Le Pagelle Che Non Lo Erano: Spal-Milan 2-2

Abbiamo lucrato un punto sul campo dell’ultima in classifica ridotta in dieci uomini, e per pura fortuna. Per questo motivo, le Pagelle Senza Voti di Spal-Milan sono basate su tutti gli emblemi della buona sorte di nostra conoscenza. Manca solo quella spiacevole manifestazione della digestione che a volte si calpesta sul marciapiede. Oppure no: complessivamente, potremmo dire che non manca affatto e ce n’è in abbondanza.
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Donnarumma – MANEKI NEKO / ZHAOCAI MAO
il gatto che dà il benvenuto, quello che nei ristoranti cinesi o giapponesi vedete intento a salutare incessantemente, e la cui origine è contesa tra i due popoli che si stimano come livornesi e pisani. E l’unica cosa che Gigio riesce a fare sul tiro incredibile di Floccari (e già queste parole la dicono lunga) è appunto salutarlo con la mano.
Calabria – SCARABEO
Per gli Egizi rappresentava Osiride che fa girare il mondo. Il suo mondo potrebbe girare quando scaglia un pallone al volo verso la porta ferrarese: se entrasse, capiremmo una volta per tutte che la sua inabilità a difendere è in realtà un indizio, e in realtà è un grandissimo attaccante, del quale non possiamo privarci. Per nostra fortuna, non entra.
Romagnoli – ACCHIAPPASOGNI
I cerchi piumosi che per i nativi americani, filtravano i sogni tenendo lontani gli incubi. Carini dal punto di vista ornamentale ma sul loro funzionamento è lecito avere qualche dubbio, visto che alla loro civiltà non ha detto benissimo – e al capitano nemmeno: quando con occhi inorriditi vede cosa stanno combinando Gabbia e Kessié su una palla che ballonzola in area, si avventa per spazzare. Innescando la carambola fatale che porta la palla a Valoti, e un attimo dopo in porta.
Gabbia – IL FONDOSCHIENA
Spiace essere aspri con il ragazzo, ma obiettivamente ha giocato col c**o.
Theo Hernandez – QUADRIFOGLIO
Cioè un vegetale. Finché D’Alessandro non lo recide dal campo.
Bennacer – CORNO
Un tipico amuleto da portachiavi, per l’uomo cui abbiamo dato ha le chiavi del nostro centrocampo. Speriamo ne avesse fatto una copia dal ferramenta, perché le ha perse tutte.
Kessié – FERRO DI CAVALLO
Non potevamo pretendere che giocasse due buone partite in quattro giorni. Nel secondo tempo fa quasi da attaccante aggiunto, avendo il piede educato.
Paquetà – ZAMPA DI CONIGLIO
Parte bene, anche perché i giocatori della Spal non sanno bene dove sbucherà (quelli del Milan, neppure). Poi si fa prendere la mano dalla smania di segnare e inizia a bombardare la porta con i suoi perentori biscotti alla vaniglia. I ferraresi impietositi cercano di renderli più pericolosi con delle deviazioni. Alla fine la cosa gli prende un po’ la mano.
Calhanoglu – NAZAR
Amuleto turco a forma di occhio, è detto “Occhio di Allah” e tiene lontana l’invidia e il malocchio, ma non l’occhio del VAR, che coglie il piede di Rebic in fuorigioco e porta all’annullamento del suo gol. Corre ovunque e ha l’aria sempre sofferentissima, forse avrebbe bisogno di riposare ma in questo momento, sfortunatamente, sarebbe azzardato pensare una formazione senza di lui.
Rebic – DEA BENDATA
Nel senso che non vede la porta. Anche se la sua specialità è aspettare almeno un’ora prima di fare il suo primo tiro (in genere, segnando), Pioli lo sacrifica a Ibrahimovic per cercare la soluzione aerea. Esce con l’aria di quello a cui non fa né caldo né freddo.
Saelemaekers – COCCINELLA
Così così subito dopo l’ingresso a sostituire Castillejo infortunato, molto meglio nel secondo tempo, quando inizia a svolazzare verso l’area avversaria. Mette qualche buon pallone in area, ne recupera diversi, propizia il pareggio. Uno dei migliori in campo – e il bello è che non sappiamo nemmeno bene chi sia.
Leao – ARCOBALENO
Dopo la pioggia di critiche, trova la pentola d’oro alla fine di una striscia di deviazioni – tra l’altro, come tiro è un piccolo stiloso colpo di biliardo. E fanno due gol in tre partite – che spietato cecchino.
Laxalt – VANGIONI
Entra lui, e facciamo finalmente due gol. Secondo voi è un caso? Va beh, non rispondete. Però, a trovare Leao per il pareggio è una sua sapiente palla in mezzo (dopo due deviazioni dei difensori). Insomma, stasera gli déi sono con lui. Chissà perché.
Ibrahimovic – STELLA CADENTE
Chi pensa che con la sola imposizione del suo naso spaventi i difensori, forse non ha nemmeno tutti i torti, visto che la loro difesa sbanda un po’ (e l’autogol arriva su un pallone indirizzato più o meno verso di lui). A parte questo, le sue giocate sono faticose: una punizione sulla barriera, un colpo di testa da buona posizione sul quale alza il pallone come fosse un SuperTele, e un assist a Paquetà che manda il pallone in orbita per evitare che la brutta figura tocchi a un compagno – nobile gesto.
Bonaventura – GESTO APOTROPAICO
Entra e sembra già collassare per il caldo o le zanzare emiliane (pare facciano certi succhiotti, ai loro ragazzi). Tocca due palle. E sicuramente è una rozza superstizione sessista, ma funziona. Deduciamo che Pioli lo abbia buttato dentro solo per il suo cognome beneaugurante.

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