Milan-Atalanta 2-0: le Pagelle Che Non Lo Erano

Anche se è evidente a tutti che questa stagione abbiamo giocato 800 partite, il calendario insiste che ieri è stata disputata soltanto la 37esima giornata di campionato – anche se come ci dicono da più parti, il calendario è stato falsato (come tutto). Eppure 37 non è poco, tant’è vero che una delle prime cose che abbiamo imparato nella vita è che quando si superano i 37 gradi è ufficialmente febbre e si sta a casa da scuola. Le Pagelle Senza Voti di Milan-Atalanta sono perciò dedicate alla febbre – anche perché un’altra cosa evidente a tutti è che tra una settimana, comunque vada, ci devono ricoverare.
 
Maignan – FEBBRE A 90
Più volte nel primo tempo è lui a fare da regista, con dei lanci di 90 metri che in realtà la maggior parte delle volte servono a chiamare Musso fuori dai pali – e forse gli provocano qualche irritazione che gli preclude miracoli sui nostri tiri più importanti. Molto reattivo su Muriel nel primo tempo, mentre nel secondo chiude la porta a Zapata in collaborazione con Tomori. Torna al clean sheet, che è sempre una buona abitudine.
Calabria – FEBBRE D’AMORE
Soap opera americana iniziata nel 1973, con oltre dodicimila episodi all’attivo, per decenni rimpallata tra Italia Uno, Rete Quattro e Canale 5. In questa stagione, dopo tanti anni di amori sofferti e tradimenti, il capitano – ancorché solo 25enne – sta un po’ perdendo smalto. E tuttavia, il segreto della sua longevità è che ogni suo episodio drammatico è seguito da un colpo di scena esaltante, un recupero o un anticipo che né il pubblico né gli avversari si aspettano da lui.
Tomori – INFLUENCER
Tecnicamente, lo scopo di ogni influencer è indurre la gente a far fesserie a proprio vantaggio – e a volte si ha la sensazione che Fikayo solamente con una posa o uno sguardo o un movimento da tiktoker riesca a trasformare in babbei dei giovani di buonsenso come Muriel, Pasalic, Zapata, Boga, Malinowski, costringendoli a fare scelte sconsiderate – per loro, naturalmente. Per noi che ci siamo notoriamente in combutta con i Poteri Forti, è tutto più che apprezzabile.
Kalulu – FEVER (canzone, 1958)
Interpretato da Peggy Lee e da Elvis ai tempi dei nostri nonni e nonne, fu uno dei primi pezzi pop concepiti per convincerli a quelle attività che li avrebbero resi, per l’appunto, nonne e nonni – ancora negli anni 90 Madonna lo considerava abbastanza sensuale da infilarlo in un album intitolato (per non sbilanciarsi) Erotica. Pierre è la controparte sensuale e panterosa dell’irruenza di Tomori: ogni suo intervento, anche il più risolutivo – e se ne contano diversi – ha qualcosa di voluttuoso. Molti equilibratissimi e attendibili tifosi di una squadra nerazzurra che non è necessariamente l’Atalanta individuano in un suo contatto con Pessina l’ennesimo scandalo di questo campionato falsato, ma il vero motivo per cui Pessina perde l’equilibrio è che “When you put your arms around me, I get a fever that’s so hard to bear”.
TheoHernández – FEBBRE DA CAVALLO
Torna a fare attentamente la guardia in difesa, ma quello che è negli occhi di tutti è la sua partenza al galoppo dalla nostra area a quella avversaria, per il 2-0 che per la seconda partita consecutiva ci evita anche di commentare un corto muso – lasciando il muso lungo ad altri.
Tonali – FEBBRE DELLA CRESCITA
Sa di aver speso tanto nelle partite precedenti, e quando viene sostituito non scuote nemmeno un pochino la testa: anche questo fa capire quanto sta diventando grande.
Kessié – FEBBRE DELL’ORO
Ultima, grande partita a San Siro: contro la sua ex squadra ritrova in più frangenti lo strapotere e la sicurezza che lo avevano fatto eleggere Presidente. Nulla da dire sulla sua professionalità in queste ultime decisive partite, ma il momento in cui carica la curva al 93esimo ottenendo un’ovazione che gli mancava da tanto, non lo potrà comprare nemmeno col suo futuro stipendio.
Krunic – QUELLA ROBA CHE È IN GIRO
