta ripensare alle nostre ultime partite per capire quanto il vecchio orco faccia la differenza, per noi così come la farebbe per tante altre squadre. Montipò riesce a ribattergli un’infinità di conclusioni che sembrano inevitabilmente destinate alla rete, ma su una di queste TheoHernandez irrompe per il tap-in. Pippo Ibrahimovic, impettito, rivendica: “Il 2-0, l’ho scoperto io, l’ho scoperto IO!”.
Tonali – PIPPO LA SCOPA
Entra per ripulire il nostro centrocampo dall’ammonizione rischiosissima di Bennacer, e ramazza vigorosamente le iniziative centrali del Benevento, che si vede costretto a tentare le vie laterali. Ancora un po’ troppo utensile, ma sicuramente molto utile.
Rebic – PIPPO POTAMO
In questo periodo è stranamente pesante, e poco portato a far male. Ma come l’eroe di una vetusta pubblicità di pannolini, ci conforta nella fase in cui di norma ce la facciamo addosso.
Calabria – PIPPO FRANCO
Entra nella commedia quando le donne nude hanno già girato le loro scene, e cerca di improvvisare quanto basta per completare il film. In questo periodo non sembra avere un copione, ma fa un sacco di facce: un po’ per i compagni, un po’ per gli avversari, un po’ per l’arbitro, e un po’ per noi.
Castillejo – PIPPO di Zucchero
…che pesce sei!

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