Inter-Milan 3-2: le Pagelle Che Non Lo Erano

Sono successe tante cose questa settimana, si è parlato in particolare di molestie sessuali, e per quanto la parola molestia sia sinonimo stesso dell’interismo, non ci sentiamo di scrivere amenità su un tema così drammatico, per quanto dopo la partita di ieri sera, da una parte c’è chi si è sentito violato e dall’altra chi l’ha fatta franca e oggi se ne vanta pure con gli amici.
In compenso un altro avvenimento ha stupito il mondo: il rozzissimo miliardario che presiede gli Stati Uniti ha deciso di lasciare l’Unesco, l’organizzazione internazionale che cerca di salvaguardare bellezza e cultura sul pianeta: un atto che ricorda inevitabilmente il secolare strappo antimilanista dei grezzi bauscia che oggi inquinano il pianeta in barba agli accordi sul clima. Ragion per cui, le nostre Pagelle Senza Voti post-derby sono ispirate da alcuni luoghi italiani tutelati dall’Unesco. Perché siamo certi che il Milan sia un patrimonio dell’umanità, minacciato da un mondo in cui trionfa la barbarie.
 
Donnarumma – FORESTE PRIMORDIALI DEI FAGGI DEI CARPAZI E DI ALTRE REGIONI D’EUROPA
Ovvero, per quanto riguarda l’Italia, una decina di boschi sparsi dalla Basilicata all’Emilia-Romagna, con particolare riguardo per Abruzzo e Lazio. Gigio sta sullo sfondo di questa partita come un albero centenario: non viene realmente scalfito da tiri interisti, ma nemmeno riesce a trasmettere veneranda ispirazione ai tizi che ha davanti. E il rigore decisivo, già sappiamo che non lo parerà: non brucia dello stesso fuoco dell’anno scorso.
Musacchio – DOLOMITI
Tra tutti i nostri difensori è sembrato il più difficile da scalare, e anche se rimane lì piuttosto calcareo in occasione dei due gol su azione dell’Inde, non siamo tra quelli che gliene addossano la principale colpa.
Bonucci – PAESAGGIO VITIVINICOLO DEL PIEMONTE: LANGHE-ROERO E MONFERRATO
Per tutta la partita barcolla in stato di sgomento come Amy Winehouse, svirgola palloni che evidentemente non riesce a mettere a fuoco, marca attaccanti immaginari, si fa portare al bar nelle azioni dei gol nerazzurri. Spiace infierire su chi evidentemente ha un problema e beve per dimenticare Allegri – a chi di noi non è capitato – ma più lo guardiamo e più sospettiamo che si sia iscritto ai Difensori Anonimi.
Romagnoli – VENEZIA E LA SUA LAGUNA
Dopo anni in una difesa che faceva acqua, probabilmente ha deciso di trasformarlo in un’attrattiva turistica. Ormai vederlo sprofondare non ci irrita nemmeno più, al contrario ci ispira un certo languido romanticismo.
Rodriguez – MONTE SAN GIORGIO
Montagna un po’ svizzera un po’ italiana, che butta fossili che è un piacere: rettili, bivalvi, ammoniti, crostacei, tutti trasformati in reperti preziosi. Così Rodrigo trasforma quell’invertebrato di D’Ambrosio in match-winner, corteggiandolo su una palla destinata oltre confine: nel Triassico si sarebbe detto “contrasti così in area ce n’è a migliaia”, ma ormai viviamo in un’epoca tecnologicamente avanzata in cui il mantra è “c’è il contatto” – cosa che giustifica in parte Bonucci e Romagnoli se scelgono di marcare gli avversari a distanza di sicurezza, cercando di aiutarsi solamente con un po’ di cyberbullismo.
Kessié – NECROPOLI ETRUSCHE DI CERVETERI E TARQUINIA
Tutto in lui evoca una civiltà che non c’è più: Montella decide di tumularlo dopo 45 minuti in cui argina i centrocampisti dell’Inter meno di quanto questi si arginino da soli. Esce dal sarcofago solo una volta, per illuminare Borini, ma ha l’aria di un fuoco fatuo.
Biglia – CHIESA E CONVENTO DOMENICANO DI SANTA MARIA DELLE GRAZIE CON L’ULTIMA CENA DI LEONARDO DA VINCI
La rappresentazione di un tradimento. Perché non solo non crea, ma distrugge. Fedeli, è forse per vedere questo, che Montolivo è stato messo sulla croce?
Bonaventura – FERRARA CITTA’ DEL RINASCIMENTO E DELTA DEL PO CON LE DELIZIE ESTENSI
Alla fine di un primo tempo in cui torbido e paludoso pareva avviarsi verso 45 minuti di panchina, rinasce e dà ritmo a delizie milaniste che, in un mondo più gentile, ci danno la sensazione di poter e-stendere i babbioni color funerale che tremolano nella loro area. È giusto che segni lui il gol del pareggio perché anche quando è fuori partita (e quest’anno gli capita), ha sempre l’aria di smaniare come un’anguilla quando si perde.
Suso – ORTO BOTANICO DI PADOVA
Nel primo tempo vegeta, nel secondo sboccia. Bisogna decidersi a piantarlo in quel terreno in cui può davvero crescere.
Borini – FERROVIA RETICA NEL PAESAGGIO DELL’ALBULA E DEL BERNINA
Riesce a tenere attivo il suo binario in una partita in salita, mentre tutto intorno a lui i compagni sembrano coperti di neve. Nel secondo tempo finalmente anche altri salgono sul suo trenino senza pretese, e iniziano a contemplare la bellezza di un gioco meno terra-terra e più ad alta quota. Forse certe Business Class dovrebbero imparare qualcosa da lui.
André Silva – CENTRO STORICO DELLA CITTA’ DI PIENZA
Sì, non ci aspettiamo che tutti voi sappiate dove si trova. Ed è quello che succede a lui: per quanto bello possa essere, i suoi compagni non hanno idea di come trovarlo. Un po’ colpa loro, ma è anche vero che lui non dimostra in modo convincente la sua capacità di mescolare concetti umanistici e materialità. Compito, bisogna essere onesti, non semplicissimo per nessuno di noi.
Cutrone – MONTE ETNA
Ma come sarebbe a dire monte, è un vulcano e anche se non gli riesce di coprire di magma gli abusivi in nerazzurro che giocano nel nostro stadio, scalda l’attacco del Milan quel tanto che basta da portarlo finalmente all’eruzione.
Locatelli – INCISIONI RUPESTRI DELLA VAL CAMONICA
Primitivo ma efficace nella sua comunicativa, appena entrato inscena momenti di caccia ad animali neroblu di grosse dimensioni, tonti e tendenzialmente nocivi: Tagliavento, che pure non perdona altre sincere forme di espressione, nel suo caso riconosce il valore artistico della fervida opera di selce e scalpello, e lo lascia rimodellare il centrocampo così come lo vedevano i nostri avi, ai quali non daremo mai torto.

 

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