Milan-Atalanta: le Pagelle Che Non Lo Erano

Siamo campioni d’inverno: cosa potevamo fare se non prendere un piccolo cappotto? Sarà che in vetta fa un po’ più freschino, ma un po’ di entusiasmi si sono rapidamente raffreddati vedendo pedalare i Lance Armstrong di Bergamo, perciò le Pagelle Senza Voti di oggi sono ispirate a capi d’abbigliamento invernali!
 
Donnarumma – GUANTI
E cos’altro potevamo abbinargli? Che poi, quando ne prendi tre e il portiere ha le mani calde, qualcosa proprio è andato male. Dopo dieci minuti iniziano a tirargli addosso da tutte le parti, lui si salva in corner quando può ma Romero gli sbuca proprio a un metro e colpisce in modo subdolo. Quasi arriva sul rigore di Ilicic, mentre su Zapata (più volte libero) prima gli dà una mano il palo, poi nessuno. Riceve anche un guanto (di sfida) in faccia nel momento in cui l’arbitro Maurizio Mariani di Aprilia, molto dolce davanti alle entratine degli eccitati ragazzi di Gasperini, va a sgridarlo perché ha alzato la voce.
Calabria – MOON BOOT
Persino lui, che ha nel dinamismo la sua ragione d’essere, sembra camminare ballonzolando goffamente all’inseguimento dei forsennati atalantini. Più di una volta l’agile peperino Zapata, coi suoi 88 kg di leggerezza, se lo lascia alle spalle come uno scattista.
Kalulu – PARAORECCHIE
Vent’anni, fuori posizione, eppure potrebbe persino ritrovarsi nella lista degli accessori indispensabili alla scampagnata (quella che poi si perde la sera prima di partire) se non fosse per il momento in cui Romero gli sbuca alle spalle e lui non se ne accorge, non sente lo spostamento d’aria né i compagni che lo avvisano. Un attimo prima del gol, uno dei più ferramenta tra i bergamaschi (Hateboer) lo ammacca, costringendolo a uscire in barella. L’arbitro Maurizio Mariani di Aprilia si scioglie d’amore, non lo biasima e lo lascia picchiare ancora, perché gli italiani meritavano questa soddisfazione – sapete, il Covid, la crisi di Governo, Sanremo a rischio.
Kjaer – PLAID
Con la sua saggezza classica è spesso provvidenziale per non soffrire troppo gli spifferi, ma davanti a lui nessuno riesce a tenere un pallone, e la squadra si ritrova seduta e tremante ad assistere a uno di quei mortificanti programmi del pomeriggio con i quali Rai e Mediaset vogliono suggerire agli anziani che morire è una buona idea.
TheoHernandez – MUTANDONI DI LANA
Non risulta inguardabile solo perché è invisibile.
Kessié – PASSAMONTAGNA
Si stenta a riconoscerlo. Non è l’unico a essere perennemente anticipato, ovviamente, ma perde ogni duello possibile a centrocampo, e regala all’Atalanta un rigore sbracciando su un Ilicic che in quel momento ha le spalle alla porta.
Meité – COSTUME DA BAGNO A FIORI
Porta in squadra un po’ della mentalità del Torino di Giampaolo.
Tonali – BURROCACAO
A volte, quando si è un po’ troppo delicati, è meglio stare a casa a leggere un buon libro. Oppure, se non se ne trovano di belli, anche uno di Beppe Severgnini.
Castillejo – PONPON
Alla mercé di ogni corrente d’aria e ogni entrata decisa, probabilmente doveva essere lui a mettere un tocco di imprevedibilità vezzosa al nostro gioco. Come spesso succede ai bambini che indossano questo grazioso berretto, viene bullizzato da quelli grossi della scuola.
Ibrahimovic – SCIARPA
Di quelle molto lunghe, più eleganti di uno scaldacollo ma soggette a impigliarsi – o a essere afferrate dall’avversario. D’altra parte lui è così vistoso che appena i nostri cercano di recapitargli il pallone, ha subito addosso due avversari. Si libera solo due volte: nella prima, non riesce a mettere nello specchio dal margine dell’area piccola. La seconda volta, l’arbitro Maurizio Mariani di Aprilia inventa di sana pianta un fallo sul portiere perché il designatore degli arbitri Nicola Rizzoli ha evidenziato che applicare il regolamento quando il Milan attacca è causa di infinita infelicità agli italiani già provati da un’annata difficile – sapete, la Didattica a Distanza, la Brexit, Sanremo a rischio.
Leao – PELLICCIA
Un regalo alla sedicente déa che ci costa parecchio, oltre a far soffrire crudelmente dei piccoli animali che non fanno nulla di male a nessuno – ovvero, noi. Crea più preoccupazioni alla sua difesa che a quella avversaria. Vista la sua faticosa compatibilità con Rebic, non vorremmo che l’arrivo di un altro capo dalla Croazia lo avesse infastidito.
Brahim Diaz – PIUMINO
Entra per dare vivacità casual e leggerezza a un attacco rigidissimo, ma la situazione non è favorevole: quasi subito incassiamo il rigore del raddoppio e malgrado si impegni, a quel punto viene fatalmente soffiato via dagli avversari.
Musacchio – PATTINI DA GHIACCIO
Il suo modo preferito di difendere è da sempre quello dei giocatori di Hockey: è convinto che l’avversario vada fermato con le braccia, e cerca di spingerli contro la balaustra.
Rebic – COLBACCO
Entra quando la squadra ha i geloni: cerca di scaldare un po’ la manovra dalla cintola in su ma ci sono ancora troppe correnti freddissime negli altri reparti e lui è ancora un po’ in quarantena.
Mandzukic – PIGIAMONE DI FLANELLA
A mali estremi, estremi rimedi: entra e mandando all’aria ogni dettaglio di stile alza la temperatura in area. Con lui, i difensori nerazzurri avvertono le poche preoccupazioni di tutta la partita, e anche nei minuti di recupero si dannano l’anima per impedirgli il gol delle bandiera correndo e lanciandosi col sangue agli occhi come se non avessero corso per 90 minuti, quasi come se il bravo Gasperini avesse iniettato in loro dosi considerevoli di qualche sostanza magica, ed effettivamente è così: è la sua simpatia.

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