Le Pagelle Che Non Lo Erano: Benevento-Milan 0-2

Di questo argomento si parla da un anno, ma in questi giorni è certamente al primo posto – e in quanto tale, grazie alla nostra fortuna e ai nostri continui, spudorati furti, è l’argomento che ci si confà. Ragion per cui, le Pagelle Senza Voti di Benevento-Milan sono dedicate ai vaccini che hanno sconfitto squadre molto nocive, e speriamo di debellare anche noi qualche piaga nelle settimane a venire.
 
Donnarumma – DIFTERITE
Uno dei nemici più antichi del nostro organismo sono i tiri in porta – da sempre siamo in lotta contro di loro, e in anni recenti hanno causato dolorose perdite attaccando le nostre vie respiratorie, causando altresì complicazioni cardiache e nervose (…nervosissime). In questa partita ne subiamo 24 (ventiquattro). Ma la casistica prova che il ragazzone in giallo ha una tale efficacia nei confronti dell’agente patogeno che riesce persino a indurre Caprari a un rigore troppo angolato. Come dice l’Organizzazione Mondiale per la Sanità Milanista, di lui non si può fare a meno. Assumiamolo, costi quel che costi.
Calabria – PERTOSSE
L’emergenza lo costringe a tornare monovalente: per almeno 80 minuti non riesce a spingersi in avanti, dovendo battagliare dietro con una situazione molto convulsiva – però con la squadra rimasta in dieci la sua difesa immunitaria è a tratti spettacolare: la tosse asinina che ci provocava due anni fa è un ricordo lontano.
Kjaer – PAPILLOMA
Come è noto, è un virus che si trasmette sessualmente, eppure il nostro vaccino danese, portando sicurezza, favorisce un’attività sessuale intensa, anche se per lo più individuale; sarebbe stata di gruppo in caso di presenza di tifosi milanisti in curva, e a questa situazione la Regione Lombardia non sarebbe stata pronta come al solito – ma forse, sinceramente, nemmeno noi.
Romagnoli – FEBBRE GIALLA
Ipersollecitato dalle zanzare giallorosse, le respinge vigorosamente e con decisione, salvo qualche piccola distrazione che lo vede rischiare ricadute in un male antico, che speravamo debellato. Per fortuna al suo fianco c’è un medico che ha girato tutta Europa, e gli inocula quel che serve per rimetterlo in piedi.
Dalot – VARICELLA
È un vaccino contro un male in generale fastidioso ma non letale, e la cosa viene messa in conto da tutta la squadra, che si sa esposta sul suo lato ma cerca di farsi trovare preparata. Speravamo di vedere qualcosina in più, ma d’altra parte continuiamo a iniettarci le cose nel posto sbagliato, alla fine è già tanto se il nostro organismo non sporge querela.
Tonali – MENINGOCOCCO
Forse l’espulsione è esagerata, ma devi usare un po’ più le meningi, cocco. Purtroppo sarà inutilizzabile mercoledì, nel confronto con la malattia un po’ schifosa e apparentemente senza cura, che da più di un secolo affligge la nazione tutta.
Kessie – PRESIDENTE
Anche un buon presidente può rivelarsi un efficace rimedio preventivo contro molti mali – laddove (per fare un esempio a caso) un miliardario imbecille con un gatto in testa è sovente un alleato orgoglione delle epidemie. Nel primo tempo Francone fatica a trovare un centro di gravità, ma nel secondo tempo tiene in piedi le istituzioni non solo strappando palloni ma anche lanciando contropiedi, ispirando la manovra, tenendo palla e concludendo mirabilmente a rete – lo stesso palo estremista che irride Calhanoglu si prende gioco anche di lui. Ma se non altro aveva già fatto gol su rigore – e non è facile come sembra.
Brahim Díaz – RABBIA
Fa rabbia che sia lui a dover pagare per una patologia del miglior amico dell’uomo (…il VAR) anche perché il suo tiro da fuori dopo soli 3 minuti era stato il più pericoloso del nostro primo tempo.
Calhanoglu – PAROTITE
Più conosciuta col nome popolare orecchioni, è abbinata a Calhanoglu in primo luogo per la sintomatologia che include una deglutizione dolorosa e fastidi nella masticazione, e infatti abbiamo visto il nostro numero 10 masticare un po’ amaro per l’errore nel passaggio di Leao sul nostro ultimo contropiede, nonché faticare a mandar giù il millesimo palo. In secondo luogo, ci permette di fare dell’infantile umorismo sulle sue orecchie, giustamente tacciabile di bodyshaming – naturalmente siamo i primi a essere indignati nello scendere a un livello così basso. Per fortuna Calha è vaccinato e sopporterà anche questo, così come sopporta le critiche di chi non apprezza come un fine dicitore come lui per l’ennesima volta debba sfiancarsi davanti e dietro, e con una certa efficacia.
Rebic – TIFO
Non di rado il tifo fa sragionare, perciò perdoneremo i nostri non pochi compagni di malattia che hanno avuto da ridire sulla prestazione dell’uomo che spesso ha retto l’attacco da solo, procurato il rigore del primo tempo e lanciato Leao verso la prodezza del secondo tempo. Ma ci sono prove scientifiche che chi non riceve il vaccino manifesta accanto a sintomi più purulenti anche un altro, più curioso, di natura neuropsichiatrica, definito (controllate pure) “delirio borbottANTE”.
Leao – MORBILLO
“Non è necessario”, dicono i no-Leao alla fine del primo tempo. Che dire: bisogna avere pazienza. Con loro, come con lui.
Krunic – IMMUNITÀ DI GREGGE
Il ragionamento è che se tutti quelli attorno fanno la cosa giusta, può stare tranquillo anche chi non osserva cautele. Malauguratamente, non bisogna mai contare troppo su questa cosa: c’è sempre un agente infettante pronto ad aggredire, magari non trasmesso dall’uomo ma da un fischietto.
Castillejo – VACCINO CONTRO LA PAURA
Secondo una boutade popolare un po’ antiquata, il consumo di alcol agendo sui freni inibitori riduce questo particolare agente paralizzante. Tuttavia, per quanto l’alcolismo sia uno degli effetti collaterali più ovvi, e con statistiche in aumento, è vero che l’ingresso dell’ubriacante liquore spagnolo infonde coraggio e forse l’adeguata dose di leggerezza ai nostri nel finale di partita, rendendoci più pericolosi in 10, e stanchi, di quanto lo fossimo nel primo tempo in 11 e riposati. Perciò, a piccole dosi, ci sentiamo di raccomandarlo.
Conti – EPATITE B
Che fegato ci ha fatto venire questo giovane. E non saranno 14 minuti a Benevento a farci gridare alla guarigione, ma qualche intervento prezioso e soprattutto la lettura della situazione ci fa sperare che il suo male, se non completamente debellato, non sia cronico.
Kalulu – ROSOLIA
Nota in passato come “la malattia-pacco” perché non consentiva agli studenti pelandroni un’assenza da scuola consistente (prendendola venerdì sera, il lunedì si era già in mezzo ai banchi) è un pericolo soprattutto per i bambini che devono ancora nascere; è vero che Pierino è piccolissimo, ma Pioli gli ha insegnato a camminare – e dalla panchina Kjaer gli ricorda come farlo a scanso di equivoci.

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