“Ho un po’ di raffreddore/mal di testa, ho paura di essermi preso qualcosa” “Eh, c’è in giro, sì”. Sarebbe difficile quantificare le volte in cui abbiamo ricevuto o dato questa preziosa informazione, ricavata da indagini meticolose che hanno portato a una sentenza così autorevole. Anche Rade è difficile da definire e a volte anche da vedere, eppure c’è, compare all’improvviso specialmente per scombinare i piani degli avversari e rilanciare la nostra manovra: il suo recupero davanti alla nostra area a un quarto d’ora dalla fine è così bello che dovrebbe valere come assist, pazienza se è a 90 metri dalla porta avversaria.
Leao – FEBBRI FIBRA
Il rapper stavolta non si accontenta di un featuring nel gol di qualcun altro, ma colpisce di persona, sbloccando con un Pronti partenza via una partita che sembrava bloccata su una scacchiera. A questo punto è molto probabile che concluda la stagione da nostro capocannoniere – Applausi per Rafa.
Giroud – FEBBRE TIFOIDE
Anche in una partita opaca, il suo apporto tattico pare fondamentale: le sue sportellate con i difensori di Gasperini consentono a Padre Pioli di capire che non è lui che può pungerli. Ma naturalmente potrebbe essere il tifo a farci delirare.
Saelemaekers – FEBBRE SOVIETICA
Ha il suo momento più intenso al primissimo minuto, quando sembra lanciato in slalom verso una rete memorabile – malauguratamente, cade all’ultimo paletto. Da quel momento in poi, dà il solito contributo in termini di podismo, ma ricorda moltissimo quei dirigenti del Partito Comunista dell’URSS che con encomiabile discrezione, erano vittime di una fastidiosa influenza e nessuno ne sentiva più parlare. “Da, è qualcosa che c’è in giro, dasvidania”.
Messias – SANTA FEBRONIA
Avendo rifiutato di sposare il nipote di un giudice amico di Diocleziano, fu sottoposta dagli antichi romani a martirio cruentissimo e lunghissimo e variegato, del quale vi risparmiamo i particolari perché è antipatico mettere in discussione la millenaria civiltà italica. Quando un solo minuto dopo essere entrato in campo Messias manda Leao verso la porta, ci sfiora il dubbio che la sua provenienza non altolocata, di fronte alla nostra millenaria civiltà milanista, costituisca un motivo di flagellazione che non merita, perché il suo contributo al nostro campionato lo ha pur dato. Forse se non sentisse questa specie di senso di inferiorità giocherebbe anche più spigliato. Spetterà a Padre Pioli stabilire se il suo corpo verrà conservato nella nostra Cattedrale o mandato a Costantinopoli come la povera Febronia (in più contenitori numerati progressivamente da I a XXIV).
Rebic – LA FEBBRE DEL SABATO SERA
Puro carisma. Entra e dopo un minuto, la squadra avverte un fremito come se Tony Manero fosse sceso nel dancefloor: il ritmo cambia, l’eccitazione sale, i palloni entrano, le ragazze sognano, burn baby burn, Disco Inferno!… Potrebbe anche segnare, ma non è importante. Perché l’importante è Staying alive.
Bennacer – FEBBRE DA FIENO
Entra dopo il gol per mettere fieno in cascina, come dicono i giornalisti sportivi – notoriamente, braccia rubate all’agricoltura.
Florenzi – MADONNA DELLA FEBBRE
Modello in terracotta di dimensioni ridotte che forse ha ispirato la Pietà di Michelangelo – oppure no: sapete com’è con l’arte, ognuno può dire quello che vuole, è tipo Twitter ma per persone con gusti migliori. Spizzi Florenzi è il modello di giocatore che ci servirebbe sulla fascia, ma un po’ meno di terracotta, e anche se non siamo ossessionati dalle dimensioni come altre squadre un po’ complessate, il formato ridotto lo penalizza un po’ quando – parlando di Madonne – deve contrastare i cristoni. Ma se dovesse rimanere con noi come rinforzo, ne saremmo felicissimi: la sua capacità di scaldare la manovra è evidente.
Bakayoko – LA FEBBRE (film, 2005)
Uno di quei film con Fabio Volo la cui visione è spiegabile solo da circostanze drammatiche. Non bastasse lui, nella colonna sonora compaiono i Negramaro, con tutta la loro negramarezza. Una pellicola che è il miglior paragone possibile col momento in cui, inaspettatamente, Baka viene buttato in campo a fare massa a centrocampo, mentre tutto scorre.

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