Juventus-Milan 1-0: le Pagelle Che Non Lo Erano

Non sappiamo perché, ma i nostri avversari di ieri sera hanno insistito per giocare a Torino, che pure è una bella città che ha già una squadra. Evidentemente, nessun altro li vuole e hanno pensato di piazzarsi lì – sta di fatto che i giocatori del Milan, trovandosi nel capoluogo piemontese per fare turismo (e nient’altro), hanno visitato il locale Museo Nazionale del Cinema. E ieri sera hanno voluto fare un omaggio a una preziosa risorsa del panorama cinematografico italiano: tutti gli attori che fanno tale mestiere anche se qualcuno dovrebbe impedirglielo.

Donnarumma. GLORIA GUIDA. Il novizio. Lo studentesso. Il ragazzino. Il minorenne. Il ragazzo alla pari. Il liceale. Il liceale seduce i professori. Il liceale, il diavolo e l’acquasanta. Soprattutto, il liceale nella classe dei ripetenti. Noi lo vediamo volentieri, specie quando è lungo disteso oppure quando inizia a far caldo. Ma di fatto si ritrova coinvolto in una farsaccia via l’altra.
Abate. AMBRA ANGIOLINI. Evidentemente il trucco è fare la faccia corrucciata di chi si impegna tantissimissimo. E tanto basta, in un cinema milanista che ambisce fermamente a un intenso, febbrile decimo posto: purché sia appena un pochino a sinistra. Nel senso della classifica, chiaro.
Alex. FABIO DE LUIGI. Affascina l’idea che, anche in una produzione costosa, piuttosto che uno che sia vagamente capace (ma anche poco, eh) (molto poco) venga così spesso premiato uno che per un’ora e mezza sta lì a fare l’ammiccante patatone. Soprattutto con gli avversari.
Romagnoli. CLAUDIO BISIO. Ci viene il terribile dubbio che sembri bravo solo perché al suo fianco ci sono immancabilmente dei cani.
Antonelli. LEONARDO PIERACCIONI. Ogni volta si impegna per essere prevedibile, inutile e bolso. E ci riesce. Credete che sia facile?
Kucka. SERGIO CASTELLITTO. Ogni sua espressione o movimento è lentissimo affinché anche i più scemi capiscano che sentimenti o azioni sta per esprimere. Quando ha un moto inconsulto e si sbatte in modo teatrale, mette la palla a due metri dal palo – e chi ha poche pretese la potrebbe confondere con una performance credibile. Alla fine la cosa in cui eccelle è una stolida fissità – ma proprio per questo è un peccato che esca: il suo sguardo vitreo metteva un minimo di soggezione ai centrocampisti avversari.
Bonaventura. STEFANO ACCORSI. Non ne imbrocca una, ma pare compiacersene.
Montolivo. MANUELA ARCURI. Si mette lì e guarda tutto ciò che ha intorno con aria piena di fascinoso mistero. Inutile dirgli che è imbarazzante: è un concetto immensamente complicato per lui.
Bacca. KIM ROSSI STUART. Se solo gli arrivassero dei copioni all’altezza, qualcuno dice. Un buon alibi; lui comunque, visto che non gli arrivano fa molto poco, e quel poco è inguardabile.
Cerci. ASIA ARGENTO. Alla base del pallido consenso di cui entrambi godono c’è la strana idea che buttare nel mucchio qualcuno con l’aria da tossico possa ravvivare una sceneggiatura inconcludente.
Niang. NICOLETTA BRASCHI. Ovunque lo si metta sfoggia con convinzione la sua evidente mediocrità – ma se qualcuno in alto ne è innamorato e vuole che giochi, chi siamo noi per discutere.

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