Milan-Atalanta 0-0, le Pagelle Che Non Lo Erano

La nostra esasperazione storica nei confronti dell’Atalanta ha una qualità differente rispetto al fastidio con cui affrontiamo altre provinciali come Udinese o Fiorentina la cui simpatia sbarazzina garantita dai media non abbiamo francamente mai individuato: la società bergamasca, non contenta di aver adottato una maglia di singolare cattivo gusto, ha sempre fatto da schiava entusiasta della tirannide gobba trasformandosi, da scodinzolante cagnolino dei bianconeri sul campo e sul mercato, in cane da guardia con la bava alla bocca non appena di fronte alle rivali dei malavitosi. Chissà, forse non è un caso che di fronte ai collaborazionisti per eccellenza Galliani, per emulazione, abbia sbandierato senza pudore né cautela il suo antico tifo. Ragion per cui, il nostro consueto tributo all’avversario di giornata delle PagelleSenzaVoti ci induce ad accostare le prestazioni dei giocatori a dei servi di chiara fama.
 
Donnarumma – ALFRED di Batman Batman-Begins-michael-caine-5266147-570-310
Abituato a vederne di tutti i colori – ma ormai ci ha fatto il callo: non si becca pallottole e per fortuna rimane imperturbabile nella fase in cui i retropassaggi gli svolazzano attorno come pipistrelli in salotto.
Abate – SANCHO PANZA
Quando ci crede, come in questo periodo, quasi merita un poema epico, perché da contadino che era – e rimane – si trasforma in aspirante cavaliere che carica sulla fascia. A passo di somaro, ovviamente, ma proprio per questo, un po’ nobile dentro.
Romagnoli – BRUNO VESPA
Anche se Kessié e Pignatone cercano di fare gli smargiassi atteggiandosi a leader, li fa risultare innocui e benevolmente improduttivi come dei viceministri.
Paletta – SAM GAMGEE
Con Romagnoli costituisce una coppia egregiamente scritta – uno è il giovane predestinato, l’altro lo zuccone che si azzuffa coi Gollum orobici.
Antonelli – ESOPO
Sarebbe una così bella favola, se grazie a quella discesona a fine primo tempo conclusa con una lasagna d’altri tempi fosse la nostra Gallina dalle uova d’oro. Invece prende il palo e a fine partita, rimaniamo lì a guardare la rete di Sportiello con lo sguardo de La volpe e l’uva.
Kucka – BERNARDO bernardo zorro
Come il servo muto di Don Diego de la Vega in arte Zorro, non è propriamente protagonista, ma rimangono impressi i suoi sguardi: all’arbitro, alla palla che non vuole entrare quando ci prova nel secondo tempo. Ma soprattutto ai compagni di centrocampo che si ritrova.
Bertolacci – LEPORELLO
Come l’attendente di Don Giovanni, inserisce l’elemento comico anche nel momento più drammatico, come quando nel suo unico inserimento sensato subisce un banale urtone da uno dei convitati di pietra atalantini, e viene ammonito per simulazione dal solerte arbitro Massa, che gli intona “Eh via, buffone, non mi seccar”.
Pasalic – LURCH della Famiglia Addams
Si aggira per il campo rigido e in apparente difetto di attività cerebrale.
Bonaventura – SPARTACO spartacus
Nel primo tempo, come sua abitudine, sembra disposto a chinare il capo – ma nel secondo guida la rivolta contro l’odiosa tirannia dello 0-0. Finisce appoggiato a delle assi di legno, però ci induce a sognare un giorno in cui uomini e donne rossoneri non saranno più oppressi. Né depressi.
Suso – AMBROGIO dei Ferrero Rocher
In inspiegabile soggezione davanti alla Déa, non le dà quel che si meriterebbe.
Lapadula – HUGO BARRETT de Il Servo di Joseph Losey
Come nel film, da subalterno che era ribalta i ruoli. E così se prima quello che non vedeva la porta era Bacca, di colpo quello che non vede la porta è lui.
De Sciglio – IGOR (…Aigor) di Frankenstein Jr. youngfrank2
Tutto in lui pare evocare orrore gotico e catastrofe, ma anche se la prima dormita ha luogo cinque secondi dopo il suo ingresso in campo, stavolta non fa danni – fermo restando che non ha con sé il cervello che speravamo.
Bacca – STEVENS di Quel che resta del giorno
La porta gli si spalanca come Emma Thompson fa con il maggiordomo del romanzo e del film, ma lui non coglie l’opportunità, adagiandosi in una vita priva di soddisfazioni con il distacco di chi giudica emozioni e sentimenti come pure illusioni. Anche se a dire il vero è da un po’ che non ci illudiamo più, Carlos.
Niang – SAN PATRIZIO
Entra in campo, e come d’incanto dilaga l’ubriachezza.

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